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CALZETTI:"Pubblico ok, ma tutto il resto? Che fretta per i ripescaggi"

Il diggì del Parlesca illustra il suo pensiero spaziando dalle parole di Sibilia, alla problematica Covid 19 fino alla questione dei ripescaggi

STEFANO BAGLIANI
PARLESCA - E' un Parlesca 'muto' quest'anno. Nessun movimento in entrata, nessun annuncio di allenatore. Così abbiamo pensato di interpellare il direttore generale del club Roberto Calzetti (nella foto) con il quale, da una semplice chiacchierata, è uscita fuori una conversazione arguta, al solito interessante e profonda. E con qualche 'stilettata'.
 
Roberto, quello della SS Parlesca è un sia pur benevolo "ostracismo" verso la nostra rubrica di mercato o state lavorando in clima di assoluta riservatezza?
"Se ti riferisci alle notizie su nuovo allenatore e movimenti di mercato che non ti diamo, la vera ragione risiede in un immoblismo quasi assoluto. Quel 'ora siamo veramente pronti a ricominciare' del Presidente Sibilia vuole forse essere un invito ad un molto necessario ottimismo ma non lo possiamo sposare. Il Dcpm, concedendo massimo 1000 spettatori, non incoraggia nessuno quando si ribadisce la conferma di tutte le misure su distanziamento, mascherine, areazione locali e obbligo di misurazione temperatura."

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Il tutto però rientra in una logica incontestabile, stante la situazione nazionale e soprattutto mondiale!
"E' verissimo. Parlavo con alcuni dei miei ragazzi ben pronti a rigiocare rispettando le regole. Le domande più ricorrenti riguardavano la eventuale necessità di tamponi e sierologico, sul come disporsi sulle panche dello spogliatoio per "distanziarsi" (facendo i turni ed entrando dopo sanificazione? C'è qualcuno dei dirigenti che si assumerà l'incarico o dovranno sanificare da soli?) sulla disponibilità dei prodotti necessari, sul chi misurerà la temperatura all'ingresso della struttura e sulla precisione dei misuratori economici che ci potremo permettere, sui tempi di indosso delle mascherine al campo e durante le trasferte (ovviamente neanche ipotizzabile la mascherina durante l'attività), sulla disponibilità dei mezzi di trasporto necessari per avere a bordo tutti e in sicurezza, sulla sanificazione particolare del pallone e degli indumenti di gioco della partita ufficiale, sulla possibilità di utilizzo delle docce. Tutto senza, da giovani coscienti ma spensierati, affrontare di fatto il problema delle responsabilità dei dirigenti e del Presidente in particolare!"

Replico, facendo un po' l'avvocato del diavolo, che 56 anni fa quando il Parlesca cominciò, probabilmente l'organizzazione era gioco forza molto peggiore... e si giocava lo stesso.
"Io sono fra i fortunati che lo possono raccontare perchè ho vissuto quella realtà ma i tempi sono cambiati. Come dirigenti abbiamo una doppia responsabilità: Il Covid ha sestuplicato i contagi fra le fasce 6-10 anni e under 18, il Covid è di fatto pericolosissimo per noi dirigenti ultra 60enni e ultra 70enni. Potremmo lavarcene le mani, abbandonare l'attività dirgenziale e guardare il calcio in Tv, ma non credo sarebbe una soluzione! Il problema vero è intanto quello che si vive nelle aziende dove ancora si lavora: la responsabilità non potrà essere addossata completamente ai Presidenti di società, le spese supplementari notevoli saranno sopportabili per i facoltosi colleghi dell'Eccellenza e della Promozione ma assai meno per le categorie minori e Giovanili che già avranno il grosso problema dei delegati alla sicurezza."

Del resto, ribadisco, se si vuol giocare...
"Non voglio sostenere tesi scomode delegando le soluzioni ad altri. E' però necessaria una "vera" dettatura di ciò che non potrà in alcun modo essere trascurato fra le misure di prevenzione, tenendo conto dei particolari che sono noti solo a noi addetti ai lavori e poco intuibili dai relatori del Dcpm. Va anche di moda inoltrare al Governo richieste di aiuti 'con liquidità immediata, senza burocrazia e a fondo perduto': quella dello sport dilettantistico e giovanile è forse l'unica realtà che giustifichi richieste di questo genere, che considero strumentali e astruse in molti altri settori dell'economia liberista. Poi ognuno di noi potrà prendere decisioni serie e meditate sul proseguire o meno l'attività. Però inoltro al nostro Comitato la raccomandazione di agire in maniera meno "carbonara" di come è avvenuto per le domande di ripescaggio: tutto regolare formalmente nelle comunicazioni ma in un clima di rinvii e prese di tempo, mi è apparsa strana la fretta di procedere manifestata nel caso specifico (vedi Comunicato n. 3 del 30 luglio 2020 ben pieno delle regole di 'ingaggio' con in coda le classifiche di ripescaggio). Non può essere un caso che le classifiche siano state così striminzite, che su 23 domande presentate oltre il 50% siano state presentate in ritardo sulla data fissata già a ottobre 2019 per il 13 giugno 2020: non era il caso di aggiornare la data, tutti distratti e rincoglioniti i dirigenti che hanno fatto domanda? Ovviamente il malumore, ingiustificato da regolamento, è stato condiviso da numerose altre società della regione: non si può qualche volta agire di fretta applicando le regole e qualche volta prorogare, procastinare, deferire, attendere i vari procuratori federali in atesa di decisioni su fatti spesso di lampante evidenza!"
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  Scritto da Stefano Bagliani il 10/08/2020
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