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LETTERA APERTA - "Calcio, quanto manchi! lo sport, una scuola di vita"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta/riflessione di mister Sandro Scarponi.

"Il pallone che rotola mi piace ancora, sento di poter dare qualcosa senza complicare la vita a nessuno.

Adoro parlare ai giovani, più che ai giocatori “maturi”, far capire loro che il calcio è sport, prima che business, alla faccia di ciò che è diventato ora, molta immagine e poca sostanza.

Mi piace raccontare loro, nei momenti di pausa anche durante una seduta di allenamento, dei “soprusi” che abbiamo subito dai più grandi durante gli allenamenti, ingiustizie o angherie, tipo che dentro lo spogliatoio i più giovani non potevano parlare o interloquire con un giocatore anziano se non autorizzato, tutte regole che poi mi sono servite nella vita di tutti i giorni dove il rispetto secondo il mio punto di vista è la regola base del buon vivere civile.

Quando a fine giornata mi si avvicina un giocatore e mi dice “Mister che bell’allenamento che abbiamo fatto oggi, sono stanco ma soddisfatto”, beh devo dire che forse questo è uno dei più bei complimenti che posso ricevere.

Mi fa sentire vivo. I calciatori mi piace spremerli, amorevolmente, ma spremerli fisicamente ma soprattutto mentalmente, vorrei che capissero che se lavori bene, con intensità, con cattiveria agonistica senza risparmiare nessuna energia a disposizione, in gara vivrai quasi di rendita.

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Odio i ruffiani, i falsi, coloro che non dicono tutto in faccia, ho pagato per questo e credo che continuerò a farlo, ma sono felice e orgoglioso di essere così e se posso cerco di trasmettere i valori di lealtà sportiva ai ragazzi più giovani cercando di insegnare loro che a lungo andare i valori vengono fuori, sempre.

Noi tecnici quando “perdiamo” una gara siamo afflitti e soli e per lo meno per quanto mi riguarda non riesco mai subito ad assorbire la sconfitta intesa come e soprattutto per quanto riguarda sempre i giovani, avere la sensazione avere dei dubbi che arrivati alla fine della stagione di non aver tirato fuori tutto da ogni singolo calciatore sportivamente parlando ma ancora più fondamentale non essere riuscito a fargli apprezzare che meraviglioso sia lo sport soprattutto il calcio.

Cerco sempre di raccontare aneddoti, proprio per la ragione sopra descritta e che forse i giovani d’oggi non riescono a capire o a completamente comprendere che anni fa, anni non secoli, il freddo nelle mattinate gelide, il ghiaccio sulle auto e soprattutto i campi di terra battuta che fanno sembrare il campo innevato erano le caratteristiche normali e quotidiane anzi delle domeniche mattine, che affrontavamo per la passione di dare un calcio ad un pallone.

Gli scaldamuscoli in lana, mai in tinta con il colore dei pantaloncini della muta, ma neri, non le magliettine tecniche in materiali sintetici di oggi, che quando cadevi su una pozzanghera d’acqua pesavi 5 kg in più.

C’era sempre il compagno di squadra, eroe della stagione, che non giocava mai ma era sempre accompagnato dal padre anche nei paesini più sperduti della regione, che il più delle volte era anche il dirigente accompagnatore e all’occorrenza il guardalineee ed aveva un pregio fantastico, quello di portare sempre con sé il thermos caldo del thè che alla fine del primo tempo dopo esserti seduto all’interno dello spogliatoio riscaldava il cuore e anche la mente ma i piedi no, quelli rimanevano ghiacciati all’interno degli scarpini di colore nero che se eri fortunato te li compravano in pelle altrimenti erano di un materiale talmente duro che anche se li avevi indossati tutta la stagione erano ancora duri come la pietra.

Tutte queste riflessioni aneddoti o ricordi ti affiorano ancora di più in questo periodo di pandemia che ci ha privato di tutto, ci sta mentalmente mettendo alla prova, sta distruggendo gli anni più belli dei ragazzi che devono rinunciare a tante cose che solo in gioventù possono essere assaporate che negli anni la vita non restituirà più... nonostante tutto però la speranza è sempre viva nei nostri cuori e per quanto mi riguarda, senza calcio non so stare, temo che… quando sarà l’ora di smettere non lo capirò mai."

Mister Sandro Scarponi

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  Scritto da Redazione il 26/02/2021
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