La continuità è il vero motore del calcio di base. A Roma sono stati consegnati 253 riconoscimenti tra dirigenti e società della Lega Nazionale Dilettanti, celebrando oltre un secolo di attività sportiva e migliaia di volontari impegnati ogni settimana sul territorio.
Oltre 500 partecipanti hanno preso parte alla cerimonia delle Benemerenze FIGC-LND-Settore Giovanile e Scolastico. I premi hanno coinvolto 144 dirigenti e 84 società, numeri che raccontano la profondità e la stabilità del movimento dilettantistico italiano.
Una celebrazione che va oltre il simbolo
La giornata romana non è stata soltanto un appuntamento istituzionale, ma un momento di riconoscimento concreto verso chi garantisce continuità al sistema sportivo. Le benemerenze non premiano un risultato sportivo, bensì la durata nel tempo, la capacità di restare presidio attivo nelle comunità.
Alla cerimonia hanno preso parte i vertici federali: il Presidente della FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio guidata da Gabriele Gravina, il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete e il numero uno del Settore Giovanile e Scolastico Vito Tisci.
Presenti anche il Segretario Generale del Comitato Olimpico Nazionale Italiano Carlo Mornati e il Presidente del Consiglio Direttivo della DCPS FIGC Franco Carraro. Un parterre che testimonia il valore trasversale attribuito al calcio dilettantistico.
Nel complesso sono state premiate 81 società LND con traguardi di 100, 75, 50, 40 e 30 anni di attività. A queste si aggiungono 83 dirigenti di società con 40 o 20 anni di servizio e 30 dirigenti federali con analoghi percorsi di lunga militanza.
I numeri della longevità sportiva
Il dato più significativo riguarda i club centenari: ben 30 società hanno raggiunto i 100 anni di attività. Un risultato che evidenzia radicamento territoriale e capacità di attraversare generazioni, trasformazioni sociali e cambiamenti normativi.
Tra le società centenarie figurano realtà storiche come Aquileia, Borgosesia, Caravaggio, Iglesias, Meda, Pro Romans, Signa, Tolmezzo Carnia, Vigevano e Virtus Feralpi Lonato. Nomi che rappresentano tradizioni sportive consolidate e un legame profondo con le rispettive comunità.
Accanto ai club ultracentenari, 13 società hanno festeggiato 75 anni, 26 hanno raggiunto il traguardo dei 50 anni, una ha celebrato 40 anni e 11 hanno toccato i 30 anni di attività. Ogni cifra racconta una storia di impegno costante.
Sul fronte dirigenziale, 20 dirigenti di società sono stati premiati per 40 anni di attività, mentre 63 hanno ricevuto il riconoscimento per 20 anni. Anche tra i dirigenti federali si registrano percorsi di lunga durata: 10 per i 40 anni e 20 per i 20 anni di servizio.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un movimento che si fonda sulla stabilità organizzativa. La continuità, in questo caso, è sinonimo di affidabilità e capacità di offrire un servizio sportivo strutturato nel tempo.
Premi speciali e storie simboliche
Oltre ai riconoscimenti per anzianità, la cerimonia ha previsto premi speciali per figure che hanno inciso in modo determinante nella crescita del movimento. Tra queste Natalina Ceraso Levati, protagonista della storia del calcio femminile dal 1970 al 2008.
Ceraso Levati è stata la prima donna eletta Presidente della Divisione nel 1997, incarico ricoperto fino al 2008, dopo una lunga esperienza iniziata con il Fiammamonza e proseguita all’interno della FIGC-LND. Il suo percorso rappresenta un tassello fondamentale nell’evoluzione del calcio femminile italiano.
Riconoscimenti anche per Renzo Burelli, attivo dal 1982 nella famiglia LND e Presidente del Comitato Regionale FVG dal 2004 al 2012, oltre che Consigliere Federale in più mandati. Un profilo che sintetizza esperienza territoriale e responsabilità nazionali.
Premiato inoltre Vasco Brogi, dirigente di società dal 1965 al 1990 e successivamente protagonista nel Comitato Regionale Toscana, fino alla Vicepresidenza Vicaria e ad altri incarichi federali. La sua lunga militanza testimonia il valore della dedizione silenziosa.
Momento particolarmente significativo è stata la presenza di Dino Zoff, capitano dell’Italia campione del mondo 1982. Zoff ha accompagnato la società Mariano nella celebrazione dei 100 anni, sottolineando il legame tra grandi campioni e radici dilettantistiche.
Il valore sociale del calcio di base
Nei discorsi istituzionali è emersa con forza la dimensione sociale del calcio dilettantistico. Gabriele Gravina ha sottolineato come le società sportive aprano ogni giorno spazi sicuri, offrendo ai giovani un’alternativa concreta in contesti spesso complessi.
Secondo il Presidente federale, le realtà dilettantistiche non sono un contorno del sistema, ma la sua anima. Un’affermazione che ribadisce la centralità del lavoro svolto quotidianamente nei quartieri, nei piccoli centri e nelle province italiane.
Vito Tisci ha evidenziato il ruolo educativo del Settore Giovanile e Scolastico, definendolo il cuore pulsante del calcio italiano. Investire nello sport giovanile, ha spiegato, significa investire nel futuro del Paese.
Carlo Mornati ha riconosciuto nel calcio il motore del sistema sportivo nazionale, sottolineando come i dirigenti volontari rappresentino l’ossatura dell’intero movimento. Un richiamo alla funzione strutturale che il dilettantismo svolge anche per il CONI.
Giancarlo Abete ha chiuso gli interventi rimarcando l’identità territoriale della LND: il calcio dei comuni, del tessuto connettivo dell’Italia di provincia, fondato su senso di appartenenza e responsabilità sociale.
Continuità, formazione e futuro
Oltre alla celebrazione, l’evento ha messo in luce le direttrici di sviluppo del calcio di base: formazione, responsabilità sociale, valorizzazione dei giovani, crescita del calcio femminile, miglioramento dell’impiantistica e tutela della salute.
La LND si presenta come una comunità che genera lavoro, produce impatto economico e alimenta coesione sociale. Un movimento che coinvolge più di un milione di tesserati e che opera spesso grazie al volontariato.
Le benemerenze 2026, come riportato dalle comunicazioni ufficiali federali, rappresentano dunque molto più di una medaglia. Sono il riconoscimento di una storia fatta di impegno quotidiano e presenza costante sul territorio.
In un’epoca dominata dai riflettori della Serie A e della Champions League, la giornata di Roma ha ricordato che il calcio italiano vive soprattutto nei campi di provincia. È lì che si costruiscono comunità, si educano generazioni e si mantiene viva la passione.
La continuità premiata a Roma non è solo un traguardo numerico, ma una garanzia di futuro. Perché senza dirigenti e società capaci di durare nel tempo, il sistema non avrebbe fondamenta solide su cui crescere.






