Il calciomercato non ha cambiato la stagione della Fiorentina, o almeno non così tanto… Dopo una campagna estiva da oltre 90 milioni di euro, anche gli interventi di gennaio non hanno prodotto l’effetto sperato e la squadra resta impantanata nella lotta salvezza.
A 11 giornate dalla fine della Serie A, la Fiorentina occupa ancora la terzultima posizione, a pari punti con Cremonese e Lecce. Un piazzamento che pochi avrebbero immaginato dopo gli investimenti estivi.
Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il problema non riguarda solo i risultati ma anche il peso economico delle operazioni concluse negli ultimi mesi.
Il rischio è che un mercato costruito per inseguire l’Europa possa trasformarsi in un macigno finanziario nel caso di una retrocessione.
Un mercato costruito per l’Europa
Durante l’estate la Fiorentina ha avviato una vera e propria rivoluzione della rosa. Tra nuovi arrivi e riscatti, la società ha investito circa 90 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di competere per le posizioni europee.
Il progetto tecnico era stato costruito attorno all’allenatore Stefano Pioli, ma la sua esperienza sulla panchina viola è durata appena tre mesi. Un cambio di scenario che ha inevitabilmente complicato la gestione della squadra.
Tra gli acquisti più costosi spicca Roberto Piccoli, arrivato dal Cagliari Calcio per circa 25 milioni di euro più bonus. L’attaccante ha accumulato circa 1600 minuti e segnato cinque gol, ma solo due in campionato.
Nel gruppo dei principali investimenti figurano anche Simon Sohm, acquistato dal Parma per 15 milioni, e Jacopo Fazzini, arrivato dall’Empoli per circa 9 milioni.
A questi si aggiungono le operazioni definitive per Albert Gudmundsson, Nicolò Fagioli e Robin Gosens, che hanno portato l’investimento complessivo oltre i 35 milioni di euro.
Tra addii, infortuni e scelte riviste
La stagione complicata ha portato anche a rivedere alcune decisioni prese in estate. Già a gennaio diversi giocatori hanno cambiato destinazione, segno di un mercato che non ha prodotto i risultati sperati.
Tra questi Simon Sohm, passato al Bologna nell’ambito di uno scambio con Giovanni Fabbian. Hanno lasciato la squadra anche Edin Džeko, oltre ai prestiti di Mattia Viti e Hans Nicolussi Caviglia.
Particolarmente sfortunata la stagione di Tariq Lamptey, arrivato dal Brighton & Hove Albion. Il terzino si è rotto il legamento crociato del ginocchio sinistro a settembre, proprio nel giorno del suo debutto da titolare.
Fino all’infortunio aveva accumulato appena 26 minuti in campo. Un episodio che ha privato la squadra di una pedina importante fin dalle prime settimane della stagione.
Il mercato di gennaio e la corsa salvezza
Nel mercato invernale la società ha provato a correre ai ripari. Dopo il cambio in dirigenza tra Daniele Pradè e Fabio Paratici, sono arrivati cinque nuovi innesti.
Tra questi Daniele Rugani, Marco Brescianini, Giovanni Fabbian, Manor Solomon e Jack Harrison. Tutti sono arrivati in prestito, con formule diverse tra obblighi e diritti di riscatto.
Parallelamente la società ha ritoccato anche alcuni ingaggi, come quello di Moise Kean e del portiere David de Gea. Nonostante gli interventi, la squadra continua però a navigare nelle zone più pericolose della classifica.
Una stagione ancora tutta da salvare
Il paradosso della Fiorentina è evidente: una rosa costruita con investimenti importanti si trova oggi a combattere per evitare la retrocessione.
Il valore economico dei giocatori non è mai stato messo in discussione. Tuttavia il rendimento sul campo non ha rispecchiato le aspettative create dal mercato.
Con undici partite ancora da giocare, la squadra ha ancora tempo per cambiare il destino della stagione. Le prossime sfide, in particolare quelle contro Parma e Cremonese, saranno decisive per la corsa salvezza.
Perché, alla fine, nel calcio non bastano i milioni spesi sul mercato: servono risultati, continuità e punti in classifica.






