Il piano dell’Italia del calcio dopo la terza eliminazione di fila per partecipare ai Mondiali parte da una profonda ristrutturazione della FIGC. Con le dimissioni di Gabriele Gravina, il sistema cerca una nuova guida capace di attuare riforme strutturali non più rimandabili.
Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha assunto un ruolo di garante nelle consultazioni. Entro il 13 maggio dovranno essere presentate le candidature ufficiali per trovare un nome condiviso che possa traghettare il movimento fuori dalla crisi.
Le priorità della Serie A: stadi e fisco
Lunedì prossimo l’assemblea della Serie A si riunirà per definire una linea comune. Nonostante la massima lega detenga solo il 18% dei voti nell’assemblea elettiva, il suo peso economico è determinante per dettare l’agenda politica del prossimo biennio.
Le richieste al Governo saranno chiare e dirette: agevolazioni fiscali e un sostegno pubblico deciso per sbloccare l’impasse burocratica sugli stadi. Secondo quanto riportato da calcioefinanza.it, l’obiettivo è ottenere autorizzazioni rapide per gli investimenti privati negli impianti sportivi.
Un altro punto non negoziabile riguarda la normativa europea sul tesseramento dei minori di 16 anni. I club vogliono fare fronte comune per modificare queste regole, puntando a una valorizzazione dei vivai che sia finalmente funzionale alle necessità della Nazionale maggiore.
Il confronto tra le leghe e le seconde squadre
Il dialogo con Serie B e Serie C sarà fondamentale, poiché insieme alla A rappresentano circa il 30% del peso elettorale. La Serie A spinge per ampliare il progetto delle seconde squadre, un tema che però genera attriti con la terza serie, preoccupata per la propria stabilità.
La Serie C, composta da 60 club, chiede infatti aiuti concreti per le società esistenti piuttosto che nuovi inserimenti. Nella scorsa stagione, ben nove squadre della categoria sono state penalizzate a causa di gravi irregolarità finanziarie e fiscali.
Resta sul tavolo anche la vecchia proposta di ridurre il numero complessivo delle squadre professionistiche entro il 22 giugno. Si tratta di un passaggio delicato che richiede una sintesi politica tra le esigenze dei grandi club e la sopravvivenza delle realtà locali.
Cosa significa tutto questo per il futuro del nostro calcio? La sensazione è che la Serie A sia disposta a scendere a patti sui nomi, accettando persino un presidente indicato dai dilettanti, purché il programma di riforme su giovani e stadi venga rispettato integralmente.
In conclusione, la ricostruzione del calcio italiano passa per un’intesa trasversale. Se il sistema riuscirà a trovare un punto d’incontro su fiscalità e sviluppo dei vivai, la crisi post-Mondiale potrebbe finalmente trasformarsi nell’opportunità per un rilancio atteso da oltre un decennio.




