Il Como si prepara alla sfida più delicata della stagione ospitando l’Inter capolista al Sinigaglia, con l’obiettivo di difendere il quarto posto e avvicinare una storica qualificazione in Champions League, traguardo che cambierebbe il volto del club.
Questa sera Cesc Fabregas affronterà la sua “bestia nera”: da calciatore, lo spagnolo non ha mai battuto né segnato ai nerazzurri. Un successo oggi, però, varrebbe molto più di una soddisfazione personale, blindando la posizione in classifica contro le rincorse di Juventus, Atalanta e Roma.
La scalata verso l’Europa e il tesoretto Champions
Il calendario sembra sorridere ai lariani: dopo l’Inter, la squadra affronterà Sassuolo e Genoa, trasferte meno proibitive rispetto agli scontri diretti delle avversarie. L’ultima grande vetta sarà il Napoli a maggio, prima di un finale di stagione sulla carta più agevole.
Oltre al prestigio sportivo, l’accesso alla “Coppa dalle grandi orecchie” porterebbe ossigeno puro alle casse del club. Come riportato dai documenti pubblicati sul sito ufficiale per la licenza UEFA, il bilancio consolidato pro-forma al 30 giugno 2025 presenta un rosso di 132 milioni di euro.
Sebbene il presidente Mirwan Suwarso definisca la società una “start-up” sostenuta dai massicci investimenti della famiglia Hartono (oltre 390 milioni di euro versati nella holding Sent Entertainment), la qualificazione europea garantirebbe un bonus minimo di partecipazione da 18,62 milioni di euro.
Tra diritti TV, botteghino e merchandising, il tesoretto iniziale toccherebbe i 40 milioni di euro. A questi andrebbero aggiunti i premi di rendimento: 2,1 milioni per ogni vittoria e 700mila euro per ogni pareggio nella nuova fase a campionato del torneo.
Il modello start-up e l’orgoglio di Fabregas
Per il Como, la Champions non è un obbligo finanziario ma un acceleratore di crescita organica. La proprietà indonesiana punta a un progetto di lungo termine, ma trovarsi a lottare per l’Europa conta quanto un titolo per consolidare la continuità tecnica della guida spagnola.
Raggiungere l’Europa che conta legherebbe ancora di più Fabregas alla sua creatura. Dopo aver calpestato i prati più prestigiosi del mondo con gli scarpini ai piedi, Cesc vuole ora mostrare il suo calcio da allenatore nei palcoscenici che gli appartengono per DNA.
In conclusione, la sfida contro l’Inter rappresenta il bivio decisivo. Vincere significherebbe trasformare un sogno in un progetto concreto, garantendo al Como la stabilità economica e il blasone necessari per sedere stabilmente al tavolo delle grandi del calcio continentale.




