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Ascoli – Anche in Serie B il calcio propositivo di Tomei per stupire ancora

Caporedattore di Settecalcio.it
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Ascoli – Anche in Serie B il calcio propositivo di Tomei per stupire ancora

Ascoli di nuovo in B. In panchina ci sarà sempre Tomei, pronto a guidare la formazione marchigiana nell’ostico campionato cadetto dopo aver firmato un’autentica cavalcata trionfale, culminata con una promozione diretta fortemente voluta da tutto l’ambiente bianconero.

Il tecnico abruzzese si gode il meritato riposo sul litorale della sua Pescara, ricaricando le pile in vista del raduno ufficiale fissato per il prossimo 13 luglio. A 54 anni, l’ex storico vice di Eusebio Di Francesco si appresta ad affrontare la categoria da capo allenatore.

La squadra è riuscita a centrare l’obiettivo vincendo il proprio girone al termine di un ultimo mese ad altissima intensità emotiva. La dirigenza marchigiana ha raccolto i frutti di una proficua programmazione sportiva avviata durante la scorsa estate, quando la rosa venne interamente rifondata da zero.

Il segreto del gruppo e l’identità di gioco non negoziabile

Il trionfo della compagine bianconera affonda le proprie radici nella straordinaria coesione umana che si è creata all’interno dello spogliatoio. Secondo quanto rivelato dal mister alle colonne del quotidiano Tuttosport, l’armonia tra i calciatori ha rappresentato il vero valore aggiunto della stagione.

Le parole del tecnico evidenziano i meriti del gruppo: “Siamo riusciti a conquistare un traguardo meritato che però non arrivava mai. A fare la differenza è stato il gruppo formatosi in una squadra ricostruita da zero la scorsa estate”.

La proposta tattica dell’allenatore si basa su concetti moderni e propositivi, caratterizzati da un costante possesso palla, fitte verticalizzazioni, ampiezza della manovra e ripartenze fulminee. Si tratta di un credo calcistico improntato sul dominio territoriale del rettangolo verde.

Il mister rifiuta le rigide catalogazioni del dibattito sportivo nostrano: “La divisione tra giochisti e risultatisti non ha senso. Qualsiasi persona nel suo lavoro deve fare ciò che gli piace. A me piace un tipo di lavoro che mi renda soddisfatto, dando personalità alla squadra”.

Il divertimento sul campo è stato l’ingrediente principale per superare i momenti di flessione: “Ho chiesto di condividere il voler dominare le partite, di essere aggressivi e li ho visti divertirsi”. L’empatia tra lo staff e l’organico ha azzerato l’insorgere di problemi interni.

Il salto di categoria e le insidie fisiche della Serie B

Il passaggio dal campionato di terza serie alla cadetteria impone un radicale cambio di prospettiva per gli obiettivi stagionali del club. L’organico passerà dalla pressione di dover vincere ogni singola domenica alla necessità di lottare per il mantenimento della categoria.

La filosofia del timoniere pescarese non subirà modifiche strutturali adattandosi ai nuovi avversari: “Se hai un’identità di gioco, la mantieni in tutte le categorie. Se saremo bravi a replicare le forze e l’attenzione, sapendo che la B è un campionato molto duro, si può ripetere il nostro modo di giocare”.

La parola d’ordine per il ritiro estivo sarà l’umiltà, elemento cardine per evitare contraccolpi psicologici contro le corazzate del torneo. I bianconeri dovranno sapersi calare in una realtà agonistica profondamente diversa dal recente passato.

La programmazione societaria si orienterà sul consolidamento della struttura sportiva: “Partiremo con un profilo basso, dobbiamo solo programmare un assestamento nella categoria. Ci vorrà molta umiltà. In B cambia soprattutto la fisicità, è un calcio più atletico”.

Le influenze dei maestri e l’elogio a Di Francesco

Il percorso professionale dell’allenatore è stato fortemente influenzato dalle grandi filosofie calcistiche che hanno segnato la storia recente della sua città natale. Vivere da vicino l’epopea dei grandi maestri abruzzesi ha tracciato un solco indelebile nella sua mente.

I modelli di riferimento sono nobili e ambiziosi: “Aver potuto vivere le epoche di Galeone e Zeman ha sicuramente tracciato una strada non solo a me, ma anche a Di Francesco, Grosso, D’Aversa. Se vedi un calcio propositivo e spumeggiante ti viene voglia di replicarlo”.

Il suo passato da roccioso difensore centrale contrasta in modo singolare con la sua attuale visione offensiva: “Può sembrare un paradosso, ma proprio perché non mi sono mai divertito nel correre dietro agli altri, da allenatore chiedo ai miei di avere la palla, così è più bello”.

Da calciatore era soprannominato “il russo” per il suo carattere schivo e taciturno, impreziosito da lunghe letture nei ritiri: “Ero di poche parole, nei viaggi e nei ritiri leggevo tanto soprattutto libri sugli indiani d’America”. Il suo carattere si è smussato per esigenze di panchina.

I numerosi infortuni subiti in carriera hanno forgiato una grandissima forza d’animo: “Quattro crociati, menischi, tibia e perone. Per questo riesco a trasmettere ai miei giocatori l’importanza della resilienza”. Questa forza mentale si è rivelata decisiva nei passaggi chiave del torneo.

Il legame con Eusebio Di Francesco resta solido, celebrato anche dopo la recente salvezza di quest’ultimo sulla panchina del Lecce: “Sono stato molto contento della sua salvezza con il Lecce. Gli stavano mettendo un’etichetta che non meritava, di allenatore che retrocedeva”.

Il tecnico ricorda con immenso orgoglio i fasti europei vissuti insieme negli anni passati: “Ci si dimentica il lavoro col Sassuolo portato in Europa e quella semifinale di Champions con la Roma quando eliminammo il Barcellona nei quarti. Resta la notte più bella della mia vita”.

Cosa significa il ritorno dell’Ascoli nel calcio che conta

Cosa significa questo atteso ritorno nella seconda divisione nazionale per la gloriosa storia del club marchigiano? Il traguardo raggiunto restituisce stabilità economica e grande prestigio internazionale a una delle piazze più calde e passionali del centro Italia.

Il mantenimento dell’ossatura tattica permetterà al direttore sportivo di muoversi sul mercato con idee chiare, cercando elementi funzionali al modulo. La Serie B rappresenta un patrimonio da difendere con i denti attraverso una gestione societaria oculata.

I tifosi bianconeri possono guardare al futuro con rinnovato ottimismo, sapendo che la squadra esprimerà un calcio coraggioso su ogni campo. La continuità tecnica rappresenta la miglior garanzia per affrontare le sfide di un campionato tradizionalmente logorante.

La valorizzazione dei giovani talenti passerà attraverso l’organizzazione di gioco impressa dallo staff. La personalità mostrata nella categoria inferiore dovrà diventare il biglietto da visita per spaventare anche le compagini più attrezzate del torneo cadetto.

Le conclusioni in vista del prossimo raduno estivo

Il conto alla rovescia per l’inizio ufficiale della nuova stagione è già partito nel capoluogo piceno. Il mese di sosta permetterà alla dirigenza di perfezionare le prime operazioni in entrata per adeguare l’organico all’atletismo della Serie B.

L’allenatore della promozione ha tracciato la rotta, mettendo al centro del progetto l’entusiasmo e la voglia di stupire ancora. Il popolo bianconero è pronto a riempire gli spalti dello stadio Del Duca per spingere i propri beniamini.

L’assestamento nella nuova categoria sarà un percorso lungo e tortuoso, ma le fondamenta gettate nello scorso campionato autorizzano a sognare. L’Ascoli di Tomei è pronto a scrivere un nuovo e avvincente capitolo della sua centenaria storia calcistica.