Comincia oggi la due giorni di Champions League per tre italiane chiamate a ribaltare risultati pesanti. Servono almeno 3 o 4 gol per continuare il cammino europeo: i precedenti dimostrano che le rimonte, anche le più difficili, sono possibili.
Si parte stasera con Inter–Bodø/Glimt (0-2 all’andata), poi domani toccherà a Juventus–Galatasaray (2-5) e Atalanta–Borussia Dortmund (0-2). Tre sfide da dentro o fuori per centrare gli ottavi di finale.
Servono gol, personalità e gestione dei momenti
La squadra di Cristian Chivu deve vincere con almeno tre reti di scarto per cancellare la sconfitta rimediata in Norvegia. Un 2-0 da ribaltare che impone ritmo alto e attenzione difensiva, perché un gol subito complicherebbe ulteriormente il compito.
Situazione simile per l’Atalanta, chiamata a rimontare due reti contro il Borussia Dortmund. I bergamaschi dovranno trovare equilibrio tra spinta offensiva e copertura, evitando di concedere campo a un avversario abituato a colpire in transizione.
Più ripida la salita della Juventus. Il 5-2 incassato in Turchia obbliga i bianconeri a segnare almeno quattro gol contro il Galatasaray. Un’impresa che richiederà intensità, qualità negli ultimi metri e una gestione emotiva impeccabile.
In queste notti europee non basta il talento: servono nervi saldi, lucidità e capacità di sfruttare ogni episodio. La Champions League ha spesso premiato chi ha saputo crederci fino all’ultimo minuto.
L’Inter del 1965: la “Grande Inter” che fece scuola
Il precedente che più accende la fantasia dei tifosi nerazzurri riporta al 1965. L’Inter di Helenio Herrera perse 3-1 ad Anfield contro il Liverpool nella semifinale di Coppa dei Campioni.
A San Siro, però, la musica cambiò. L’Inter vinse 3-0, ribaltando completamente il risultato e conquistando l’accesso alla finale. Fu una dimostrazione di forza mentale prima ancora che tecnica.
Quella squadra, soprannominata “Grande Inter”, costruì il proprio mito proprio su partite come quella. Pressione alta, organizzazione tattica e capacità di colpire nei momenti chiave. Il successo aprì la strada alla seconda Coppa dei Campioni consecutiva.
Per i nerazzurri di oggi, il ricordo di quella notte rappresenta un messaggio chiaro: anche contro avversari strutturati e dopo una sconfitta pesante, la rimonta è possibile se si gioca con convinzione e coraggio.
La Roma, specialista dei ribaltoni europei
Se esiste una squadra italiana che ha trasformato le rimonte in un marchio di fabbrica, quella è la Roma. Il caso più emblematico resta il 2018 contro il Barcellona.
Dopo il 4-1 subito al Camp Nou, in pochi credevano nell’impresa. All’Olimpico, però, i giallorossi vinsero 3-0, completando una rimonta storica. Decisiva la rete di Kostas Manolas, una “spizzata” che fece esplodere lo stadio e sancì il passaggio del turno.
Non fu un episodio isolato. Nel 1984, sempre in Coppa dei Campioni, la Roma ribaltò il 2-0 del Dundee Utd con un 3-0 casalingo che valse la finale. Due esempi che raccontano quanto l’ambiente e l’energia del pubblico possano incidere in certe serate.
Le imprese giallorosse insegnano che segnare presto può cambiare la percezione della partita. Un gol riaccende la speranza, due mettono pressione agli avversari, tre trasformano la paura in entusiasmo collettivo.
La notte di Cristiano Ronaldo e la Juventus
Tra le rimonte più iconiche dell’era moderna spicca quella della Juventus contro l’Atletico Madrid nel 2019.
Dopo il 2-0 subito al Wanda Metropolitano, i bianconeri sembravano spacciati. All’Allianz Stadium, invece, andò in scena lo show di Cristiano Ronaldo. Tripletta, rigore decisivo e qualificazione ribaltata.
Fu una dimostrazione di leadership e determinazione. Ronaldo si prese la responsabilità nei momenti chiave, trascinando la squadra oltre i propri limiti.
Per la Juventus di oggi, il ricordo di quella notte rappresenta uno stimolo. Serviranno almeno quattro gol contro il Galatasaray, ma la storia recente dimostra che nulla è precluso quando si entra in campo con la giusta mentalità.
Cosa significa oggi per Inter, Atalanta e Juventus
Le tre italiane partono da situazioni diverse, ma condividono la stessa necessità: trasformare la pressione in energia positiva. Ogni dettaglio conterà, dalla gestione dei primi minuti alla capacità di restare compatti.
Segnare subito potrebbe indirizzare l’inerzia della gara. Al contrario, subire un gol costringerebbe a un’impresa ancora più complessa. La gestione emotiva sarà decisiva tanto quanto l’aspetto tattico.
Le rimonte del passato non garantiscono il successo, ma offrono un riferimento. Dimostrano che la Champions premia chi non smette di crederci, anche quando tutto sembra compromesso.
Questa settimana può cambiare la stagione delle italiane. Superare il turno significherebbe prestigio e nuova fiducia; uscire imporrebbe riflessioni profonde. Le notti europee, però, sono fatte per sorprendere. E la storia del calcio italiano racconta che, quando meno te lo aspetti, l’impossibile può diventare realtà.






