Ma allora i giovani bravi in Italia ci sono! Luca Reggiani, modenese classe 2008, ha 18 anni e ha giocato da titolare un playoff di Champions League. Non in Italia, ma in Germania. È il segnale più evidente che i giovani italiani esistono: il punto è avere il coraggio di lanciarli davvero.
In Italia accade troppo raramente e spesso per cause di forza maggiore (come Vergara nel Napoli ad esempio, che Conte ha fatto esordire quando aveva tanti assenze tra i ‘big’: e il CT Gattuso pensa già di convocarlo!).
Al Signal Iduna Park, contro l’Atalanta, il difensore nato a Modena ha disputato la sua prima gara da titolare tra i professionisti. Novanta minuti ad altissima intensità, superati con personalità e lucidità.
Dalle giovanili del Sassuolo alla scelta di partire
La storia di Luca Reggiani comincia in Emilia. Nato a Modena, cresce calcisticamente nel settore giovanile del Sassuolo, club al quale si unisce a soli otto anni. Un percorso costruito nel tempo, con pazienza e lavoro quotidiano.
Nel 2024 arriva la svolta: accetta l’offerta del Borussia Dortmund e decide di trasferirsi in Germania. Una scelta non scontata per un ragazzo di 18 anni, che implica lasciare casa e abitudini per inseguire un progetto tecnico più ambizioso.
Il Dortmund, del resto, è uno dei club europei più attenti allo sviluppo dei giovani. Reggiani entra inizialmente nel circuito delle formazioni Under 17 e Under 19, ma il suo percorso è rapido e convincente.
In poche settimane viene aggregato stabilmente alla prima squadra allenata da Niko Kovac. Complice un’emergenza difensiva – tra cessioni e infortuni – l’allenatore decide di osare.
I primi minuti tra i grandi e la notte di Champions
Il debutto assoluto arriva contro il Wolfsburg, con uno spezzone di gara che gli permette di assaporare il ritmo del calcio professionistico. Pochi giorni dopo, contro il Magonza, gioca un’intera ripresa subentrando a partita in corso.
Proprio al Signal Iduna Park, nella sfida contro il Magonza, Reggiani vive un momento simbolico: al termine della gara scoppia in lacrime per l’emozione. Una reazione istintiva, autentica, che racconta quanto pesi un debutto del genere per un ragazzo di 18 anni.
Appena dieci giorni dopo, però, la scena cambia radicalmente. Contro l’Atalanta, in un playoff di Champions League, Kovac lo schiera titolare. Una scelta forte, che premia il lavoro e la personalità mostrata nelle precedenti apparizioni.
Non è una partita qualsiasi: è una gara europea, contro una squadra italiana abituata a giocare a ritmi alti. Un banco di prova severissimo.
Una prestazione solida, oltre i numeri
Reggiani risponde con maturità sorprendente. I dati della sua gara sono chiari: tre duelli vinti su cinque, undici eventi difensivi complessivi e un’accuratezza nei passaggi dell’85%. Numeri che fotografano una prova concreta e ordinata.
Ma oltre alle statistiche, colpisce la qualità delle scelte. Non forza mai la giocata, non si lascia trascinare dall’emotività. Mantiene le distanze corrette, legge con anticipo le traiettorie, imposta con semplicità.
Per un difensore centrale all’esordio assoluto da titolare tra i professionisti, contro un avversario del livello dell’Atalanta, è un dettaglio enorme. Non appare agitato, né eccessivamente prudente. Semplicemente, sembra a suo agio.
La sensazione è che in dieci giorni sia cresciuto di mesi. Dalle lacrime del debutto alla freddezza di una notte europea: un salto mentale prima ancora che tecnico.
Un difensore moderno e “pensante”
Reggiani è un difensore strutturato fisicamente, ma la sua caratteristica principale è la lucidità. Può agire come braccetto in una difesa a tre o come esterno più bloccato, grazie a una buona tecnica di base e a una lettura intelligente del gioco.
Non è soltanto un marcatore aggressivo: è un calciatore che ragiona, che sa quando accorciare e quando temporeggiare. Il controllo di palla è pulito, il passaggio è quasi sempre calibrato.
Secondo quanto raccontato da Rivista Undici, prima del suo approdo al Dortmund diversi top club europei avevano manifestato interesse nei suoi confronti. Tra questi Manchester United, Real Madrid, Juventus e Bayern Monaco.
Alla fine ha scelto la Germania, e il modo in cui è stato inserito dimostra che la decisione è stata coerente con le sue ambizioni.
Il confronto inevitabile con l’Italia
La storia di Reggiani porta con sé una riflessione più ampia. In Italia, i giovani spesso trovano spazio solo per cause di forza maggiore: infortuni, squalifiche, emergenze numeriche. La fiducia piena, programmata, è più rara.
In Germania, invece, se un ragazzo dimostra di essere pronto, viene lanciato. Senza troppe etichette, senza timori eccessivi. È una differenza culturale che si riflette sul campo.
Reggiani non ha giocato perché non c’erano alternative, ma perché l’allenatore ha ritenuto che potesse reggere il livello. E lui ha confermato quella fiducia con una prova solida.
Il messaggio è semplice: il talento italiano non è inferiore. Serve un contesto che lo valorizzi e lo responsabilizzi.
Un futuro tutto da scrivere
Una partita non basta per definire una carriera. Reggiani dovrà affrontare momenti difficili, errori, pressioni. Ma il debutto da titolare in Champions League è un biglietto da visita importante.
A 18 anni ha già assaggiato la Bundesliga e il palcoscenico europeo con un club d’élite come il Borussia Dortmund. Un’esperienza che può accelerare la sua crescita e arricchire anche il patrimonio tecnico del calcio italiano.
Se continuerà su questa strada, tra qualche stagione l’Italia potrebbe ritrovarsi un difensore giovane ma già abituato ai ritmi internazionali. Non è poco.
La notte contro l’Atalanta non è stata solo un esordio. È stata una dichiarazione silenziosa: i giovani italiani possono stare a questo livello. Basta avere il coraggio di crederci davvero.






