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Notizie Serie A

Rilancio calcio italiano: piano FIGC per fondi dalle scommesse

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani
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Caporedattore di Settecalcio.it
Rilancio calcio italiano: piano FIGC per fondi dalle scommesse

Il futuro del calcio italiano passa inevitabilmente per una riforma strutturale dei finanziamenti, con la FIGC che punta a ottenere risorse dirette dal mondo del betting. L’obiettivo è trasformare una parte della raccolta scommesse in investimenti vitali per il movimento sportivo nazionale.

Secondo i dati del report FIGC 2025, il volume delle scommesse sportive in Italia ha raggiunto la cifra record di 22,8 miliardi di euro nel 2024. Di questa somma impressionante, ben 16,1 miliardi derivano esclusivamente dalle puntate legate alle partite di calcio.

Le richieste della Federazione e i modelli europei

La proposta federale prevede il riconoscimento di una “royalty” dell’1% su questi 16 miliardi, che garantirebbe circa 160 milioni di euro annui. Queste risorse, come riportato da La Gazzetta dello Sport, verrebbero destinate prioritariamente ai settori giovanili e al miglioramento delle infrastrutture di base.

L’Italia guarda con estremo interesse a quanto accade oltre confine, dove ben venti Paesi europei hanno già attuato sistemi di ridistribuzione. In Francia, ad esempio, esiste un prelievo dell’1,8% sulla raccolta lorda destinato all’Agenzia Nazionale dello Sport per finanziare dilettanti e impianti locali.

Ancora più audace è il modello del Portogallo, dove dal 2015 vige una tassazione specifica (IEJO) del 3,5% sul fatturato delle giocate. In questo modo, la Federcalcio portoghese incassa circa 40 milioni di euro all’anno, coprendo quasi un terzo del proprio bilancio complessivo.

Dalla tassazione sulle vincite agli accordi commerciali

Esistono tuttavia anche altre strade, come quella intrapresa dalla Grecia nel 2021, che ha scelto di tassare direttamente le vincite dei giocatori. Il sistema è progressivo e colpisce solo chi incassa più di 100 euro, distribuendo poi circa 100 milioni tra sport professionistico e dilettantistico.

In Turchia, Paese che co-ospiterà gli Europei del 2032 insieme all’Italia, vige invece un accordo centralizzato tramite l’organizzazione statale Spor Toto. I club ricevono commissioni per i “diritti d’uso del nome”, incassando fondi in base alla propria presenza nei palinsesti delle scommesse.

Questo sistema garantisce introiti vitali non solo alle grandi squadre, ma anche ai club di terza e quarta serie per assicurarne la sopravvivenza. Il modello turco si basa su un principio di solidarietà che garantisce la tenuta dell’intero sistema calcistico nazionale.

Cosa significa questa riforma per il sistema Italia

L’attuazione di una simile riforma in Italia rappresenterebbe una boccata d’ossigeno necessaria per avviare un piano serio di ammodernamento. Non si tratta di finanziare gli stipendi dei calciatori professionisti, ma di creare le basi per un calcio finalmente accessibile a tutti e moderno.

I fondi derivanti dal betting permetterebbero di colmare il gap infrastrutturale con gli altri campionati europei, rendendo il settore giovanile italiano più competitivo. La richiesta della FIGC punta a rendere il calcio un motore di investimento sociale, oltre che economico.

In conclusione, il rilancio del pallone tricolore richiede coraggio politico e una visione allineata ai grandi Paesi del continente. Ottenere una percentuale dalle scommesse significherebbe dare al nuovo presidente federale gli strumenti per passare concretamente dalle parole ai fatti.