C’è una crepa sottile dentro una stagione che, numeri alla mano, parla di difesa d’élite. La Roma ha costruito gran parte della propria solidità sulla compattezza, ma esiste un momento preciso in cui l’equilibrio si incrina. Non è una questione di dominio, bensì di gestione. E in certe sfide, la gestione vale quanto il talento.
I minuti che cambiano il destino
Sette dei quattordici gol subiti sono arrivati nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo e nell’ultimo quarto d’ora del secondo. Una coincidenza solo apparente. È lì che le energie calano e le partite si decidono. Non sono reti casuali: sono episodi che trasformano gare controllate in rimpianti pesanti.
Sconfitte che raccontano molto
Otto sconfitte in campionato spiegano quanto sia stato sottile il confine tra successo e delusione. Quasi ogni gol incassato è risultato determinante, dal primo all’ultimo minuto. È il paradosso di una retroguardia tra le migliori in Europa: concede poco, ma quando lo fa paga senza attenuanti.
Il valore della lucidità
La Roma ha dimostrato di saper colpire nei momenti chiave. Ora deve imparare a proteggersi negli stessi frangenti. Restare lucidi quando il cronometro scorre più veloce, quando la pressione aumenta e la tentazione di abbassare la guardia si insinua. A questi livelli basta un attimo per cambiare tutto.
Contro il Napoli servirà continuità
La sfida con il Napoli impone un messaggio chiaro: segnare per primi può indirizzare la gara, ma non basta. Servirà concentrazione fino al triplice fischio, perché proprio negli ultimi sedici minuti si sono decisi troppi risultati. La Roma conosce il prezzo di un errore. Ora deve dimostrare di aver imparato la lezione.






