Migliori bookmakers
💰 Bonus del 100% fino a €150
💰 Bonus fino a €100
💰 Bonus di benvenuto fino a €150
Tutti i siti
Copy LinkFacebookLinkedInTelegramX
Notizie SampdoriaNotizie Serie B

Serie B – Sampdoria, scontro duro Manfredi-Tey sul futuro

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani
Arrow right Arrow right
Caporedattore di Settecalcio.it
Serie B – Sampdoria, scontro duro Manfredi-Tey sul futuro

La Sampdoria vive settimane decisive: 42% contro 58%, ma con un equilibrio di poteri che ribalta i numeri. Il confronto tra Matteo Manfredi e Joseph Tey entra nella fase cruciale e il futuro del club resta sospeso.

La scadenza individuata è la primavera. Entro quel termine i due soci dovranno chiarire se esistono margini per una soluzione condivisa oppure se si arriverà a una separazione definitiva, con l’ingresso di un nuovo proprietario.

Quote, potere di voto e una convivenza ormai al capolinea

Il dato centrale è noto ma continua a sorprendere: Manfredi possiede il 42% della Sampdoria attraverso la lussemburghese Gestio Capital Structuring & Investment Solution, mentre Tey detiene il 58%. Tuttavia le azioni in mano al presidente sono di categoria A, con diritto di voto; quelle del socio di maggioranza sono di categoria B, prive di voto.

Questo meccanismo rende il caso Sampdoria atipico nel panorama calcistico italiano. Pur essendo socio di minoranza economica, Manfredi ha un potere determinante nelle decisioni strategiche. È un assetto che oggi pesa in modo decisivo nella trattativa per un eventuale cambio di proprietà.

Secondo quanto ricostruito da Calcioefinanza.it, la convivenza tra i due soci viene considerata impraticabile da entrambe le parti. Le divergenze non sarebbero solo operative, ma anche di visione sul futuro del club.

Nelle ultime settimane si è riacceso l’interesse di fondi e gruppi finanziari. L’interlocutore principale di questi soggetti sarebbe Manfredi. Delle intenzioni di Tey, invece, non filtrano dettagli concreti, se non la volontà di continuare a sostenere il club sul piano finanziario.

I 7 milioni versati e il nodo delle risorse

Un fatto recente ha segnato l’ultimo passaggio della vicenda: il versamento di 7 milioni di euro da parte di Tey per far fronte alla scadenza del 16 febbraio relativa a stipendi, contributi INPS e ritenute Irpef. Un intervento che ha garantito ossigeno immediato alla società.

La mossa dell’imprenditore singaporese ha dimostrato continuità nel supporto economico, ma non ha sciolto il nodo politico tra i soci. Anzi, secondo alcune interpretazioni, potrebbe preludere a una strategia diversa: limitare in futuro i versamenti alla sola quota del 58%, lasciando a Manfredi l’onere di coprire il restante 42%.

Un’ipotesi che aumenterebbe la pressione sul presidente, costringendolo a trovare rapidamente un partner finanziario. Proprio in quest’ottica si inseriscono i contatti con potenziali investitori esteri, interessati non solo alla Sampdoria ma anche a operazioni più ampie sul territorio ligure.

Tra i rumors più insistenti compare Paris Society International, fondo con base a Dubai attivo nel settore dell’hotellerie e della ristorazione di lusso, attraverso la holding Ennismore legata al gruppo Accor. Un eventuale ingresso cambierebbe radicalmente gli equilibri.

Prelazione e veto: l’architettura dell’accordo

Il contratto tra i due soci è il vero cuore del braccio di ferro. L’articolo 9.2 disciplina il diritto di prelazione: chi intende vendere le proprie azioni deve prima proporle all’altro socio, allegando offerta, contratto e dettagli dell’acquirente. Il termine per esercitare la prelazione è di 30 giorni.

Ma il passaggio decisivo è un altro. Se è Tey a voler cedere le proprie quote, l’acquirente deve ottenere il gradimento di Manfredi. Non vale il contrario. Questo significa che il presidente può opporre un veto su un potenziale compratore scelto dal socio di maggioranza.

È un potere che sposta l’asse della trattativa. Qualsiasi investitore interessato a rilevare la Sampdoria deve necessariamente trovare un’intesa con entrambe le parti. In assenza di accordo, l’operazione rischia di arenarsi.

A complicare ulteriormente lo scenario interviene l’articolo 13, il cosiddetto “Tag-along”. Se Tey vende a un terzo, Manfredi può cedere le proprie azioni allo stesso prezzo. E se il singaporese non esercita la prelazione nei tempi previsti, il presidente può obbligarlo a vendere alle condizioni concordate con l’acquirente individuato.

Cosa significa per il club e per i tifosi

Questa struttura rende la cessione della Sampdoria molto più complessa rispetto alle normali operazioni di compravendita calcistica. Non si tratta soltanto di trovare un investitore disposto a mettere risorse, ma di incastrare diritti, clausole e tempistiche.

Sul piano sportivo, l’incertezza proprietaria pesa inevitabilmente. Programmazione, mercato e scelte tecniche dipendono anche dalla solidità dell’assetto societario. Senza una direzione chiara, ogni decisione rischia di essere provvisoria.

I tifosi osservano con crescente attenzione. Da mesi si auspica un cambio di proprietà che possa garantire stabilità e visione a lungo termine. Ma la complessità dell’accordo tra i soci rende improbabile una soluzione rapida.

Resta anche il tema della buonuscita spettante a Manfredi in caso di uscita. Le trattative, secondo quanto emerge, sarebbero ancora lontane da una fumata bianca. Le posizioni appaiono distanti e il muro contro muro non accenna a ridursi.

La primavera indicata come deadline incombe. Entro quel periodo si capirà se prevarrà un accordo negoziato, l’ingresso di un nuovo investitore o un ulteriore irrigidimento delle parti. In gioco non c’è solo una maggioranza azionaria: c’è la stabilità futura della Sampdoria, tra equilibrio finanziario e necessità di chiarezza strategica.