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Notizie Serie A

Capello accusa il calcio italiano: “Ecco perché i big non vengono”

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani
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Caporedattore di Settecalcio.it
Capello accusa il calcio italiano: “Ecco perché i big non vengono”

Dieci gol subiti e appena tre segnati: il bilancio delle italiane nell’andata dei playoff di Champions League è pesante. Un 10-3 che fotografa il momento difficile di Inter, Juve e Atalanta in Europa.

A commentare il crollo è Fabio Capello, intervistato da La Gazzetta dello Sport. L’ex tecnico punta il dito su intensità, velocità e qualità difensiva: “Oggi i big scappano dall’Italia”.

“Manca intensità, il calcio è troppo lento”

Per Capello il problema è strutturale. Le sconfitte contro Bodø/Glimt, Galatasaray e Borussia Dortmund non sono episodi isolati, ma la conseguenza di un sistema meno competitivo.

“Servono forza fisica, velocità nel giocare il pallone e continuità”, spiega. Quando il livello si alza, le italiane soffrono. Se in tre partite incassi dieci reti, significa che anche la tradizionale solidità difensiva non è più quella di una volta.

L’ex allenatore sottolinea anche la differenza di ritmo: in Italia si fischia troppo, si cade facilmente e gli arbitri interrompono il gioco. In Europa, invece, si corre di più e si lascia giocare. Un divario che incide soprattutto contro squadre abituate a intensità elevate.

Secondo Capello, il declino dei club si riflette anche sulla Nazionale. “Andremo al Mondiale”, dice con fiducia, ma avverte: mancano difensori marcatori, figure che hanno fatto la storia del nostro calcio.

Le percentuali di rimonta e i nodi tattici

Analizzando le singole squadre, Capello attribuisce alla Juve il 40% di possibilità di ribaltare il risultato contro il Galatasaray. L’assenza di Bremer ha pesato, ma confida in una reazione d’orgoglio.

Per l’Inter, la valutazione è più equilibrata: 50% di chance di passare il turno contro il Bodø/Glimt. A San Siro, secondo l’ex tecnico, i nerazzurri potranno esprimere meglio il proprio gioco. L’assenza di Lautaro Martinez è significativa, ma la rosa offre alternative.

Meno sorprendente, a suo giudizio, la sconfitta dell’Atalanta contro il Borussia Dortmund. Il divario fisico e tecnico a centrocampo è stato evidente. In questo caso, le possibilità di rimonta sono simili a quelle della Juve: circa il 40%.

Il punto centrale resta l’adattabilità. In Europa, sostiene Capello, bisogna sapersi adeguare all’avversario. Restare fedeli al proprio spartito senza correttivi può essere fatale.

Un problema culturale e di formazione

L’analisi si allarga poi al sistema. Nelle scuole calcio, secondo Capello, si lavora troppo sulla tattica e poco sulla velocità e sulla fantasia. “Si impediscono i dribbling, si cancella l’estro”, afferma.

Il confronto con la Premier League è inevitabile. Lì si gioca a ritmi altissimi, con contrasti duri ma regolari, e i migliori talenti scelgono quel campionato. L’Italia, invece, fatica ad attrarre e trattenere i grandi campioni.

“Una volta correvano per venire qui, oggi scattano per andarsene”, sintetizza Capello. Il problema non è solo tecnico, ma culturale: un diverso modo di intendere il calcio.

Conclusione: un campanello d’allarme per il sistema

Il 10-3 europeo non è solo un risultato negativo, ma un segnale. Per Capello è il frutto di anni di scelte sbagliate e di un calcio meno intenso, meno rapido, meno competitivo.

La speranza resta nelle gare di ritorno, con percentuali ancora aperte per Inter, Juve e Atalanta. Ma per tornare ai vertici serve un cambiamento profondo, a partire dalla formazione dei giovani e dalla mentalità complessiva del movimento.