La Serie C ha introdotto il “Fvs”, Football Video Support, un Var a chiamata che permette agli allenatori di richiedere la revisione di decisioni arbitrali. Ogni tecnico ha due chiamate a partita: se il Var conferma l’errore, la chiamata viene restituita. Finora la media è di 1,8 richieste a match, con correzioni effettive in appena il 15% dei casi (fonte: Repubblica).
L’idea nasce come esperimento unico in Europa, approvato da Pierluigi Collina e realizzato dalla Lega Serie C in soli pochi giorni. L’obiettivo è ridurre proteste e simulazioni e migliorare la trasparenza delle decisioni. Nonostante ciò, la tecnologia e le immagini disponibili nei 60 stadi professionistici della categoria non sempre garantiscono rapidità ed efficacia.
Fatti e numeri del primo test
Dall’inizio del campionato, il Var a chiamata ha evidenziato luci e ombre. Le richieste degli allenatori vengono spesso limitate dalla disponibilità di immagini, soprattutto nelle partite non di cartello. La media di 1,8 chiamate a partita indica un utilizzo contenuto, talvolta anche pretestuoso, e solo il 15% delle decisioni è stato corretto.
Il sistema sembra comunque aver centrato un primo obiettivo: diminuire proteste e simulazioni, un problema storico del calcio italiano. Tuttavia, il tempo necessario per verificare ogni azione rallenta il gioco e limita l’efficacia immediata dell’intervento. La Lega di Serie C sottolinea che, al momento, il tempo effettivo di gara non può essere adeguato come in altri sport, a causa di resistenze culturali soprattutto nei Paesi anglosassoni.
Cosa significa per il calcio italiano
Il Var a chiamata in Serie C rappresenta un banco di prova importante. La speranza è che i risultati possano fornire indicazioni per un eventuale allargamento anche ai campionati superiori. L’obiettivo è aumentare l’oggettività delle decisioni arbitrali e ridurre gli errori evidenti, come quelli sui cartellini gialli, finora non soggetti a revisione diretta in Serie A.
Come sottolineato dalla Lega Serie A, episodi recenti mostrano che protocolli attuali non bastano: interventi limitati e mancanza di on field review possono compromettere la correttezza di partite decisive. La Serie C anticipa così un percorso che potrebbe cambiare le dinamiche arbitrali anche nelle categorie superiori.
Conclusioni: luci e ombre del nuovo sistema
Il Var a chiamata in Serie C offre un primo bilancio realistico: utile per ridurre proteste e simulazioni, ma con limiti tecnici evidenti. Due chiamate a partita, correzioni nel 15% dei casi e la qualità delle immagini ancora inadeguata mostrano che il percorso è solo all’inizio.
L’esperimento conferma però la volontà del calcio italiano di sperimentare e innovare, puntando a decisioni più trasparenti. Se la Serie C diventerà laboratorio efficace, l’on field review e l’ampliamento delle possibilità di intervento potrebbero presto diventare realtà anche nei campionati maggiori.






