La Roma supera lo Slovan Bratislava per 4-0 in Champions League, ma la vittoria del 20 ottobre lascia aperta una discussione sul VAR. Al 49' un possibile fallo di mano di Kenan Bajrić su un pallone giocato da Wesley non viene sanzionato, mentre al 55' l'arbitro Sandro Schärer assegna un rigore ai giallorossi per un fallo di César Blackman sullo stesso esterno brasiliano.
Due decisioni ravvicinate che riportano l'attenzione sulla valutazione degli episodi in area di rigore.
Il contatto di Bajrić al 49'
La prima situazione si verifica all'inizio del secondo tempo, con la Roma già avanti 2-0 grazie ai gol di Mario Hermoso e Nahuel Molina. Wesley indirizza un pallone verso l'area dello Slovan, dove la sfera entra in contatto con il braccio del difensore slovacco.
Schärer lascia proseguire il gioco e non viene effettuata una revisione al monitor. La posizione del braccio diventa così il principale elemento di discussione: una valutazione arbitrale particolarmente critica lo considera troppo largo rispetto al corpo e ritiene che il contatto dovesse essere punito, mentre un'altra lettura classifica l'episodio come controverso, senza individuare una decisione inequivocabilmente sbagliata.
La differenza riguarda l'applicazione della regola sul fallo di mano. Non è sufficiente che il pallone tocchi il braccio: bisogna stabilire se il calciatore abbia aumentato in maniera innaturale il volume del corpo e se la posizione dell'arto sia giustificata dal movimento.
Il rigore concesso sei minuti dopo
Al 55' Wesley torna protagonista di un episodio nell'area avversaria. Blackman interviene sull'esterno giallorosso e l'arbitro assegna il calcio di rigore, trasformato da Donyell Malen al 58' per il definitivo 4-0.
Il confronto con quanto accaduto al 49' riguarda però situazioni regolamentari differenti. Nel primo caso si valuta un possibile fallo di mano, nel secondo viene sanzionato un contatto irregolare: una dinamica più lineare rispetto a quella che richiede un giudizio specifico sulla posizione del braccio.
La concessione del penalty non determina quindi automaticamente la valutazione del contatto precedente, ma evidenzia come nell'arco di pochi minuti la Roma sia stata coinvolta in due situazioni potenzialmente decisive nell'area slovacca.
Il criterio dell'errore chiaro ed evidente
Il mancato intervento del VAR sul contatto di Bajrić rappresenta un altro elemento centrale. Il protocollo consente alla tecnologia di intervenire in presenza di un possibile errore chiaro ed evidente relativo all'assegnazione o alla mancata assegnazione di un calcio di rigore.
Nel caso del difensore dello Slovan la decisione presa sul terreno di gioco è rimasta invariata. Il nodo tecnico riguarda dunque la punibilità del contatto, non il semplice fatto che il pallone abbia colpito un braccio.
La partita ha offerto anche un ulteriore episodio arbitrale nel finale: all'87' è stato annullato un gol di Daniele Ghilardi per la posizione di Santiago Castro, in fuorigioco davanti al portiere Dominik Takáč. Una situazione distinta dai due rigori, legata all'eventuale interferenza di un giocatore in posizione irregolare sull'azione del portiere.
Il contesto del 4-0
La squadra di Gian Piero Gasperini ha conquistato la prima vittoria nella Champions League 2026/27, raggiungendo quattro punti dopo tre giornate. All'Olimpico sono andati a segno Hermoso al 21', Molina al 39', Niccolò Pisilli al 52' e Malen al 58' su rigore.
Il successo ha confermato la netta superiorità sullo Slovan Bratislava, rendendo il possibile rigore del 49' ininfluente sull'esito della partita. Il penalty assegnato per il fallo di Blackman trova una spiegazione precisa nella dinamica dell'intervento, mentre il contatto di Bajrić continua a dividere le valutazioni sulla posizione del braccio.






