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Notizie Coppa del Mondo

Nazionale Italia – Incredibile Gravina, nessuna autocritica, niente dimissioni: l’analisi

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani
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Caporedattore di Settecalcio.it
Nazionale Italia – Incredibile Gravina, nessuna autocritica, niente dimissioni: l’analisi

Ancora una volta l’Italia del calcio si ritrova macerie tra le mani, fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, ma per Gabriele Gravina la poltrona non si tocca. Nonostante l’ennesimo disastro epocale, il presidente della FIGC sceglie di restare, blindando Rino Gattuso e scaricando le colpe altrove.

In un Paese normale, un dirigente con un simile ruolino di marcia avrebbe rassegnato le dimissioni al triplice fischio. Invece, Gravina si aggrappa al potere: “Io sono un giunco e difficilmente mi spezzo”, ha ribadito, confermando quel collante che tiene i vertici del calcio italiano saldamente incollati ai propri privilegi.

Mentre l’Italia piange l’ennesima estate senza Coppa del Mondo, il presidente rimanda ogni verdetto a un Consiglio Federale convocato per la prossima settimana. Nel frattempo, Gattuso riceve la fiducia: “Gli ho chiesto di rimanere”, ha dichiarato Gravina, ignorando il sentimento di una nazione ormai stanca di collezionare record negativi.

Le frasi shock: il calcio contro gli altri sport

Ciò che rende la situazione grottesca sono le parole di Gravina sui trionfi azzurri nelle altre discipline. “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”, ha sentenziato il numero uno di via Allegri, tentando goffamente di sminuire i successi di atleti che, a differenza del suo movimento, portano l’Italia sul tetto del mondo.

Questa visione distorta evidenzia un’assenza totale di autocritica. E infatti Gravina punta il dito anche contro la politica: “Vorrei capire quali dei provvedimenti che abbiamo chiesto per migliorare il calcio italiano siano stati agevolati dal mondo politico”. Un classico esercizio di ricerca di un colpevole esterno.

Mentre cerca la sponda di Ceferin per blindare la sua posizione in vista degli Europei 2032, Gravina ignora che l’unica eccezione nel suo deserto di risultati resta il trionfo di Wembley con Mancini. Da allora, il sistema è in apnea costante, vittima di una gestione che preferisce la sopravvivenza burocratica al merito sportivo.

Cosa significa questa ostinazione per il sistema Italia

Cosa significa per il futuro del nostro calcio vedere un presidente che non riconosce il fallimento? Significa accettare una mediocrità strutturale dove nessuno paga mai il conto. La mancanza di amor proprio e dignità istituzionale trasforma una delle federazioni più importanti del mondo in un ufficio di gestione del declino.

In conclusione, la tempesta è feroce ma il capitano non abbandona la nave, nemmeno se questa è ormai colata a picco. Gravina resta al suo posto, convinto che il calcio professionistico possa permettersi di fallire all’infinito perché “gli episodi determinano le partite”. Un alibi inaccettabile per chi dovrebbe rappresentare l’eccellenza.

L’arroccamento del “giunco” prosegue, in attesa di un Consiglio Federale che difficilmente avrà il coraggio di spezzare questa egemonia dell’insuccesso. L’Italia del calcio rimane ferma al palo, prigioniera di dirigenti che non conoscono il significato della parola responsabilità.