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Notizie Coppa del Mondo

Mondiali 2026 – Zampolli insiste: “Italia deve partecipare”. Le ultimissime

Caporedattore di Settecalcio.it
Pubblicato il
Mondiali 2026 – Zampolli insiste: “Italia deve partecipare”. Le ultimissime

Paolo Zampolli insiste per l’Italia ai Mondiali 2026: “Con l’appoggio di Trump, ho contattato Infantino perché il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare”. L’ambizione è chiara: sfruttare ogni falla burocratica per riportare gli Azzurri sul palcoscenico più importante del mondo.

Secondo il rappresentante speciale, se l’Iran dovesse essere escluso o rinunciare, l’Italia avrebbe la precedenza assoluta. “L’Italia – che lo ha vinto 4 volte ed è la più alta delle escluse nel ranking – avrebbe i requisiti giusti”, ha dichiarato Zampolli in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

Diplomazia e Business: il “Metodo Trump” applicato al calcio

Zampolli non agisce a titolo personale, ma come braccio operativo di un’amministrazione che vede nello sport un’estensione degli affari di stato. Lavorando a stretto contatto con Donald Trump e Marco Rubio, l’obiettivo è trasformare ogni evento in un’opportunità economica.

“L’amministrazione Trump è basata su business, business e business. Lo sport è una chiave globale per aprire tante porte”, spiega Zampolli. Questa visione pragmatica giustifica il pressing asfissiante su Gianni Infantino, nonostante le iniziali chiusure della FIFA.

Il nodo della questione resta l’Iran, la cui partecipazione è ufficialmente confermata ma, secondo Zampolli, resta avvolta nell’incertezza. Il diplomatico sottolinea come sia “molto difficile fidarsi” delle intenzioni di Teheran nel lungo periodo.

Oltre alla squadra in campo, preoccupa il clima sociale: il seguito della nazionale iraniana è considerato “ben poco gradito negli Stati Uniti”. Questo fattore geopolitico potrebbe essere la leva decisiva per forzare un cambio della guardia dell’ultimo minuto.

Il rapporto con Infantino e le radici milanesi di Zampolli

Gianni Infantino si trova in una posizione delicata, stretto tra il protocollo internazionale e le sue radici italiane. Zampolli insinua che proprio questa origine comune potrebbe essere l’elemento facilitatore per una decisione clamorosa.

La capacità di persuasione di Zampolli è già stata testata con successo in passato. L’anno scorso è riuscito a convincere il presidente della FIFA a svolgere il sorteggio mondiale presso il prestigioso Trump-Kennedy Center.

Nonostante il potere accumulato a New York, Zampolli non dimentica il suo passato di tifoso a San Siro. “Da giovane andavo allo stadio in Curva Nord con i Boys”, racconta, pur ammettendo di non essere oggi un tifoso accanito.

La sua visione del calcio è oggi quella di un uomo d’affari globale che vede l’Inter vincere scudetti e l’Italia esclusa dai mondiali. Per lui, lo sport è primariamente un “mezzo che unisce e permette di fare business” su scala planetaria.

La vita alla Casa Bianca tra sport da combattimento e sicurezza

Mentre si decide il futuro del calcio, Donald Trump continua a coltivare le sue grandi passioni: il golf e le arti marziali. Per il suo ottantesimo compleanno, ha voluto costruire un palazzetto dedicato proprio all’UFC all’interno della Casa Bianca.

“Ospiteremo una tappa dell’Ufc, Ultimate Fighting Championship”, conferma Zampolli, sottolineando l’amore del presidente per gli sport di contatto. La creazione della “Ballroom” interna permette di gestire questi eventi in totale autonomia e protezione.

La sicurezza resta un tema caldissimo dopo i recenti fatti di cronaca all’Hilton, ma Zampolli è categorico. Definisce la Casa Bianca come “il posto più sicuro al mondo”, in grado di accogliere migliaia di spettatori senza rischi.

Per quanto riguarda il golf, lo sport preferito di Trump, Zampolli scherza sulla competitività del presidente. Pur ridendo delle voci su presunte “palline spostate”, ammette che Trump “non è uno a cui piace perdere”, caratteristica che applica anche alla diplomazia.

Controversie legali e il futuro della famiglia Zampolli

La figura di Zampolli è circondata anche da accese polemiche riguardanti la sua sfera privata e i rapporti con l’ex moglie Amanda Ungaro. La donna ha rivolto accuse pesanti al diplomatico, coinvolgendo anche la First Lady Melania Trump.

Zampolli respinge ogni accusa, definendo la ex moglie una persona in difficoltà che ha cercato di estorcergli denaro. Rivela inoltre l’esistenza di un’indagine dell’FBI nei confronti della donna per una tentata estorsione di 650mila dollari.

“Ormai sono abituato a certe cose, attraverso me si cerca di attaccare Trump”, afferma con rassegnazione. Queste liti non sembrano aver scalfito il rapporto con il figlio Giovanni, che ha recentemente raggiunto il padre a Miami.

Il ragazzo ha già iniziato a frequentare l’entourage presidenziale, giocando a golf con Trump e seguendo i motori. Proprio nel weekend del GP di Formula 1, Zampolli ha speso parole di elogio per il giovane talento italiano Kimi Antonelli.

Conclusioni: un’Italia mondiale per ragioni di stato

Il possibile ripescaggio dell’Italia non è solo un sogno per tifosi nostalgici, ma una complessa operazione di geopolitica sportiva. Zampolli è consapevole che l’idea possa dividere l’opinione pubblica tra chi vuole il merito sportivo e chi sogna la partecipazione.

“Tiferebbero come solo noi sappiamo fare o non guarderebbero le gare perché non ci siamo qualificati sul campo?”, si chiede provocatoriamente. La risposta, secondo lui, sta nell’entusiasmo travolgente che una nazionale azzurra porterebbe negli stadi americani.

Il tempo stringe, ma la “partita è aperta” e Zampolli non ha intenzione di arretrare. Con la forza dell’amministrazione Trump alle spalle, la pressione sulla FIFA resterà altissima fino a quando il tabellone dei mondiali non sarà definitivo.

Se l’Italia dovesse davvero volare negli USA nel 2026, sarà merito di una lacuna regolamentare e di una diplomazia che non accetta un “no” come risposta. Per ora, gli appassionati italiani possono solo sperare che il business e il ranking facciano il miracolo.