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Mondiali 2026 e il sistema Infantino: la rete di potere del presidente Fifa

Caporedattore di Settecalcio.it
Pubblicato il
Mondiali 2026 e il sistema Infantino: la rete di potere del presidente Fifa

Il Mondiale statunitense ha confermato la leadership assoluta di Gianni Infantino alla guida della Fifa. Dal 2016, il numero uno del calcio mondiale ha costruito un sistema di potere capillare, intrecciando relazioni strategiche con figure influenti tra politica ed economia globale.

Dietro l’uomo che governa il calcio mondiale da dieci anni si cela una rete di fedelissimi, molti dei quali di origine italiana. Questa galassia di collaboratori non gestisce solo l’agenda, ma sostiene la visione di un presidente che ha saputo trasformare l’istituzione sportiva in un colosso dai contorni politici e finanziari senza precedenti.

La rete dei fedelissimi e la gestione operativa

Per comprendere il funzionamento quotidiano della presidenza, è essenziale guardare ai ruoli chiave ricoperti da professionisti connazionali. Federico Raviglione, responsabile dell’Ufficio del Presidente, opera come ombra instancabile di Infantino, curandone ogni aspetto logistico e strategico sin dal 2016 con assoluta dedizione.

Sul fronte legale, fondamentale per la complessità della Fifa, spicca l’avvocato Mario Gallavotti. Il professionista romano, titolare dello studio Gallavotti-Bernardini, rappresenta da tempo il punto di riferimento imprescindibile per le questioni istituzionali, garantendo una continuità operativa che risale già ai tempi dell’esperienza di Infantino presso la Uefa.

Le stelle del passato e il potere delle leggende

Un capitolo a parte merita la gestione del gruppo delle “Legends”, le ex icone del calcio mondiale che la Fifa coinvolge con crescente frequenza in ogni manifestazione. Questo circolo esclusivo funge da collezione privata del presidente, creando contatti diretti tra il potere istituzionale e le grandi stelle del passato.

Il coordinamento di questo apparato di prestigio è affidato a Donato Albanese, il commissioner italiano che gestisce la logistica degli ex calciatori. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il modello di gestione dei campioni mira a creare un’aura di esclusività, lontano dal contatto diretto con il grande pubblico e riservato agli ambienti protetti dei resort di super lusso.

Narrazione e immagine nel decennale Fifa

Il controllo dell’immagine pubblica di Infantino passa anche attraverso un’accurata strategia editoriale. Per il mercato italiano e sammarinese, il presidente si avvale della collaborazione di Alessandro Alciato, ex giornalista di Sky, che cura le relazioni esterne in una veste che spazia oltre la semplice consulenza comunicativa.

Recentemente, il legame tra i due si è consolidato con la pubblicazione del volume celebrativo “Forward – The Revolution of Football”, firmato proprio da Alciato. L’opera, che ripercorre i primi dieci anni della presidenza, ha generato reazioni contrastanti, inclusa l’ironia tagliente del quotidiano britannico Guardian, che ne ha evidenziato i toni celebrativi quasi agiografici nei confronti del numero uno di Zurigo.

Un sistema di potere oltre lo sport

Il consolidamento di questa struttura dimostra come la Fifa sia diventata un attore geopolitico di primo piano, capace di muoversi tra i vertici di nazioni influenti, come gli Stati Uniti di Donald Trump o gli stati del Golfo. Il Qatar, dove Infantino risiede, e l’Arabia Saudita rappresentano i pilastri finanziari di un progetto che guarda al futuro del calcio con risorse illimitate.

In conclusione, la rete di amicizie e collaboratori costruita dal presidente non è solo un apparato di supporto tecnico. Rappresenta invece la spina dorsale di un impero che ha ridefinito il calcio contemporaneo, trasformandolo in un ecosistema dove potere economico, relazioni personali e gestione dell’immagine si fondono in un unico, immenso centro di comando.