Il Napoli attraversa una fase delicata dopo gli anni del grande calcio di Sarri e Spalletti. Il tredicesimo posto in Serie A, due sconfitte consecutive e un mercato pieno di interrogativi alimentano i dubbi sul progetto azzurro.
Il ricordo delle squadre capaci di conquistare e affascinare il pubblico sembra sempre più lontano. Prima Maurizio Sarri, poi Luciano Spalletti: due allenatori che hanno lasciato un'impronta profonda nella storia recente del club, attraverso un calcio riconoscibile e spettacolare.
Oggi il quadro appare molto diverso. Dopo due scudetti, il Napoli si trova nelle zone basse della classifica e arriva alla prima di Champions League contro l'Arsenal dopo due sconfitte consecutive.
Al centro delle critiche ci sono le scelte societarie, il mercato e una squadra che sembra aver perso quella brillantezza che aveva caratterizzato gli anni migliori.
Da Sarri a Spalletti, la Grande Bellezza del Napoli
Il percorso del Napoli verso il calcio più spettacolare della sua storia recente era iniziato con una scelta dello stesso Aurelio De Laurentiis. Nel giugno 2015 il presidente individuò Maurizio Sarri, allora reduce dall'esperienza all'Empoli.
Con Sarri il Napoli sviluppò un'identità precisa. Il meccanismo difensivo, la costruzione dal basso con Jorginho e l'invenzione di Mertens come falso nueve divennero elementi riconoscibili di una squadra capace di conquistare il secondo posto e ottenere importanti risultati anche in Europa.
Quel calcio venne associato alla "Grande Bellezza", evocando anche il celebre film da Oscar. Un riconoscimento simbolico per una squadra che aveva fatto del gioco il proprio marchio.
Poi arrivò Carlo Ancelotti. Il suo secondo posto e le vittorie europee non bastarono a lasciare lo stesso segno nell'immaginario collettivo e il tecnico venne successivamente considerato, secondo la ricostruzione proposta, addirittura "bollito".
La consacrazione arrivò però con Spalletti, capace di riportare lo scudetto a Napoli offrendo un calcio considerato tra i migliori mai espressi nella storia del club, insieme alle squadre di Sarri e Vinicio.
Lo scudetto di Conte e il cambio di identità
Dopo l'addio di Spalletti, anche gran parte di quella squadra vincente ha lasciato Napoli. Gli otto undicesimi, tuttavia, sono riusciti a conquistare nuovamente il titolo.
Il percorso è stato però molto diverso. Il successo è arrivato attraverso un calcio più muscolare, meno elegante e spesso costruito sulla capacità di resistere fino agli ultimi minuti.
La domanda è quindi inevitabile: come si è passati da quel Napoli alla squadra vista nelle ultime uscite?
La sconfitta di Milano contro l'Inter rappresenta, in questo senso, uno dei punti più discussi. Il Napoli si è trovato avanti di due reti, ma non è riuscito a difendere il vantaggio e ha finito per subire la rimonta nerazzurra.
Una situazione che alimenta interrogativi sul gioco, sulla tenuta della squadra e sulle scelte compiute nel tempo.
Il mercato e l'addio di Giuntoli
Tra i passaggi più delicati viene indicata anche la partenza di Cristiano Giuntoli. Il direttore sportivo aveva avuto un ruolo importante nella costruzione della squadra che avrebbe poi conquistato lo scudetto, contribuendo anche agli arrivi di Kvaratskhelia e Osimhen.
Successivamente il Napoli ha dovuto affrontare la sostituzione di elementi fondamentali. Conte avrebbe voluto Garnacho al posto di Kvaratskhelia, passato al Paris Saint-Germain, e Lucca per raccogliere l'eredità di Osimhen.
Le scelte effettuate hanno però lasciato diversi interrogativi. Tra gli acquisti discussi c'è anche Badiashile, difensore indicato come un punto interrogativo dopo il rendimento avuto nelle ultime stagioni.
La gestione del calciomercato diventa così uno degli elementi attraverso cui leggere le difficoltà attuali. Non soltanto per i giocatori arrivati, ma anche per la capacità della società di costruire una rosa equilibrata e funzionale alle esigenze dell'allenatore.
De Laurentiis, il Napoli e i dubbi sul presente
Nel mirino finiscono anche le scelte societarie di Aurelio De Laurentiis. La sua attenzione appare, secondo questa lettura, sempre più concentrata sul cinema, mentre il Napoli vive una fase complicata sul piano sportivo.
Anche la gestione degli ingaggi solleva interrogativi. Il rinnovo di Giovanni Di Lorenzo fino al 2030 viene indicato come una scelta discutibile considerando l'età del capitano, così come quello di Politano. Sullo sfondo c'è anche la richiesta economica di Anguissa.
Un'altra questione riguarda McTominay e il problema fisico che lo ha interessato. Resta da capire se la società fosse stata informata in anticipo della necessità di intervenire e perché il Napoli non abbia poi inserito un altro centrocampista nella rosa.
Sono interrogativi che si aggiungono a quelli legati al campo e contribuiscono a delineare un quadro nel quale il Napoli sembra aver smarrito parte delle certezze costruite negli anni precedenti.
Dal gioco alla ricerca di una nuova identità
Il Napoli di Sarri e quello di Spalletti avevano costruito il proprio successo attraverso un'identità di gioco immediatamente riconoscibile. Oggi, invece, la squadra sembra lontana da quella versione.
Lo scudetto conquistato con Conte ha avuto un'altra natura, più fisica e meno spettacolare, ma comunque sufficiente per riportare il titolo in città. Il problema è che il rendimento attuale rende difficile ritrovare anche quella solidità.
Il tredicesimo posto, le sconfitte consecutive e l'avvicinamento alla Champions League rappresentano quindi un momento delicato. La stagione è ancora lunga, ma il Napoli dovrà trovare rapidamente una direzione.
Dal calcio della "Grande Bellezza" a un presente fatto di interrogativi: è questa la distanza che gli azzurri sono chiamati a colmare.







