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Mondiali 2026 - Tutti i segreti e i numeri del Giappone di Hajime Moriyasu

DiStefano Bagliani·Pubblicato
Mondiali 2026 - Tutti i segreti e i numeri del Giappone di Hajime Moriyasu
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Il Giappone di Hajime Moriyasu sbarca ai Mondiali 2026 con l'ambizione di superare i propri confini storici, inserito in un Gruppo F d'acciaio con Olanda, Svezia e Tunisia. La nazionale nipponica punta tutto sulla disciplina tattica e sul talento dei suoi interpreti europei.

La spedizione asiatica inizierà ufficialmente domenica 14 giugno al Dallas Stadium contro l'Olanda, un debutto di fuoco per testare subito le ambizioni dei Samurai Blue. Con un format che premia anche le migliori terze, ogni gol segnato tra Dallas e Monterrey sarà decisivo.

La lista dei convocati: il blocco europeo di Moriyasu

Secondo le fonti ufficiali fornite dalla federazione, la rosa del Giappone per questi Mondiali è una perfetta sintesi tra esperienza internazionale e giovani promesse. Tra i pali, Zion Suzuki del Parma guiderà il reparto, affiancato da Keisuke Osako e Tomoki Hayakawa.

La difesa vanta nomi di altissimo profilo che militano nei principali campionati del vecchio continente. Takehiro Tomiyasu e Ko Itakura, entrambi in forza all'Ajax, formano una diga centrale di assoluto spessore, supportati dalla spinta di Hiroki Ito del Bayern Monaco e dall'esperienza del veterano Yuta Nagatomo.

A centrocampo la qualità abbonda, con Wataru Endo del Liverpool a fare da schermo davanti alla difesa. La creatività sarà affidata ai piedi fatati di Takefusa Kubo della Real Sociedad e Daichi Kamada del Crystal Palace, mentre Ritsu Doan e Junya Ito garantiranno velocità sulle fasce.

Il reparto offensivo è guidato dal senso del gol di Ayase Ueda del Feyenoord e dalla rapidità di Daizen Maeda del Celtic. Interessante l'inserimento di giovani talenti come Kento Shiogai del Wolfsburg, pronti a subentrare per spaccare le partite più bloccate con la loro freschezza.

Hajime Moriyasu: l'architetto del miracolo nipponico

La storia del Commissario Tecnico Hajime Moriyasu è quella di un uomo che ha saputo trasformare lo scetticismo in ammirazione. Sedutosi sulla panchina della nazionale maggiore nel 2018, ha saputo dare un'identità precisa a una squadra che oggi non teme più i giganti mondiali.

Moriyasu è noto per la sua meticolosità e per la capacità di leggere le partite in corso, dote che ha permesso al Giappone di battere potenze come Germania e Spagna nell'ultima edizione. Il suo approccio bilanciato tra difesa solida e transizioni fulminee è diventato il marchio di fabbrica dei Samurai Blue.

Sotto la sua gestione, il Giappone ha scalato il ranking internazionale, consolidando il primato nel continente asiatico. Per Moriyasu, il Mondiale 2026 rappresenta la sfida finale: portare per la prima volta la nazionale nipponica stabilmente tra le grandi potenze del calcio globale.

La storia della Nazionale giapponese ai Mondiali

La storia del Giappone nella Coppa del Mondo è relativamente recente ma costellata di progressi costanti. Dopo il debutto assoluto nel 1998, la nazionale del Sol Levante non ha più mancato una qualificazione, diventando una presenza fissa e temibile per chiunque.

I momenti più alti sono stati raggiunti con gli ottavi di finale nelle edizioni 2002, 2010, 2018 e 2022. Nonostante le ottime prestazioni, il traguardo dei quarti di finale è sempre sfuggito per un soffio, spesso dopo battaglie epiche decise solo ai calci di rigore.

Questa tradizione di squadra "outsider" di lusso ha permesso al Giappone di guadagnarsi il rispetto globale. La partecipazione al Mondiale 2026 è vista come l'occasione d'oro per infrangere finalmente il tabù degli ottavi e scrivere una pagina indelebile di storia sportiva nazionale.

Avversarie del Girone F: competitività e insidie

Il Gruppo F si presenta come uno dei più equilibrati e difficili dell'intero torneo. L'Olanda parte con i favori del pronostico, vantando una rosa di stelle mondiali e una tradizione calcistica che punta sempre al vertice massimo della competizione.

La Svezia rappresenta l'ostacolo fisico e tattico per eccellenza. La squadra scandinava è nota per la sua solidità difensiva e per la capacità di punire sugli sviluppi dei calci piazzati, rendendola un'avversaria ostica per il fraseggio rapido dei giapponesi.

La Tunisia, infine, è una squadra in grande crescita, capace di coniugare tecnica nordafricana e un'organizzazione di gioco sempre più europea. La sfida contro i tunisini alla seconda giornata potrebbe essere lo scontro diretto decisivo per determinare chi proseguirà il cammino.

Programma e sedi: il cammino nel cuore degli USA

Il calendario del Giappone è intenso e richiederà una gestione perfetta delle energie. Dopo il debutto contro gli olandesi a Dallas il 14 giugno, la squadra si sposterà all'Estadio Monterrey per affrontare la Tunisia sabato 20 giugno in una gara mattutina.

La chiusura della fase a gironi avverrà il 26 giugno, nuovamente al Dallas Stadium, contro la Svezia. Questa sfida sarà giocata in contemporanea con Tunisia-Olanda a Kansas City, garantendo la massima regolarità sportiva per la definizione della classifica finale del Gruppo F.

Le sedi americane e messicane offriranno scenari spettacolari, ma anche sfide climatiche non indifferenti. Il passaggio dal clima controllato del Dallas Stadium all'atmosfera calda di Monterrey richiederà una preparazione atletica d'eccellenza per mantenere alta l'intensità del pressing.

Cosa significa questo Mondiale per i Samurai Blue

Partecipare al Mondiale 2026 con una rosa composta quasi interamente da giocatori militanti in Europa significa che il Giappone non è più una sorpresa, ma una realtà consolidata. Per Wataru Endo e compagni, questo torneo rappresenta la prova della maturità definitiva.

Il format a 48 squadre offre maggiori possibilità di passaggio del turno, ma aumenta anche la concorrenza nelle fasi calde. Arrivare primi o secondi nel girone è fondamentale per evitare incroci proibitivi già al primo turno dell'eliminazione diretta, dove ogni errore costa carissimo.

Per il movimento calcistico giapponese, un grande risultato negli Stati Uniti darebbe un ulteriore impulso alla popolarità della J-League e attirerebbe nuovi investimenti. Il calcio in Giappone sta vivendo un'epoca d'oro e il Mondiale è la vetrina perfetta per mostrarlo al mondo.

Prospettive tattiche e conclusioni della spedizione

In conclusione, il Giappone di Hajime Moriyasu ha tutte le carte in regola per essere la vera mina vagante del torneo. La profondità della rosa nei ruoli chiave e la velocità degli attaccanti esterni sono armi che possono mettere in difficoltà anche corazzate come l'Olanda.

La chiave del successo risiederà nella tenuta difensiva contro avversarie fisicamente superiori. Se Tomiyasu e Itakura riusciranno a comandare il reparto con la solita autorità, il Giappone potrà sognare in grande e puntare con decisione a quel traguardo storico mai raggiunto prima.

La spedizione nipponica è pronta a dare battaglia, conscia che milioni di tifosi seguiranno le gesta dei Samurai Blue attraverso fusi orari complessi. L'obiettivo è chiaro: onorare la maglia e dimostrare che il calcio asiatico ha ormai colmato il gap con le grandi potenze storiche.

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Stefano Bagliani
Stefano Bagliani

Caporedattore

Caporedattore di SetteCalcio.it | Giornalista Pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria

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