Migliori bookmakers
💰 Bonus del 100% fino a €150
💰 Bonus fino a €100
💰 Bonus di benvenuto fino a €150
Tutti i siti
Copy LinkFacebookLinkedInTelegramX
Notizie MilanNotizie Serie D

Milan Futuro: fallimento o rilancio? Analisi di due anni tra Serie C e D

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani
Arrow right Arrow right
Caporedattore di Settecalcio.it
Milan Futuro: fallimento o rilancio? Analisi di due anni tra Serie C e D

Il progetto Milan Futuro, nato nell’estate del 2024 per rivoluzionare il passaggio dei giovani talenti rossoneri tra la Primavera e il calcio professionistico, si ritrova oggi a fare i conti con un bilancio sportivo decisamente deficitario e una realtà amara.

Dopo due anni di investimenti milionari e promesse altisonanti, la squadra naviga nei dilettanti della Serie D, occupando il quarto posto nel Girone B con 53 punti conquistati, lontanissima dai fasti europei che il marchio Milan solitamente evoca nel mondo.

Il peccato originale di questa avventura risiede probabilmente in quel “copia-incolla” filosofico annunciato da Zlatan Ibrahimovic, che prevedeva una simbiosi totale tra la prima squadra di Fonseca e la neonata formazione Under 23 allora affidata a Daniele Bonera.

Invece di un circolo virtuoso, si è assistito a un parallelismo negativo: mentre la formazione maggiore faticava in Serie A, il Milan Futuro sprofondava in classifica, vittima di una programmazione che non ha saputo leggere le insidie della terza serie italiana.

Il collasso del primo anno: 15 milioni e una retrocessione storica

L’esordio nel calcio professionistico della seconda squadra rossonera è stato segnato da cifre record per la categoria. Il club ha investito circa 15 milioni di euro complessivi, considerando anche i pesanti interventi sul mercato effettuati durante la sessione di riparazione invernale.

Nonostante l’enorme disponibilità economica, la gestione tecnica di Daniele Bonera non ha mai trovato la quadra. La scelta dell’ex difensore come allenatore era stata preferita a quella di Ignazio Abate, che pure conosceva perfettamente il gruppo dopo l’ottimo lavoro svolto nell’Under 19.

Il risultato sul campo è stato impietoso: ultimo posto nel Girone B della Serie C 2024-25 e successiva sconfitta nei play-out contro la SPAL. Dopo l’illusoria vittoria per 1-0 all’andata, il tracollo per 0-2 al ritorno ha sancito una retrocessione storica tra i dilettanti.

Il Milan Futuro è diventata così la prima “Under 23” italiana a scendere in Serie D. Un verdetto che ha messo a nudo le fragilità di un sistema che non ha saputo proteggere i propri talenti, esponendoli a un fallimento sportivo senza precedenti per il blasone del club.

Secondo quanto riportato da diverse fonti vicine all’ambiente milanista, l’esonero di Bonera è arrivato con un ritardo fatale. Massimo Oddo ha ereditato una situazione ormai compromessa, non riuscendo nel miracolo di raddrizzare una stagione nata sotto una cattiva stella e gestita con troppa esitazione.

Kirovski e l’ombra di Ibrahimovic sulla gestione tecnica

Al centro delle critiche è finito Jovan Kirovski, l’uomo scelto personalmente da Zlatan Ibrahimovic per guidare il progetto. Ex dirigente dei Los Angeles Galaxy, Kirovski si è trovato catapultato nella complessa realtà della Serie C senza una reale esperienza nel calcio europeo di base.

Le sue scelte di mercato sono apparse spesso contraddittorie rispetto alla missione di sviluppo dei giovani. Gli acquisti di giocatori “over” come Magrassi e Branca hanno garantito stipendi pesanti ma rendimenti altalenanti, senza apportare quel valore aggiunto necessario alla salvezza.

Inoltre, ha destato scalpore la gestione di talenti purissimi come Bozzolan, Alesi e Omoregbe, ceduti quasi a costo zero invece di essere valorizzati. Queste operazioni hanno impoverito il patrimonio tecnico del club, rendendo ancora più difficile il percorso di crescita dei ragazzi rimasti.

Nonostante il disastro della retrocessione, Kirovski è stato confermato anche per la stagione successiva. Una mossa difesa da Ibrahimovic in nome della continuità, ma che ha sollevato forti dubbi tra i tifosi e gli addetti ai lavori, poco convinti dalla capacità del dirigente di imparare dagli errori.

Attualmente, con il contratto in scadenza a luglio 2026, il futuro di Kirovski appare segnato. Le indiscrezioni suggeriscono che non ci siano margini per un rinnovo, segnando la fine di un’era dirigenziale che ha faticato a comprendere le dinamiche del calcio di provincia italiano.

La Serie D: tra stabilizzazione e paradossi economici

La seconda stagione, trascorsa tra i dilettanti sotto la guida stabile di Massimo Oddo, ha mostrato timidi segnali di miglioramento. La squadra ha trovato un equilibrio tattico differente, adattandosi ai campi polverosi e alle battaglie agonistiche tipiche della quarta serie nazionale.

Il quarto posto attuale e l’approdo ai playoff rappresentano un traguardo dignitoso, ma restano le ombre su un contesto paradossale. Il Milan Futuro sfida realtà semiprofessionistiche pur disponendo di atleti che percepiscono ingaggi da Serie A, creando un divario economico quasi surreale.

Giocare in Serie D non garantisce lo stesso percorso formativo della Serie C. Sebbene il gruppo si sia compattato, il livello degli avversari non sempre permette quel salto di qualità necessario per preparare i ragazzi alla pressione di San Siro e delle competizioni internazionali.

Vincere i playoff di Serie D non garantisce inoltre il ritorno automatico tra i professionisti, rendendo il percorso di risalita ancora più tortuoso. Il club si trova ora a sperare in eventuali ripescaggi legati ai fallimenti altrui, una condizione ben diversa dalla marcia trionfale immaginata nel 2024.

Resta il fatto che la struttura contrattuale di molti tesserati pesa enormemente sulle casse societarie. Vedere campioni strapagati esibirsi in stadi di provincia davanti a poche centinaia di persone è l’immagine plastica di un progetto che ha smarrito la sua bussola originale.

Le criticità di una visione dirigenziale troppo personale

Il problema di fondo del Milan Futuro sembra risiedere nelle modalità con cui vengono prese le decisioni ai vertici di Via Aldo Rossi. Il progetto è nato in fretta, sfruttando l’occasione del posto lasciato libero dall’Ancona, ma senza una reale pianificazione strategica a lungo termine.

Le nomine di Kirovski e Bonera sono state percepite più come scelte basate sui rapporti personali con Ibrahimovic che su reali competenze specifiche. Questo approccio ha generato attriti interni, come quelli che avrebbero portato all’allontanamento di Ignazio Abate dalla panchina dell’Under 23.

Le voci di tensioni legate alla gestione dei figli d’arte all’interno del settore giovanile hanno alimentato un clima di sospetto. Quando la competenza tecnica viene messa in secondo piano rispetto alla fedeltà aziendale o alle relazioni private, i risultati sul campo tendono inevitabilmente a risentirne.

Questo schema decisionale ha ricalcato purtroppo quanto visto anche nella gestione della prima squadra. Una comunicazione spesso distante dai tifosi e una serie di ritardi negli interventi correttivi hanno trasformato un’idea potenzialmente vincente in un esperimento farraginoso e costoso.

Perché una seconda squadra funzioni, come dimostrano i modelli di Juventus e Atalanta, serve una simbiosi perfetta tra scout, direttore sportivo e allenatore. Nel Milan Futuro, questi ingranaggi sembrano essersi mossi spesso in direzioni opposte, ostacolando lo sviluppo dei calciatori stessi.

Massimo Oddo e i giovani: le poche certezze del rilancio

In questo scenario complicato, la figura di Massimo Oddo emerge come uno dei pochi punti fermi su cui costruire il futuro. L’allenatore pescarese ha saputo infondere un’identità difensiva solida alla squadra, gestendo con equilibrio il delicato passaggio psicologico dalla C alla D.

Alcune individualità sono riuscite a mettersi in mostra nonostante la categoria inferiore. Magrassi ha confermato le sue doti di realizzatore, diventando il punto di riferimento per i compagni più giovani, mentre Cappelletti e Tartaglia hanno garantito una spinta costante sulle corsie esterne del campo.

Il nome più interessante resta però quello del portiere Torriani. Considerato il vero gioiello della rosa, l’estremo difensore ha proseguito il suo percorso di maturazione, dimostrando parate e personalità che lo rendono un serio candidato per un ruolo futuro all’interno della rosa di Serie A.

Questi sprazzi di luce indicano che il materiale umano a disposizione è di prim’ordine, ma necessita di una guida tecnica e dirigenziale capace di valorizzarlo nel contesto giusto. Il lavoro di Oddo ha parzialmente ripulito l’immagine del club dopo la disastrosa retrocessione dell’anno precedente.

Tuttavia, il solo buon lavoro dell’allenatore non può bastare a giustificare l’esistenza del progetto. Serve un cambio di passo a livello di governance per far sì che il Milan Futuro non resti un’isola felice (e costosa) nel mare magnum del dilettantismo, ma torni a essere un trampolino di lancio d’élite.

Verso il 2026: quale destino per la seconda squadra?

Il Milan Futuro è arrivato a un bivio fondamentale della sua giovane e tormentata storia. Il club ha ribadito più volte la volontà di non abbandonare l’idea dell’Under 23, ma è evidente che la gestione degli ultimi due anni richieda una profonda autocritica da parte della proprietà.

Il vero test non sarà rappresentato soltanto dall’esito dei playoff o da un eventuale ripescaggio in Serie C. La sfida più grande riguarda la capacità della dirigenza di rinnovarsi, abbandonando logiche personali per abbracciare una visione tecnica più moderna e aderente alle necessità del calcio italiano.

Se il progetto vorrà davvero servire a ridurre il divario tra Primavera e prima squadra, dovrà rimettere al centro la meritocrazia e la competenza. L’addio di Kirovski, previsto per l’estate, potrebbe essere il primo segnale di una necessaria inversione di tendenza per ricostruire credibilità.

Le seconde squadre rappresentano una risorsa incredibile se strutturate bene. Permettono di monitorare i talenti in casa, evitando prestiti infruttuosi e garantendo una crescita controllata. Il Milan ha la forza economica e il blasone per eccellere anche in questo ambito, a patto di smettere di sbagliare le basi.

In conclusione, questi due anni di Milan Futuro raccontano una storia di ambizioni tradite da una gestione approssimativa. Il ritorno tra i professionisti è necessario, ma sarà utile solo se accompagnato da una nuova filosofia dirigenziale, che sappia trasformare il “copia-incolla” in un reale modello di eccellenza.