Copy LinkFacebookLinkedInTelegramX
Notizie Serie A

Serie A – Quanto guadagnano gli arbitri, ma intanto si blocca la riforma

Caporedattore di Settecalcio.it
Pubblicato il
Serie A – Quanto guadagnano gli arbitri, ma intanto si blocca la riforma

Il dibattito sul rendimento dei direttori di gara si arricchisce di dati concreti grazie a una recente inchiesta sui guadagni degli arbitri in Serie A. Nell’ultimo campionato la spesa complessiva per gli ufficiali è stata di ben 3,7 milioni di euro lordi.

Questa cifra racchiude i compensi totali erogati, ma il sistema vive un momento di profonda incertezza. Il terremoto scatenato dalla mancata qualificazione della nazionale ai Mondiali ha infatti travolto i vertici federali, congelando i piani di rinnovamento.

La bozza che avrebbe dovuto introdurre il professionismo strutturato nel settore è attualmente ferma. L’intero movimento attende la data del 22 giugno, giorno in cui si conoscerà il nuovo presidente della FIGC che erediterà una situazione complessa.

Le cifre dei direttori di gara e la classifica dei compensi

Il vertice federale sarà conteso tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, chiamati a gestire un comparto scosso dalla decadenza di Antonio Zappi, colpito da inibizione. A questo si aggiunge l’indagine per frode sportiva su Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, entrambi dimissionari.

I dati pubblicati dal portale specializzato Calcioefinanza.it mostrano una netta disparità tra i fischietti della massima serie. Nella graduatoria dei compensi lordi, la forbice oscilla tra i 137.100 euro percepiti da Michael Fabbri e il picco massimo raggiunto da Marco Guida.

L’internazionale della sezione di Torre Annunziata ha incassato un totale di 181.500 euro lordi. Questa differenza economica di quasi cinquantamila euro è legata alla complessa struttura retributiva prevista dall’attuale regolamento, che si divide tra quote fisse e variabili.

Come funziona l’attuale sistema di retribuzione dei direttori di gara

La parte fissa del contratto viene stabilita in base all’anzianità e al numero di gare dirette in carriera. Si parte da un minimo di 30.000 euro, salendo a 60.000 euro oltre le cinquanta presenze, fino ai 90.000 euro garantiti agli internazionali.

Al fisso si sommano i gettoni di presenza per ogni singola sfida, che variano a seconda della mansione svolta. L’arbitro principale percepisce 4.000 euro a partita, mentre gli assistenti di linea ricevono un gettone fisso pari a 1.400 euro.

I ruoli tecnologici e di supporto completano il quadro dei pagamenti per ogni singolo match. Chi siede al Var ottiene 1.700 euro, l’assistente Var ne incassa 800, mentre la quota destinata al quarto ufficiale di gara si attesta a 500 euro.

Cosa significa la transizione verso il vero professionismo

La vecchia riforma avanzata dall’ex presidente Gabriele Gravina mirava a superare questo meccanismo basato sui gettoni. L’obiettivo era la creazione di un ente autonomo ricalcato sul modello inglese della Pgmol, introducendo stipendi fissi slegati dalle partite.

Questo cambiamento radicale avrebbe l’obiettivo prioritario di togliere pressioni psicologiche ai direttori di gara durante i momenti cruciali della stagione. Slegare il guadagno dal numero di designazioni garantirebbe maggiore serenità di giudizio a tutta la categoria.

Il passaggio al professionismo formale appare ormai inevitabile per adeguarsi agli standard dei campionati esteri più evoluti. Una gestione societaria del settore arbitrale permetterebbe di uniformare la preparazione atletica e lo studio dei casi di moviola.

Le conclusioni sulle prospettive future del settore arbitrale

Il futuro della categoria resta legato alle decisioni politiche che verranno prese dopo le elezioni del nuovo consiglio federale. Resta da verificare se le novità contrattuali saranno in grado di migliorare drasticamente l’apporto dei direttori di gara.

Il passaggio a una struttura totalmente professionistica non cancellerà magicamente le polemiche che accompagnano il post-partita nel calcio italiano. Certamente, però, garantirebbe una trasparenza economica e gestionale non più rimandabile nel contesto dello sport moderno.