Giovanni Malagò ha ufficialmente svelato il suo programma elettorale per la presidenza della FIGC, in vista dell’importante tornata elettorale fissata per il 22 giugno 2026. Il documento punta a una profonda modernizzazione del sistema calcio attraverso una strategia industriale e sportiva integrata.
Il piano, intitolato “Uniti per il futuro del calcio italiano”, si compone di ventitré pagine di analisi e proposte concrete. L’obiettivo dichiarato non è una rivoluzione violenta, ma una riforma strutturale capace di ricomporre le attuali frammentazioni tra le diverse leghe e componenti.
Uno dei dati più allarmanti citati da Malagò riguarda l’impiego dei giovani: nella stagione 2023/24, gli Under 21 italiani hanno collezionato solo il 2,3% dei minuti totali in Serie A. Questo numero rappresenta il punto di partenza per una nuova filiera del talento nazionale.
Sostenibilità economica e riforma delle licenze nazionali
Il candidato alla presidenza sottolinea come l’aumento dei ricavi globali non abbia ancora sanato gli squilibri strutturali del professionismo italiano. L’indebitamento dei club resta un tema critico che richiede interventi normativi più rigorosi e preventivi per evitare il collasso.
Malagò propone di trasformare le licenze nazionali in un vero e proprio percorso di accompagnamento gestionale. Il modello di riferimento è quello della sostenibilità finanziaria promosso dalla UEFA, volto a garantire una gestione virtuosa e trasparente delle risorse societarie.
Per liberare nuove risorse da reinvestire, il programma ipotizza una revisione della fiscalità sportiva. Tra le proposte spicca il possibile superamento dell’IRAP per le attività legate alla formazione e ai settori giovanili, incentivando così la crescita dei vivai interni.
Anche il tema del betting entra prepotentemente nel dibattito economico del calcio italiano. Malagò auspica una riflessione sul ritorno al sistema di una quota delle risorse generate dalle scommesse, considerando l’enorme valore economico che il calcio produce per questo specifico settore.
Infrastrutture: un piano nazionale per stadi e centri sportivi
Le infrastrutture sono descritte nel documento come il principale moltiplicatore inespresso del movimento calcistico. Il programma di Malagò prevede un coordinamento stabile tra la FIGC, il Governo e l’Istituto per il Credito Sportivo per accelerare la costruzione di nuovi impianti.
L’iter autorizzativo degli stadi deve essere semplificato attraverso partenariati pubblico-privati e incentivi fiscali dedicati. L’obiettivo è sbloccare miliardi di euro di investimenti già programmati che attualmente risultano fermi a causa della burocrazia o di incertezze normative.
Parallelamente agli stadi, il focus si sposta sui centri sportivi d’eccellenza e sulla centralità di Coverciano. Il centro tecnico federale dovrà diventare un hub metodologico per lo scouting, la preparazione atletica e la formazione continua degli staff tecnici di tutte le categorie.
Secondo quanto riportato nelle linee guida della candidatura, la Serie A deve fungere da asset industriale trainante. Una massima serie forte, capace di competere sui mercati internazionali e di combattere efficacemente la pirateria audiovisiva, porta benefici a cascata su tutta la piramide calcistica.
Valorizzazione dei giovani e tutela delle categorie ponte
La proposta per i giovani non prevede quote obbligatorie, che spesso si rivelano controproducenti, ma punta su incentivi legati al minutaggio qualificato. Si vuole creare una filiera coerente che colleghi scuola calcio, campionati Primavera, Lega Pro e Serie B.
La Serie B viene definita una “categoria ponte”, fondamentale per testare il talento italiano prima del grande salto. Per la Lega Pro, invece, il programma insiste sulla necessità di una stabilizzazione economica e su una riflessione condivisa riguardo ai format e ai costi di iscrizione.
Non viene trascurato il calcio dilettantistico rappresentato dalla LND. Malagò immagina una semplificazione amministrativa totale attraverso uno sportello unico digitale. Questo strumento permetterebbe di gestire tesseramenti e assicurazioni con un click, riducendo drasticamente il peso della burocrazia.
Un’attenzione particolare è rivolta anche agli allenatori e alla loro formazione. Il programma propone percorsi formativi più accessibili e digitalizzati, con l’introduzione graduale dell’obbligo di tecnici abilitati anche nelle attività di base per garantire la qualità dell’insegnamento ai bambini.
Governance digitale e trasparenza federale
La FIGC del futuro, nella visione di Malagò, deve essere una federazione meno divisiva e più orientata ai servizi. La digitalizzazione della macchina federale è considerata essenziale per misurare i risultati ottenuti attraverso l’analisi dei dati e la rendicontazione annuale.
Il programma prevede l’introduzione di un report annuale sullo stato di avanzamento degli obiettivi federali. Questa pratica di trasparenza permetterebbe a tutte le componenti di verificare concretamente l’efficacia delle riforme messe in atto e di correggere eventuali inefficienze.
Anche il settore arbitrale riceve garanzie di autonomia e investimenti in tecnologia. La tutela dei direttori di gara, specialmente nelle categorie di base, passerà attraverso una lotta serrata alla violenza e un supporto formativo costante per i giovani fischietti.
Infine, il documento affronta il ruolo degli agenti sportivi e la tutela dei calciatori. Si punta a un’armonizzazione delle regole italiane con quelle FIFA e a una revisione equilibrata del vincolo sportivo, che tuteli i diritti degli atleti senza danneggiare i premi formazione dei club.
I punti principali del programma di Giovanni Malagò
In sintesi, il progetto “Uniti per il futuro del calcio italiano” si articola sui seguenti pilastri fondamentali per il rilancio del movimento:
Riforma della Governance: Trasformazione della FIGC in una piattaforma di servizio digitale, con meno burocrazia, sportello unico per la LND e massima trasparenza nei risultati.
Piano Infrastrutture: Coordinamento nazionale per sbloccare l’iter degli stadi e dei centri sportivi attraverso semplificazioni burocratiche e incentivi fiscali.
Valorizzazione del Talento: Creazione di una filiera strutturata dai settori giovanili alla Serie A, con incentivi al minutaggio degli Under 21 senza l’imposizione di quote fisse.
Sostenibilità Economica: Introduzione di licenze nazionali ispirate ai criteri UEFA e riflessione sulla fiscalità sportiva, inclusa la redistribuzione di risorse derivanti dal betting.
Tutela delle Componenti: Riconoscimento della Serie A come asset industriale e della Serie B come laboratorio di giovani, uniti a una maggiore protezione per arbitri, allenatori e calciatori.
Lotta alla Pirateria: Difesa del valore dei diritti audiovisivi come risorsa vitale per la crescita dei ricavi e la competitività internazionale del brand Serie A.
Conclusione: un “Gentlemen’s Agreement” per il sistema
Il messaggio politico finale di Giovanni Malagò è un appello all’unità e alla fine delle contrapposizioni sterili. Il candidato propone una sorta di patto d’onore tra il vertice professionistico e la base dilettantistica, tra i club e i calciatori, per il bene comune.
Il calcio italiano, secondo il programma presentato, deve smettere di essere un campo di battaglia politico per diventare un’industria moderna e competitiva. Solo attraverso una visione di sistema condivisa si potrà tornare a recitare un ruolo da protagonisti a livello mondiale.
La sfida del 22 giugno 2026 rappresenta dunque un bivio decisivo. La proposta di Malagò si candida a essere la sintesi tra la dimensione puramente sportiva e la visione manageriale necessaria per affrontare le sfide del mercato globale e delle nuove generazioni di tifosi.



