Il Torino del presidente Urbano Cairo è investito ormai da diverso tempo da forti contestazioni da parte dei tifosi, invitandolo a cedere il Torino che detiene ormai da 21 anni. Ora una banca d’affari internazionale se ne starebbe occupando concretamente per sondare il mercato.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, tra i corridoi della finanza starebbe circolando un nuovo dossier relativo allo storico club granata. In particolare, il nome che rimbalza tra gli addetti ai lavori è quello del colosso statunitense Bank of America (Bofa).
L’istituto americano avrebbe mostrato un certo attivismo, forte di una consolidata esperienza come consulente nel settore del calcio europeo. Al momento non risulterebbero ancora potenziali compratori interessati, ma l’area geografica a cui si guarda con maggiore attenzione resta quella nordamericana.
Il ruolo di Urbano Cairo e lo scoglio delle offerte concrete
Le ultimissime indiscrezioni suggeriscono che, sebbene non ci siano proposte ufficiali sul tavolo, qualcosa a livello finanziario stia cominciando a muoversi. Fonti vicine al patron granata ribadiscono la sua apertura a un eventuale passaggio di mano a patto di trovare investitori più solidi.
Urbano Cairo ha spiegato più volte di essere disposto a vendere a chi sia più “bravo e disponibile” a investire nel club. Tuttavia, la mancanza di offerte concrete ha finora congelato ogni possibile scenario di uscita, nonostante il clima teso con la piazza.
Mentre il calciomercato prosegue il suo corso, la partita societaria si gioca su tavoli differenti. La valutazione del club e l’interesse degli investitori statunitensi sono elementi che potrebbero cambiare radicalmente il futuro del Torino nei prossimi mesi.
Il nodo Stadio Olimpico come leva per la valutazione
Un aspetto fondamentale della vicenda riguarda il dialogo con il Comune per la possibile vendita dello stadio Olimpico Grande Torino. L’acquisto dell’impianto permetterebbe a Cairo di rafforzare il patrimonio della società, rendendola più appetibile per i compratori esteri.
Una volta cadute le ipoteche sulla struttura, il club acquisirebbe un valore patrimoniale differente. Questo asset immobiliare è spesso la chiave per sbloccare trattative live con fondi americani, solitamente molto interessati alla gestione diretta delle infrastrutture sportive.
La circolazione di questo dossier rappresenta dunque un segnale di accelerazione. Se Bank of America dovesse individuare interlocutori seri negli Stati Uniti, la lunga era Cairo potrebbe davvero avvicinarsi a una svolta storica e definitiva.
Il dossier BofA e il precedente dei colossi USA nel calcio
L’attivismo di Bank of America non è un caso isolato, ma si inserisce in un trend consolidato che vede i giganti di Wall Street come registi occulti delle più grandi acquisizioni sportive. Negli ultimi anni, istituti come JP Morgan e Goldman Sachs hanno curato passaggi di proprietà storici, come quelli di Milan e Roma, confermando che il calcio italiano è considerato una “miniera d’oro” per gli investitori d’oltreoceano. BofA stessa ha recentemente rafforzato il suo legame con il pallone diventando partner ufficiale della FIFA per i Mondiali 2026 e il Mondiale per Club 2025.
L’ingresso di una banca di questo calibro nella vicenda Torino suggerisce che il club granata venga analizzato non solo per i suoi risultati sportivi, ma come un asset finanziario con ampi margini di crescita commerciale. Negli Stati Uniti, il modello dei club europei è visto come “sottovalutato” rispetto alle franchigie americane (come quelle di NBA o NFL), e la presenza di un dossier presso Bank of America serve proprio a presentare il Torino a quella platea di miliardari e fondi di private equity pronti a scommettere sul “made in Italy” calcistico.






