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Grande Torino, 77 anni dopo Superga: il ricordo immortale del 4 maggio

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani
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Caporedattore di Settecalcio.it
Grande Torino, 77 anni dopo Superga: il ricordo immortale del 4 maggio

Il 4 maggio 1949 l’aereo che trasportava il Grande Torino si schiantò contro la Basilica di Superga, ponendo fine alla squadra più forte di sempre. Esattamente 77 anni dopo, la tifoseria del Toro si riunisce sul colle per onorare gli Invincibili, una cerimonia che ogni anno richiama decine di migliaia di tifosi pronti a giurare eterno amore a una leggenda che va oltre il calcio.

Alle ore 17:03 di quel tragico pomeriggio, il tempo si fermò per 31 persone, tra calciatori, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio. Quella squadra non era solo un club pluripremiato, ma rappresentava l’intera Nazionale italiana e il simbolo della rinascita di un intero Paese ferito dal dopoguerra.

Il disastro aereo cancellò in un istante un patrimonio di democrazia, libertà e impegno sociale. Da allora, il 4 maggio non è più una semplice data sul calendario, ma un rito collettivo in cui il sangue granata scorre più velocemente nelle vene di un popolo che non ha mai smesso di guardare verso il cielo.

Il programma delle celebrazioni e il ricordo dei caduti

La giornata di oggi, segnata da un cielo nuvoloso che rievoca l’atmosfera plumbea di quel lontano 1949, prevede diversi momenti di alta tensione emotiva. Si comincia alle ore 12 presso il Cimitero Monumentale di Torino, con una commemorazione solenne davanti alla lapide che riporta i nomi dei caduti, alla presenza dei parenti delle vittime e delle autorità cittadine.

Tra i rappresentanti istituzionali sono attesi gli assessori Foglietta e Carretta, oltre a una delegazione ufficiale del Torino FC. Il culmine delle celebrazioni si sposterà poi sulla collina di Superga, dove il sindaco Lo Russo e i vertici della Regione parteciperanno alla Messa solenne all’interno della basilica.

La funzione religiosa inizierà simbolicamente alle 17:03, l’orario in cui l’aereo scomparve dai radar. Quest’anno sarà don Gian Luca Carrega a officiare la cerimonia, sostituendo don Riccardo Robella, il cappellano granata ancora impegnato in un lungo percorso di riabilitazione dopo un grave incidente stradale avvenuto lo scorso novembre.

Dopo la Messa, il momento più toccante: il capitano granata Duvan Zapata salirà davanti alla lapide posta sul retro della basilica per la lettura dei nomi delle 31 vittime. Un rito che ogni anno rinnova il giuramento di fedeltà del popolo del Toro verso chi ha reso grande questa maglia in tutto il mondo.

Un popolo fiero contro il grigiore del presente

Essere tifosi del Toro oggi significa convivere con un passato glorioso e un presente che molti definiscono “modestissimo”. La contestazione verso la presidenza di Urbano Cairo resta uno dei temi caldi di questo anniversario, con il patron granata che, come l’anno scorso, ha scelto di non partecipare alle cerimonie ufficiali per evitare scontri o contestazioni pubbliche.

Il sentimento della tifoseria è quello di un popolo sofferente e ferito, che agogna un futuro più dignitoso e “vero”. Il malcontento per i due decenni della gestione attuale è evidente, specialmente se confrontato con l’epica viscerale degli Invincibili, che rappresentavano l’essenza stessa dell’orgoglio granata.

Nonostante non si possa ripetere la marcia popolare oceanica dello scorso anno, quando il 4 maggio cadde di domenica, il fervore dei sostenitori resta intatto. Il tifoso granata non cerca solo la vittoria banale, ma la riconquista di una identità sportiva che sembra essersi smarrita nel grigiore delle ultime stagioni.

Il Grande Torino non è infatti considerato un semplice ricordo polveroso, ma una “rotta” morale da seguire. In ogni bacio mandato verso il cielo c’è la speranza di una svolta reale, di un cambiamento che possa riportare il club ai livelli di pulizia e impegno che caratterizzavano la squadra di Valentino Mazzola.

Il significato profondo del 4 maggio: oltre la materialità

Per chi ha il cuore dipinto di granata, il 4 maggio è un insieme di valori senza tempo. Non si onora solo una squadra di campioni, ma un ideale che va oltre la materialità del rettangolo verde. Questo culto laico rappresenta una lezione di vita: la capacità di restare fieri nonostante le cadute e le tragedie.

Le migliaia di persone che ogni anno solcano le vie del centro cittadino o salgono a piedi verso la Basilica dimostrano che il Toro è un’entità spirituale. Anche se il presente non offre grandi gioie sportive, la storia degli Invincibili funge da scudo contro la mediocrità, mantenendo viva la fiammella della dignità sportiva.

Il rispetto per il Grande Torino è un culto che non conosce stanchezza, nonostante siano passati quasi otto decenni. È la dimostrazione che alcune storie non hanno fine e che il legame tra una squadra e la sua città può diventare un pilastro culturale e sociale indistruttibile, capace di resistere a ogni crisi societaria.

In questo scenario, il 4 maggio diventa un simbolo di speranza. Non è solo la ricorrenza di un anniversario tristissimo, ma il giorno in cui il popolo granata ribadisce la propria esistenza. “Il tifoso del Toro è sempre qua”, a testimoniare che la memoria è l’unica forma di immortalità concessa agli uomini.

Conclusioni: un amore viscerale che sfida il tempo

Il 77° anniversario della tragedia di Superga si chiude con la consapevolezza che il mito del Grande Torino è più vivo che mai. Nonostante le piogge previste e l’assenza della proprietà, la forza del sentimento granata esplode nel silenzio del colle, durante la lettura di quei nomi che ogni bambino di Torino impara a memoria come una preghiera.

Il 4 maggio resta la data in cui il Toro si riappropria della sua anima. È una giornata dedicata a chi ha dato la vita per questi colori e a chi continua a soffrire ogni domenica, nella speranza che un giorno il club possa tornare a essere lo specchio fedele di quella squadra che fece piangere il mondo intero.

L’appuntamento a Superga non è quindi un semplice atto formale, ma l’affermazione di una identità collettiva. Finché ci sarà un solo tifoso pronto a salire quel colle alle 17:03, il Grande Torino non sarà mai veramente caduto, ma continuerà a volare alto sopra le nuvole del tempo, guidando i sogni di chi non smette mai di crederci.

In definitiva, questo anniversario particolare conferma l’unicità della tifoseria granata. In un calcio sempre più freddo e legato ai numeri, il popolo del Toro sceglie ancora una volta il cuore, la memoria e la fierezza, onorando i suoi caduti con la dignità di chi sa di appartenere a una storia che non avrà mai fine.