A meno di un anno dal suo arrivo a Torino, Loïs Openda si avvia verso l'addio in direzione Francia, con l'Olympique Lione a un passo. Al belga, il club transalpino offre in Europa League la vetrina che a Torino non ha mai trovato, dopo una stagione talmente magra da costargli il Mondiale con il Belgio. Un divorzio quasi lampo. La sua uscita rappresenterebbe la prima tessera di un domino chiamato a sbloccare l'intero mercato in entrata.
Dall'obbligo automatico ai quaranta milioni
Il paradosso nasce da una clausola. Openda era arrivato a inizio settembre 2025 dall'RB Lipsia in prestito con obbligo di riscatto legato a una condizione sportiva, il decimo posto in Serie A. Come da nota ufficiale del club, l'operazione era partita da 3,3 milioni di prestito più 0,8 di premi, con un riscatto poi fissato a 40,6 milioni spalmati su quattro esercizi e 1,7 milioni di oneri accessori.
La condizione si è avverata, il riscatto è scattato, e la Juventus si è ritrovata a bilancio un attaccante da oltre 40 milioni senza aver mai centrato l'obiettivo Champions che avrebbe reso sostenibile quell'esborso. Resta poi il nodo dell'ingaggio, da 7,4 milioni lordi, circa 4 netti, fino al 2030: al Lione il belga andrebbe in prestito, con la formula ancora da limare e la Juventus disposta a farsi carico di una parte dello stipendio pur di alleggerire il monte ingaggi. Una minusvalenza contabile mascherata da uscita necessaria, più che un fallimento tecnico puro.
Da bomber di Lens e Lipsia alla panchina bianconera
Il curriculum diceva altro. A Lens, nel 2022-2023, Openda aveva chiuso con 21 gol in campionato guadagnandosi il salto in Bundesliga; a Lipsia aveva confermato tutto, superando quota 40 reti complessive. Il finalizzatore che la Juve pensava di aver preso non si è mai visto in bianconero.
Una prima parte di stagione quasi sempre da subentrante ha lasciato spazio a un rendimento in Serie A fermo a un solo gol, quello firmato alla Roma a dicembre, cui si aggiunge la rete in Champions League di fine novembre. Da marzo Luciano Spalletti lo ha impiegato sempre meno, fino a una panchina diventata quasi fissa; lo stesso tecnico, in primavera, si era assunto la responsabilità di quelle scelte, spiegando di aver ritenuto altri più adatti.
Il conto pagato con la Nazionale
Il conto più salato, però, il belga lo ha pagato con la Nazionale. Il ct Rudi Garcia lo ha lasciato fuori dai 26 convocati del Belgio per il Mondiale 2026, preferendogli Romelu Lukaku e spiegando la scelta senza giri di parole: "Openda non gioca più da mesi alla Juventus e non potevamo partire con due giocatori che hanno poco ritmo". Un'esclusione che fotografa, meglio di ogni cifra, un anno da comparsa per chi a Torino era arrivato con tutt'altre aspettative.
Perché l'addio sblocca l'attacco della Juve
La cessione diventa qui strategica più che sentimentale. Openda è solo l'ultimo dei nodi in un reparto da ricostruire da zero: Dušan Vlahovic è andato via a parametro zero, Jonathan David e Edon Zhegrova restano sul mercato in uscita e in rosa l'unico intoccabile è Kenan Yildiz. Spalletti ha chiesto due centravanti, e per affondare i colpi la dirigenza deve prima ridurre il numero degli attaccanti e sfoltire il monte ingaggi. Senza l'addio del belga, insomma, le piste in entrata restano congelate.
Kolo Muani e Pellegrino, i nomi in attesa
La priorità porta il nome di Randal Kolo Muani: il Paris Saint-Germain valuta il francese intorno ai 50 milioni, la Juve ne offre circa 45 tra parte fissa, bonus e percentuale sulla futura rivendita, ragionando su un prestito oneroso con riscatto. Al suo fianco il club vorrebbe Mateo Pellegrino del Parma, con l'accordo per un quinquennale da 2 milioni a stagione già impostato sulla base di un prestito da circa 7 milioni con obbligo condizionato. Sullo sfondo resta anche il Lens, tentato dal ritorno del suo ex bomber ma frenato dall'ostacolo ingaggio, mentre il Lione ha preso il largo.
L'ultimo passo resta quasi una formalità, ma non è immediato. La partenza slitta a dopo l'amichevole di sabato 25 luglio con lo Standard Liegi, in programma alle 20 allo Stade de Sclessin, dove Spalletti vuole tenersi il belga avendo di fatto i soli Openda e Milik come centravanti di ruolo. Solo dopo quel test arriverà il via libera, e solo liberando quel posto l'attacco della prossima Juventus potrà davvero prendere forma.






