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Il paradosso Bremer scuote la Juve – Ecco perchè non piace a Spalletti

Caporedattore di Settecalcio.it
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Il paradosso Bremer scuote la Juve – Ecco perchè non piace a Spalletti

Il futuro del reparto arretrato bianconero potrebbe subire una clamorosa rivoluzione a causa delle precise idee tattiche del nuovo allenatore. Nonostante lo spessore del calciatore, le sue attitudini non si sposano con i dettami della guida tecnica.

Il club piemontese ha fissato una valutazione minima da 40 milioni di euro per il cartellino del difensore brasiliano. Su di lui si registra il forte e costante pressing del Bayern, pronto ad approfittare della situazione di incertezza.

Il paradosso del centrale bianconero

La situazione che si è venuta a creare attorno al forte difensore ventinovenne sta accendendo un profondo dibattito tra i tifosi della Vecchia Signora. Il calciatore è unanimemente riconosciuto come un leader assoluto e un punto di riferimento dello spogliatoio.

Il ragazzo ha manifestato a più riprese la ferma volontà di rimanere a Torino per vincere con la maglia della Juve. Tuttavia, il classe 1997 non viene più ritenuto intoccabile o centrale all’interno del nascente progetto tattico del mister toscano.

La motivazione di questa clamorosa esclusione dai piani futuri risiede interamente nelle caratteristiche del difensore, non ritenute idonee per lo sviluppo della manovra. Per Luciano Spalletti la costruzione del gioco deve obbligatoriamente partire con qualità fin dalla propria linea arretrata.

L’allenatore toscano sperava che il centrale potesse compiere un salto di qualità netto sotto il profilo della gestione del pallone. I riscontri sul campo arrivati durante gli ultimi mesi di lavoro hanno però smentito le aspettative iniziali della vigilia.

I rilievi tecnici di Luciano Spalletti

Per comprendere le ragioni del tecnico, occorre analizzare le dichiarazioni rilasciate pochi mesi dopo il suo sbarco sulla panchina della Juve. L’allenatore aveva inizialmente elogiato le potenzialità enormi del brasiliano, sottolineando come potesse affettare in un attimo i reparti avversari.

Con il passare del tempo, l’ex commissario tecnico della Nazionale si è reso conto che il giocatore non è mai riuscito a progredire. Se in fase di marcatura e nelle letture aeree resta un elemento formidabile, palla al piede mostra lacune evidenti.

Le critiche pubbliche non sono mankate al termine del campionato, in particolare dopo il pareggio casalingo ottenuto contro il Verona. Il mister ha spiegato apertamente che sia lui che Kelly possiedono qualità individuali straordinarie nel duello fisico e nella forza pura.

Al tempo stesso, l’allenatore ha rimarcato come nell’impostazione e nella qualità di andare a creare calcio i due centrali concedano inevitabilmente qualcosa agli avversari. Una caratteristica strutturale con cui lo staff tecnico ha capito di dover convivere, ma che apre le porte all’addio.

I numeri del profilo e i dati statistici

I dati relativi al rendimento sul rettangolo verde confermano pienamente le impressioni visive espresse dal tecnico della compagine torinese. Come evidenziato dalle statistiche analizzate sul portale specializzato DataMb, il divario tra la fase difensiva e quella di possesso è netto.

Il centrale si colloca nel novantesimo percentile per quanto riguarda i duelli individuali vinti nei massimi campionati continentali. Questo significa in modo inequivocabile che soltanto il dieci per cento dei difensori a livello europeo possiede una percentuale di successo superiore alla sua.

I problemi emergono quando si analizzano le statistiche di distribuzione del pallone, dove il difensore fa registrare medie piuttosto mediocri. Il calciatore si trova infatti soltanto nel sessantesimo percentile per quanto riguarda l’esatta precisione nei passaggi diretti in avanti.

I dati peggiorano ulteriormente se si prendono in esame i passaggi progressivi completati, che vedono il calciatore nel cinquantaquattresimo percentile complessivo. Questa specifica voce statistica misura i passaggi che riducono la distanza dalla porta avversaria di almeno il venti per cento.

Il dato più critico è però quello legato alle conduzioni progressive, dove il brasiliano scivola addirittura al quarantatreesimo percentile. In questo fondamentale, che valuta la capacità di avanzare palla al piede guadagnando spazio verso la metà campo avversaria, le lacune sono evidenti.

Cosa significa per il mercato della Juve

Nel calcio moderno teorizzato da Spalletti, saper marcare l’uomo e vincere i contrasti non è più una condizione sufficiente per un difensore. Il centrale ideale deve possedere i piedi e la visione di gioco di un vero e proprio regista arretrato.

La necessità di disporre di elementi abili nel palleggio trasforma un idolo della tifoseria in un pezzo pregiato sacrificabile sull’altare del bilancio. La cessione del leader difensivo permetterebbe alla società di incassare liquidità immediata da reinvestire su profili più funzionali.

Il direttore sportivo valuta le offerte provenienti dall’estero, conscio che il mercato della Premier League potrebbe muoversi con decisione sul centrale. La cessione garantirebbe la plusvalenza necessaria per andare all’assalto di difensori dai piedi più educati e inclini alla costruzione.

Lo scetticismo dell’allenatore ha di fatto accelerato le manovre per la sua sostituzione, modificando le priorità della campagna trasferimenti estiva. La dirigenza si trova costretta a cercare un sostituto che sappia garantire lo stesso rendimento difensivo ma con una qualità superiore.

Le prospettive del progetto tattico

I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere l’evoluzione della trattativa con il club bavarese e le reali intenzioni delle pretendenti inglesi. Il calciatore continua ad allenarsi con la massima professionalità, in attesa di novità definitive sul suo futuro lavorativo.

La squadra ha bisogno di assimilare in fretta i nuovi concetti per non farsi trovare impreparata all’inizio del campionato. L’addio del pilastro arretrato costringerà lo spogliatoio a trovare nuovi leader carismatici all’interno del gruppo per sopperire alla pesante partenza.

Il tecnico toscano non intende scendere a compromessi sulla sua filosofia di gioco, convinto che la qualità del palleggio sia l’unica strada per vincere. La rivoluzione della retroguardia rappresenta il primo vero passo verso la costruzione di una formazione interamente a sua immagine.