Alberto Gilardino è il nuovo allenatore del Parma. La società ha scelto l’ex attaccante per sostituire Carlos Cuesta, chiudendo dopo appena cinque giornate la seconda stagione del tecnico spagnolo sulla panchina gialloblù. Per Gilardino si tratta di un ritorno carico di significati, ventuno anni dopo l’ultima partita giocata con il Parma.
Gilardino torna a Parma dopo 21 anni
La storia riparte da dove era cominciata una delle tappe più importanti della carriera di Alberto Gilardino. L’attaccante arrivò al Parma nel 2002 e vi rimase fino al 2005, diventando rapidamente uno dei protagonisti della squadra emiliana. In tre stagioni realizzò 50 gol, lavorando anche sotto la guida di Cesare Prandelli.
Fu proprio con la maglia del Parma che Gilardino costruì una parte decisiva della propria reputazione. Tra le immagini più significative resta la sfida contro il Bologna, una partita fondamentale nella corsa alla salvezza, nella quale il suo gol risultò decisivo.
Celebre anche la sua esultanza con il gesto del violino. Un'immagine diventata simbolo del suo periodo parmense e legata idealmente alla tradizione musicale della città, dal Teatro Regio alla figura di Giuseppe Verdi.
Nell'estate del 2005 arrivò il trasferimento al Milan per una cifra vicina ai 25 milioni di euro. Da lì sarebbe iniziata una nuova fase della carriera, culminata anche con la vittoria del Mondiale 2006 con la Nazionale italiana.
Cuesta, l'addio dopo cinque giornate
Il ritorno di Gilardino coincide con la conclusione dell'esperienza di Carlos Cuesta. La società ha formalizzato la risoluzione del contratto con il tecnico spagnolo, che ha lasciato la panchina del Parma dopo appena cinque giornate della sua seconda stagione.
Una decisione che può essere sembrata improvvisa, ma che, secondo quanto emerso, nasceva da dubbi già presenti. Durante l'estate il Parma avrebbe valutato anche la possibilità di consentire a Cuesta di partire qualora fossero diventati concreti interessamenti dall'estero.
Il tecnico classe 1995 aveva comunque raggiunto un obiettivo importante nella stagione precedente, conducendo il Parma alla salvezza con due mesi di anticipo rispetto alla conclusione del campionato. Il risultato aveva garantito continuità al suo lavoro, anche se sul piano del gioco erano rimaste alcune perplessità.
Tra gli aspetti analizzati dalla società c'era anche la difficoltà di alcuni giocatori tecnicamente importanti a esprimersi al meglio. Adrien Bernabé, per esempio, sembrava avere avuto un rendimento inferiore rispetto alle aspettative.
Le perplessità non cancellate dalla vittoria sul Genoa
La vittoria ottenuta domenica contro il Genoa non è stata sufficiente per cancellare i dubbi. Il Parma aveva raccolto quattro punti nelle prime cinque giornate e la pausa successiva ha rappresentato una finestra utile per riflettere sulla situazione.
Nel confronto avuto nel fine settimana sarebbero riemerse anche differenze di natura tecnica e tattica già emerse nel corso della precedente stagione. Da qui la scelta della società di interrompere il rapporto e affidare la squadra a un nuovo allenatore.
La separazione tra Parma e Cuesta è avvenuta comunque in un clima definito rispettoso e sereno. La risoluzione sottoscritta consente al tecnico di poter iniziare immediatamente una nuova esperienza all'estero, senza dover attendere la conclusione della stagione.
Lo stesso Cuesta ha salutato il Parma attraverso un messaggio pubblicato su Instagram:
“Parma, grazie. È stato un anno e mezzo intenso dove ho dato tutto me stesso, fino all’ultimo giorno, per una squadra e per un club ai quali mi sono legato profondamente. Purtroppo non ci sono più le condizioni per proseguire questo percorso, ma questo non cambia il valore di un’esperienza ricchissima, che porterò sempre con me”
Gilardino ha superato la concorrenza
La candidatura di Gilardino è diventata rapidamente quella più concreta. Il presidente Kyle Krause e l'amministratore delegato Federico Cherubini avevano già valutato la disponibilità dell'ex attaccante e i contatti sono proseguiti fino a tarda sera.
Non era però l'unico nome preso in considerazione. Nella lista dei possibili successori erano presenti anche Paolo Zanetti e Roberto D'Aversa. Quest'ultimo avrebbe rappresentato un ritorno particolarmente significativo, considerando il lavoro svolto a Parma tra il 2016 e il 2018, periodo nel quale conquistò una doppia promozione dalla Lega Pro alla Serie A.
Altri profili, come Davide Ballardini e Davide Nicola, non sembravano invece convincere pienamente la dirigenza. Igor Tudor era stato valutato, ma il suo profilo appariva distante dagli obiettivi della società e il tecnico aveva anche altre ambizioni professionali.
Alla fine la scelta è caduta su Gilardino, con il Parma che ha puntato sulla conoscenza dell'ambiente e sulla sua esperienza maturata negli ultimi anni da allenatore.
La carriera di Gilardino in panchina
Il percorso di Gilardino da tecnico è iniziato nel calcio dilettantistico con il Rezzato. Successivamente sono arrivate le esperienze in Serie C con Pro Vercelli e Siena, prima dell'approdo al Genoa.
In Liguria ha iniziato lavorando con la Primavera per poi conquistare la panchina della prima squadra. Il suo lavoro ha portato alla promozione in Serie A e alla successiva permanenza nella massima categoria.
Nel giugno 2025 è arrivata la chiamata del Pisa, con cui Gilardino ha vissuto una nuova esperienza in Serie A. Il rapporto si è concluso il primo febbraio, prima della nuova opportunità arrivata ora dal Parma.
Un percorso che ha permesso all'ex campione del mondo di accumulare esperienze differenti e di sviluppare una propria identità tattica, pur senza legarsi in maniera rigida a un solo sistema di gioco.
Il calcio di Gilardino e il sistema tattico
In Serie A Gilardino ha mostrato una particolare preferenza per la difesa a tre. Il sistema più utilizzato è stato il 3-5-2, ma il tecnico ha fatto ricorso anche al 3-4-2-1 e al 3-4-1-2.
Non si tratta però di un allenatore legato esclusivamente a una soluzione. Nelle precedenti esperienze, soprattutto al Genoa in Serie B, ha utilizzato anche il 4-3-3 e il 4-3-1-2.
La sua idea parte dalla ricerca di compattezza e dalla volontà di occupare bene gli spazi, senza rinunciare a un atteggiamento propositivo. L'obiettivo è quello di portare più giocatori nella metà campo avversaria e costruire una squadra capace di attaccare con continuità.
A Parma il sistema definitivo dipenderà naturalmente dalle caratteristiche della rosa. Gilardino avrà il compito di trovare rapidamente il modo migliore per valorizzare i giocatori a disposizione e dare alla squadra una fisionomia precisa.
Un ritorno che unisce passato e futuro
Il Parma riparte dunque da un volto profondamente legato alla propria storia recente. Gilardino torna al Tardini con un ruolo completamente diverso rispetto a quello che aveva quando, da giovane attaccante, segnava gol e celebrava le reti con il suo celebre violino.
Questa volta dovrà costruire una squadra, gestire uno spogliatoio e dare una direzione tecnica a una stagione che ha già conosciuto il primo cambio di panchina.
Il punto di partenza è quindi particolare: da una parte la necessità immediata di rilanciare il Parma, dall'altra il valore simbolico di un ritorno che riporta Gilardino nel luogo nel quale aveva vissuto una delle fasi più importanti della propria carriera.
Ventuno anni dopo, il Parma e Gilardino si ritrovano. Ma questa volta il violino resta fuori dal campo: al centro ci sono una panchina, una squadra da ricostruire e una nuova sfida da affrontare.







