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E’ morto Igor Protti: addio al leggendario bomber di Serie A

Caporedattore di Settecalcio.it
Pubblicato il
E’ morto Igor Protti: addio al leggendario bomber di Serie A

Una dolorosa notizia scuote profondamente tutto il panorama calcistico nazionale, unendo nel cordoglio tifoserie di ogni categoria e generazioni diverse di appassionati. Uno dei centravanti più iconici e amati della storia recente del nostro sport ha terminato il suo percorso terreno.

Il mondo dello sport piange la scomparsa di Igor Protti, spentosi all’età di 58 anni dopo aver lottato con immenso coraggio contro una grave patologia tumorale scoperta lo scorso anno. La triste notizia è stata divulgata ufficialmente dalla famiglia attraverso una nota condivisa sui canali social.

Il commovente messaggio d’addio e le tappe della carriera

Il comunicato ufficiale diffuso dai congiunti reca le ultime e toccanti parole scritte di pugno dal bomber prima del fischio finale della sua esistenza. L’ex calciatore ha voluto ringraziare pubblicamente i propri cari e tutti i sostenitori delle squadre in cui ha militato nel corso degli anni.

I familiari hanno confermato che la salma sarà esposta a partire dalle ore 15 odierne presso la stanza del commiato Frongillo, situata all’interno del cimitero di Cecina in via della Rimembranza. Il mondo del pallone perde un esempio di straordinaria integrità morale.

Il percorso professionistico del centravanti ha preso il via nella sua Rimini sotto la guida tecnica di Arrigo Sacchi, che lo promosse in prima squadra in C1 durante la stagione 1984-1985. Quella prima formativa esperienza fu il trampolino di lancio verso palcoscenici ben più prestigiosi.

Il calciatore si fece successivamente apprezzare dal grande pubblico durante un memorabile triennio vissuto tra le file del Messina in Serie B, dove arrivò nel 1989 per sostituire un mito come Totò Schillaci, dimostrando subito una straordinaria attitudine al gol.

Lo storico record di Bari e le stagioni con le grandi del calcio

Il punto più alto della sua avventura realizzativa nella massima serie fu raggiunto con la maglia del Bari durante lo straordinario e indimenticabile campionato 1995-1996. Sotto la guida del tecnico Materazzi e del Mago Nicola, l’attaccante visse l’annata calcistica della vita.

In quella stagione memorabile, il giocatore conquistò il prestigioso titolo di capocannoniere della Serie A realizzando ben 24 reti, dividendo il primato con Beppe Signori. Quel record rimase storico poiché la compagine pugliese andò incontro a una dolorosa retrocessione.

Nonostante il mancato inserimento nella lista dei convocati per l’Europeo da parte del c.t. Arrigo Sacchi, le prestazioni del bomber attirarono le attenzioni delle big del mercato. Moratti provò a portarlo all’Inter, ma la trattativa sfumò poiché non si fece in tempo a vendere Zamorano.

Fu così che la Lazio di Cragnotti riuscì ad assicurarsi le prestazioni sportive del prolifico attaccante romagnolo, con cui riuscì a conquistare una prestigiosa Supercoppa Italiana. Successivamente, il giocatore visse un’importante parentesi agonistica difendendo i colori del Napoli.

Il mito dello Zar a Livorno e il record nelle tre categorie

La seconda giovinezza sportiva del centravanti si legò in modo indissolubile alla piazza di Livorno, una realtà che lo elesse a vero e proprio idolo con l’appellativo di Zar. All’età di 33 anni decise di scendere in C1 per sposare la causa amaranto.

In Toscana il bomber scrisse pagine leggendarie, vincendo per due volte la classifica marcatori in terza serie e replicando l’impresa in Serie B con 23 reti. Insieme a Dario Hubner, resta l’unico calciatore italiano ad aver vinto la classifica cannonieri in C1, B e A.

Quando nel 2003 l’attaccante manifestò l’intenzione di ritirarsi dall’attività agonistica, il popolo livornese lo convinse a restare per un’ultima grande impresa. Il ritorno in città del compagno di reparto Cristiano Lucarelli sancì la nascita di una coppia d’attacco formidabile.

I due attaccanti misero a segno ben 44 gol complessivi in un solo torneo di Serie B, trascinando di peso il sodalizio toscano nella massima categoria. Il bomber giocò un ultimo anno in prima serie segnando 6 reti prima del definitivo addio al calcio giocato.

Cosa significa la scomparsa dello Zar per la comunità del pallone

La figura dell’ex numero dieci del Napoli, l’ultimo a indossare la sacra maglia prima del definitivo ritiro in onore di Maradona, rappresenta un calcio romantico e valoriale ormai sbiadito. Il suo spessore umano superava di gran lunga le già straordinarie doti atletiche.

L’ex attaccante si distingueva per una spiccata sensibilità sociale, testimoniata dall’impegno nel teatro di beneficenza al fianco di 40 attori affetti da disabilità psichica. Il rispetto guadagnato sui campi di tutta Italia andava ben oltre i colori delle maglie indossate.

Le manifestazioni di affetto ricevute nel corso della degenza ospedaliera confermano il legame viscerale sviluppato con le piazze storiche della sua carriera. I tifosi della Curva Nord del Livorno e i ragazzi della Zona Sud gli hanno dedicato striscioni indimenticabili.

I messaggi di vicinanza e i cartelli stradali sono apparsi ovunque, da Rimini a Messina, fino alle località pugliesi di Modugno e Noci. Anche le tifoserie storicamente rivali di Lecce, Roma, Spezia e Pisa hanno voluto tributare un sincero e commosso omaggio alla memoria dell’uomo.

I ricordi d’infanzia e il legame profondo con la figura paterna

Il percorso umano del centravanti è stato segnato da aneddoti significativi legati alla figura del padre Flavio, scomparso prematuramente venti giorni prima della nascita del nipote Nicholas Flavio. Il genitore gli aveva regalato il primo pallone nel 1968 e la maglia di Rivera per i dieci anni.

L’attaccante ricordava spesso il grande insegnamento ricevuto dal genitore in un cantiere edile per fargli comprendere il valore del denaro dietro l’acquisto del mitico pallone Tango di Argentina ’78. Quella lezione di vita contribuì a forgiare il carattere umile dell’atleta.

Nel suo cammino professionale e personale, l’ex bomber ha sempre conservato una profonda fede nei valori dell’amicizia e della solidarietà familiare. In una storica intervista d’archivio concessa alla redazione del Magazine della Gazzetta, espresse pensieri lucidi sul senso della felicità.

Alla domanda su come avrebbe desiderato terminare la propria esistenza, l’attaccante rispose auspicando una vecchiaia serena senza recare troppa sofferenza ai propri cari. Il destino non gli ha concesso quel finale, ma la sua impronta resta indelebile nel cuore della gente.

Le conclusioni sull’eredità sportiva e umana del bomber

La perdita di questo grande protagonista priva il movimento calcistico nazionale di un punto di riferimento etico fondamentale. Il ricordo delle sue esultanze storiche, come il celebre trenino mimato sul prato di Bari, resterà per sempre impresso nella memoria collettiva.

Nel paradiso degli attaccanti il centravanti romagnolo ritroverà figure leggendarie del nostro calcio come Luca Vialli, suo grande punto di riferimento sportivo in età matura. Insieme a lui potrà condividere il ricordo di un viaggio calcistico vissuto sempre a testa alta.

La cittadinanza onoraria conferitagli nel 2007 dalle municipalità di Livorno e Bari resta il sigillo istituzionale su un amore che ha travalicato i confini sportivi. Il fischio finale è arrivato troppo presto, ma il ricordo delle sue reti continuerà a vivere nei cuori degli sportivi.