Giovanni Malagò ha sciolto ufficialmente le riserve: l’ex numero uno del Coni si candida alla presidenza della FIGC. La mossa arriva proprio oggi, termine ultimo per depositare le candidature, esattamente 40 giorni prima dell’assemblea elettiva fissata per il prossimo 22 giugno.
L’annuncio è arrivato durante un evento a margine della finale di Coppa Italia a Roma, confermando una decisione attesa da settimane. Malagò ha ribadito di voler rispettare gli impegni istituzionali prima di ufficializzare la corsa alla successione di Gabriele Gravina.
Gli schieramenti e il peso dei voti in Federazione
Al momento la sfida per la poltrona più alta di via Allegri sembra profilarsi come un duello a due. Oltre a Malagò, in lizza c’è Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che vanta un solido bacino di consensi storici.
Secondo le ultimissime analisi sulle proiezioni di voto, Malagò gode del supporto della Lega Serie A, della Lega Serie B e delle associazioni di calciatori e allenatori. Questo blocco compatto garantirebbe al candidato un teorico 54% delle preferenze totali.
Di contro, Giancarlo Abete può contare sul 34% dei voti rappresentato dai Dilettanti. In questo scenario, diventa fondamentale la posizione della Lega Pro, che al momento ha scelto di non schierarsi ufficialmente in attesa di valutare i programmi elettorali depositati.
Il nodo Lega Serie B e il programma di Malagò
La decisione della Lega Serie B di convergere su Malagò è arrivata dopo una serie di consultazioni interne portate avanti dal presidente Paolo Bedin. L’orientamento dei 20 club cadetti è apparso chiaro dopo l’incontro avvenuto la scorsa settimana con i potenziali candidati.
Sebbene il sostegno sia stato annunciato, le società di Serie B hanno fatto sapere che entreranno nel merito dell’analisi del programma solo dopo la formalizzazione della candidatura. I programmi devono essere presentati contestualmente al deposito dei nomi entro i termini stabiliti.
In un clima dove le trattative live non riguardano solo il campo ma anche le poltrone del potere sportivo, il dossier Malagò promette di rinnovare profondamente la struttura federale. Le associazioni di categoria sembrano vedere in lui la figura ideale per una gestione più manageriale del calcio italiano.
Tensioni istituzionali e il caso AIA
Le elezioni si inseriscono in un panorama calcistico nazionale estremamente turbolento. Oltre alle dispute sulla programmazione delle giornate e ai ricorsi della Lega Serie A contro la Prefettura di Roma, scuote l’ambiente il caos nel settore arbitrale.
Il prossimo consiglio federale dovrà dichiarare la decadenza del presidente dell’AIA, aprendo la strada a un possibile commissariamento. Questa crisi è stata alimentata dall’inchiesta della Procura di Milano che ha portato alle dimissioni del designatore Gianluca Rocchi.
Mentre il mondo del calciomercato inizia a scaldarsi in vista della sessione estiva, la politica sportiva deve affrontare queste emergenze. Nonostante la gravità della situazione arbitrale, la Procura ha deciso al momento di non convocare nuovi testimoni o aggiornare il registro degli indagati.
Cosa significa questa candidatura per il calcio italiano
La discesa in campo di Malagò rappresenta una potenziale rottura con gli equilibri del passato. Se il 54% dei voti dovesse essere confermato nelle urne del 22 giugno, la FIGC vedrebbe al comando una figura di respiro internazionale, forte della sua esperienza decennale al vertice del Coni.
Tuttavia, il percorso verso l’assemblea elettiva è ancora lungo e ricco di insidie. Il deposito ufficiale delle firme e dei programmi in segreteria è solo il primo passo formale di una campagna elettorale che si preannuncia accesa e senza esclusione di colpi tra le varie componenti del sistema.
L’incertezza della Lega Pro e la solidità del blocco dei Dilettanti guidato da Abete suggeriscono che la partita non è ancora chiusa. Molto dipenderà dalla capacità di Malagò di convincere le società di terza serie della bontà del suo progetto di riforma complessiva del sistema calcio.
Conclusioni verso l’assemblea del 22 giugno
Le prossime settimane saranno decisive per definire i dettagli delle alleanze e per la limatura dei programmi elettorali. La scadenza odierna segna lo spartiacque tra le indiscrezioni e l’ufficialità di una sfida che segnerà il futuro della Federazione per i prossimi anni.
Come riportato dall’ANSA, Malagò ha mantenuto la parola data, scegliendo di rispettare i tempi istituzionali prima di lanciarsi in questa nuova avventura professionale. Ora la palla passa alle componenti federali, chiamate a decidere quale visione di calcio premiare.
Il 22 giugno l’assemblea elettiva metterà fine a questo periodo di transizione, stabilendo se il calcio italiano sceglierà la continuità o una nuova guida per affrontare le sfide globali, inclusa la gestione di un sistema arbitrale che necessita di una profonda rifondazione.



