Il nuovo Città di Arezzo non nasce soltanto come un intervento di ammodernamento dello stadio esistente. Il progetto punta a trasformare l'impianto in una nuova polarità urbana, capace di unire sport, sostenibilità, servizi, attività commerciali e funzioni sociali.
L'obiettivo è costruire un impianto contemporaneo senza cancellare il rapporto storico con la città e con la comunità amaranto. Un percorso che può rappresentare anche un importante banco di prova per il futuro degli stadi italiani.
Arezzo e la nuova stagione degli stadi italiani
Per decenni il dibattito sugli stadi italiani è stato legato soprattutto alla necessità di adeguare strutture ormai datate, spesso caratterizzate da problemi di sicurezza, procedure amministrative complesse e difficoltà nel rapporto tra soggetti pubblici e privati.
Il progetto di Arezzo si inserisce in uno scenario differente. La nuova normativa sugli impianti sportivi, attraverso la cosiddetta Legge Stadi e il Decreto Legislativo 38/2021, ha introdotto strumenti e procedure pensati per rendere più concreto lo sviluppo di nuovi interventi.
Il Città di Arezzo rappresenta uno dei primi progetti sviluppati interamente seguendo questo nuovo quadro normativo e i successivi aggiornamenti.
Dalla progettazione alla fase operativa
Il progetto era stato presentato in precedenza all'interno del percorso editoriale “Stadi che rigenerano”, attraverso un'intervista all'architetto Carlo Antonio Fayer, coordinatore del progetto, realizzata dal direttore di Calcio e Finanza Luciano Mondellini.
Da allora il percorso è andato avanti. Il progetto definitivo è stato approvato, la fase preliminare di autorizzazione si è conclusa e si è entrati nella fase operativa della costruzione.
Il primo passaggio concreto è rappresentato dalla demolizione della vecchia tribuna Maratona, destinata a lasciare spazio a una delle principali trasformazioni previste dal nuovo impianto.
Il nuovo stadio sarà pronto entro il 2030
Il cronoprogramma guarda al 2030, quando Arezzo dovrebbe avere un impianto completamente rinnovato da circa 13.000 posti, interamente coperto e realizzato secondo gli standard richiesti a livello UEFA.
Non si tratta però di una semplice ristrutturazione. L'intervento modifica radicalmente la configurazione dello stadio e il suo rapporto con il terreno di gioco.
Una delle trasformazioni più evidenti sarà l'eliminazione della pista di atletica, con l'avvicinamento del campo alle tribune. L'obiettivo è creare una struttura più raccolta, moderna e coerente con le esigenze del calcio contemporaneo.
Curve nuove e Maratona completamente ripensata
Il progetto prevede anche la realizzazione di nuove curve e della nuova Maratona, oltre alla riqualificazione della tribuna storica.
A completare la trasformazione arriverà una nuova copertura, destinata a proteggere integralmente gli spettatori e a dare allo stadio un'immagine completamente diversa rispetto alla struttura attuale.
La trasformazione sarà realizzata per fasi, permettendo alla squadra di continuare a giocare nell'impianto anche durante i lavori. Una soluzione particolarmente importante per mantenere il legame quotidiano tra l'Arezzo, il suo pubblico e lo stadio.
La sostenibilità al centro del progetto
Uno degli elementi qualificanti del nuovo Città di Arezzo riguarda la sostenibilità ambientale.
Il progetto prevede un impianto fotovoltaico da 1,3 MW, destinato a produrre energia rinnovabile. A questo si aggiungono sistemi per la raccolta e il riutilizzo dell'acqua piovana e delle acque grigie.
Sono previste anche nuove piantumazioni e la creazione di una Comunità Energetica Rinnovabile, inserendo lo stadio all'interno di un modello più ampio di gestione delle risorse.
La sostenibilità, quindi, non viene considerata come un elemento accessorio, ma come una componente strutturale dell'intero intervento.
Tecnologia e accessibilità per un impianto moderno
Il nuovo stadio sarà progettato anche per garantire un livello elevato di accessibilità universale.
La struttura comprenderà infrastrutture digitali in fibra ottica e sistemi avanzati di controllo, con l'obiettivo di adeguare l'impianto alle esigenze tecnologiche e organizzative del calcio moderno.
Tutto il progetto dovrà rispettare gli standard UEFA e FIGC, con una particolare attenzione alla sicurezza, alla fruibilità degli spazi e alla qualità dell'esperienza vissuta dagli spettatori.
Lo stadio resta dentro la città
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è il rapporto con il tessuto urbano.
Il Città di Arezzo non viene pensato come una struttura isolata dalla città, ma come parte integrante del suo sviluppo. Una scelta legata anche alla storia dell'impianto, inaugurato nel 1961 e profondamente legato all'identità dell'Arezzo e della comunità amaranto.
La posizione urbana diventa quindi una caratteristica da valorizzare, non un limite da superare.
Una nuova piazza intorno allo stadio
La trasformazione non riguarderà soltanto ciò che accade all'interno dell'impianto.
Il progetto prevede infatti una nuova piazza urbana, percorsi ciclabili e pedonali, aree verdi e una serie di funzioni capaci di rendere lo spazio frequentabile durante tutto l'anno.
L'idea è superare il modello dello stadio utilizzato quasi esclusivamente nel giorno della partita, trasformandolo in un luogo nel quale possano convivere sport, attività commerciali, servizi e iniziative cittadine.
Ristorazione, hospitality e nuovi servizi
Tra le funzioni previste trovano spazio ristoranti, food hall, un ristorante panoramico, skybox, aree hospitality, uffici e servizi destinati a cittadini, aziende e associazioni.
Sono elementi che assumono un'importanza strategica anche dal punto di vista economico.
Uno stadio moderno, infatti, deve essere in grado di generare attività e ricavi anche al di fuori delle poche ore legate alla partita. È una delle principali differenze rispetto alla concezione tradizionale degli impianti sportivi.
«Non possiamo costruire un'opera usata 70 ore l'anno»
È proprio l'architetto Carlo Antonio Fayer a spiegare questa filosofia del progetto:
«servono tutta una serie di funzioni che garantiscono, oltre la piena funzionalità sportiva, il raggiungimento degli obiettivi economici: altrimenti costruiamo un’opera che costa milioni di euro che però viene usata 70 ore l’anno».
Il concetto è centrale per comprendere la nuova generazione di stadi. L'impianto non deve più essere soltanto il luogo nel quale si disputa una partita, ma una struttura capace di produrre valore durante l'intera settimana.
Lo stadio come nuova polarità urbana
Il nuovo Città di Arezzo potrà ospitare anche eventi culturali, attività sociali, incontri aziendali e iniziative pubbliche.
La struttura viene quindi immaginata come uno spazio polifunzionale, capace di mantenere una relazione costante con il territorio.
In questa prospettiva lo stadio diventa una vera e propria infrastruttura urbana: un luogo nel quale lo sport rappresenta il punto di partenza, ma non l'unica funzione.
Marani: «Una leva di sviluppo economico e territoriale»
La trasformazione assume un significato particolare anche guardando alla sostenibilità economica dei club professionistici.
Il presidente della Lega Pro Matteo Marani ha sottolineato come «il futuro dei club, soprattutto nelle categorie intermedie del calcio professionistico, dipenda dalla capacità di individuare nuove fonti di ricavo complementari rispetto ai diritti audiovisivi: lo stadio non rappresenta più soltanto il luogo della gara, ma una leva di sviluppo economico e territoriale».
È una prospettiva particolarmente importante per il calcio italiano, soprattutto per le società che non possono contare sui livelli di ricavi garantiti dai grandi club delle categorie superiori.
Un progetto costruito attraverso il confronto
La progettazione del nuovo impianto è stata sviluppata attraverso un percorso definito corale.
Al lavoro hanno partecipato M28Studio, SPSK Studio, SPERI S.p.A., Comune di Arezzo e Società Sportiva Arezzo, insieme agli altri soggetti coinvolti nel percorso.
Un ruolo particolare è stato riconosciuto anche alla tifoseria organizzata, coinvolta nel confronto sulle caratteristiche del nuovo stadio.
L'obiettivo è stato quello di costruire un impianto capace di interpretare le esigenze della comunità e non semplicemente di imporre una soluzione progettuale dall'alto.
«Non è possibile costruire uno stadio calato dall'alto»
Anche Fayer ha evidenziato l'importanza di questo rapporto con il territorio:
«il tessuto cittadino ti dà delle notizie, non è possibile costruire uno stadio calato dall’alto come avviene negli Stati Uniti, ad esempio, perché noi siamo davvero dentro la città».
È una frase che sintetizza uno degli elementi più caratterizzanti dell'intervento. Arezzo non viene considerata soltanto come il luogo nel quale costruire uno stadio, ma come parte integrante del processo di progettazione.
Arezzo può diventare una case history italiana
È ancora presto per definire il nuovo Città di Arezzo un modello definitivo. Il progetto deve essere completato e dovrà dimostrare sul campo la capacità di mantenere le promesse legate a sostenibilità, ricavi, servizi e utilizzo quotidiano.
Può però essere considerato un vero laboratorio. Un caso nel quale normativa, rigenerazione urbana, sostenibilità, partnership, partecipazione e multifunzionalità vengono affrontate contemporaneamente.
Un nuovo modo di pensare lo stadio
La particolarità del progetto sta anche nelle dimensioni della città. Arezzo non è una metropoli e proprio per questo il percorso può offrire indicazioni interessanti per numerose realtà italiane di provincia.
Il futuro degli stadi non passa necessariamente da strutture gigantesche o completamente separate dal tessuto urbano. Può passare anche da impianti capaci di integrarsi con la città, generando nuove opportunità economiche e sociali.
Il Città di Arezzo guarda quindi oltre la semplice ristrutturazione di uno stadio. L'obiettivo è restituire alla città un luogo contemporaneo, sostenibile e utilizzabile durante tutto l'anno.
Se il progetto riuscirà a raggiungere gli obiettivi indicati, Arezzo potrebbe diventare una delle esperienze più interessanti della nuova stagione degli stadi italiani: non ancora un modello, ma certamente un laboratorio dal quale osservare come il calcio possa tornare a essere anche uno strumento di rigenerazione urbana.







