La maglia da calcio non è più soltanto un simbolo di appartenenza. È diventata a tutti gli effetti un prodotto commerciale, con prezzi differenti a seconda della versione scelta, delle personalizzazioni, degli sponsor e delle patch. Ogni estate i club presentano le nuove divise e per i tifosi si rinnova la scelta tra la replica più economica e la versione più vicina a quella indossata dai calciatori.
L’analisi realizzata dalla Gazzetta dello Sport ha messo a confronto i prezzi delle maglie dei cinque principali campionati europei, prendendo come riferimento la versione replica più economica disponibile online per ciascun club. Il dato generale racconta una crescita significativa: la media è passata dai 74 euro della stagione 2016/17 ai 92,7 euro del 2026/27.
Maglie, quanto costano nei cinque grandi campionati
L’aumento medio nell’arco di dieci anni è quindi del 25%, ma la crescita non è stata uguale nei diversi campionati. La Premier League è quella che ha registrato l'incremento più consistente, passando dai 63 euro medi del 2016/17 ai 93 euro attuali. Si tratta di una crescita del 48%.
Alle spalle del campionato inglese si trovano la Liga, con un aumento del 23%, la Ligue 1 e la Serie A, entrambe al 21%, mentre la Bundesliga ha registrato una crescita del 17%.
Guardando invece ai prezzi attuali, il campionato con la media più elevata è la Ligue 1, con 95,2 euro. Subito dietro c'è la Serie A, con 94,2 euro, mentre la Bundesliga si attesta a 93,3 e la Premier League a 93 euro.
La Liga presenta invece il prezzo medio più basso tra i cinque grandi campionati europei, con 88,3 euro.
Il confronto è stato costruito utilizzando sempre la versione replica più economica disponibile online. Questo permette di rendere più omogenea la comparazione tra realtà diverse e di individuare quanto deve spendere un tifoso per acquistare almeno la versione base della divisa della propria squadra.
In Italia la maglia pesa di più sullo stipendio
Il dato relativo alla Serie A diventa ancora più significativo quando il prezzo della maglia viene rapportato allo stipendio medio lordo mensile. In questo caso, secondo i dati Eurostat utilizzati nell’analisi, l'acquisto della divisa incide in Italia per il 3,4% dello stipendio medio lordo mensile.
Una percentuale superiore rispetto a quella registrata negli altri quattro campionati. In Liga il rapporto scende al 3,1%, in Ligue 1 al 2,6%, mentre in Premier League e Bundesliga si ferma al 2,1%.
La differenza, dunque, non riguarda soltanto il prezzo assoluto della maglia. Nei cinque principali campionati europei le cifre sono ormai relativamente vicine, ma il peso dell'acquisto sul reddito cambia sensibilmente da Paese a Paese.
È proprio questo uno degli elementi più interessanti del confronto. Una maglia da circa 90-95 euro può rappresentare una spesa più o meno significativa a seconda del potere d'acquisto del tifoso. In Italia, il rapporto con lo stipendio medio rende l'acquisto più oneroso rispetto agli altri grandi mercati calcistici europei.
Il dato conferma quindi come la crescita del prezzo delle divise non possa essere valutata soltanto attraverso il costo nominale. Il rapporto con il reddito contribuisce a fotografare meglio il reale peso economico sostenuto dai tifosi.

Serie A, Napoli, Fiorentina e Torino sotto i 60 euro
All'interno della Serie A emergono poi strategie commerciali differenti. Alcuni club hanno scelto di offrire ai propri tifosi una possibilità di acquisto più accessibile, affiancando alla versione utilizzata dai calciatori una replica proposta a un prezzo più basso.
È il caso di Napoli, Fiorentina e Torino, che mettono a disposizione una versione replica a meno di 60 euro. La versione match, invece, presenta un prezzo più elevato e caratteristiche maggiormente vicine a quelle della divisa utilizzata dai giocatori.
La distinzione tra replica e match è ormai diffusa anche negli altri grandi campionati europei. La differenza è che in molti casi la versione replica più economica parte comunque da cifre superiori.
Per il confronto tra i club è stata quindi considerata sempre la proposta più accessibile disponibile, proprio per evitare che le differenti strategie commerciali rendessero meno significativo il paragone.
C'è poi il caso particolare del Como. Al momento dell'analisi, sullo store online del club era disponibile soltanto la maglia con la patch della Champions League, elemento che incide quindi sul costo della divisa proposta ai tifosi.
Un'altra particolarità riguarda tre società di Serie A che, al momento della rilevazione, non avevano ancora messo in vendita la propria maglia sullo store ufficiale online: Frosinone, Monza e Sassuolo.
Dalla replica alla maglia completa: il prezzo cambia
Il costo della divisa può aumentare rapidamente quando alla versione base vengono aggiunti nome e numero del calciatore, sponsor e patch delle competizioni. Il prezzo della maglia replica rappresenta quindi soltanto il punto di partenza di una spesa che può diventare sensibilmente più elevata.
In Serie A, la media delle configurazioni più complete arriva a 121,2 euro, rispetto ai 92,6 euro della maglia replica più economica. Una differenza significativa che evidenzia quanto la personalizzazione possa incidere sul prezzo finale.
Il campionato più costoso sotto questo aspetto è la Ligue 1. Una divisa completa arriva mediamente a 123 euro. Il record del campionato francese appartiene al Monaco, con 156 euro per la configurazione più completa considerata nell'analisi.
Particolarmente rilevante è il peso degli sponsor nella cifra del Monaco: da soli arrivano a costare 30 euro.
Il primato europeo appartiene però alla Premier League. La maglia completa più costosa è quella del Newcastle, che arriva a 159 euro. La media delle configurazioni complete del campionato inglese raggiunge invece i 122,8 euro.
Più contenuti risultano i prezzi medi delle divise complete in Bundesliga e Liga. In Germania la media si attesta a 112,8 euro, mentre in Spagna arriva a 105,6 euro.
Il confronto con il 2016/17
Il dato storico resta quello che fotografa meglio l'evoluzione del mercato delle divise. Considerando esclusivamente il costo della maglia base, la media dei cinque principali campionati europei è salita da 74 euro nella stagione 2016/17 a 92,7 euro nel 2026/27.
In dieci anni, dunque, il tifoso deve spendere mediamente quasi 20 euro in più per acquistare una maglia. L'incremento complessivo è del 25%.
La Premier League rappresenta ancora una volta il caso più evidente. Dieci anni fa la maglia media costava 63 euro, mentre oggi il prezzo è arrivato a 93 euro. L'aumento è quindi di 30 euro, quasi la metà rispetto al prezzo di partenza.
La Serie A ha invece registrato una crescita più contenuta rispetto al campionato inglese. Pur avendo oggi una media di 94,2 euro, superiore a quella della Liga, l'incremento rispetto al 2016/17 è stato del 19%.
La Bundesliga è il campionato che ha visto crescere meno il prezzo medio nel periodo considerato, con un aumento del 17%. Liga e Ligue 1 si collocano rispettivamente al 23% e al 21%, mentre la Premier League raggiunge il 48%.
Il confronto evidenzia quindi percorsi molto differenti, pur all'interno di una tendenza generale che riguarda tutto il calcio europeo: le maglie costano sempre di più.

Brentford, la scelta controcorrente
Nel panorama europeo c'è però anche chi ha scelto di rompere con il modello ormai consolidato della presentazione annuale delle nuove divise.
Il Brentford, in Premier League, ha deciso di mantenere la maglia presentata per la stagione 2026/27 identica anche nella stagione 2027/28. Una scelta particolare, soprattutto considerando la consuetudine dei principali club di presentare ogni estate nuovi design destinati al mercato dei tifosi.
La decisione introduce una riflessione che va oltre il semplice prezzo della maglia. Accanto all'aspetto commerciale emerge infatti anche quello legato alla sostenibilità e al consumo delle divise sportive.
Il modello tradizionale prevede una nuova maglia ogni stagione, con conseguente incentivo per i tifosi ad acquistare nuovamente il prodotto. La scelta del Brentford si inserisce invece in una direzione differente, mantenendo la stessa divisa per due stagioni consecutive.
È un caso isolato rispetto alla tendenza generale, ma mostra come anche il mercato delle maglie possa essere interessato da valutazioni che non riguardano esclusivamente ricavi e vendite.
Un mercato sempre più segmentato
Il quadro complessivo raccontato dall'analisi della Gazzetta dello Sport mostra una trasformazione ormai evidente. La maglia non viene più proposta come un prodotto unico, ma attraverso una serie di versioni pensate per esigenze e disponibilità economiche differenti.
C'è la replica più economica, quella utilizzata come riferimento per il confronto tra i cinque campionati. Poi arriva la versione match, più vicina per caratteristiche a quella indossata dai giocatori. A queste possono aggiungersi nome e numero, sponsor e patch delle competizioni.
Il prezzo finale può quindi aumentare sensibilmente rispetto alla cifra iniziale. In Serie A, per esempio, si passa da una media di 92,6 euro per la replica più economica a 121,2 euro per le configurazioni più complete.
Il dato europeo è altrettanto significativo: la media delle cinque grandi leghe è arrivata a 92,7 euro per una maglia base, mentre dieci anni fa era di 74 euro.
La crescita del 25% in un decennio racconta così un calcio nel quale la dimensione commerciale assume un peso sempre maggiore. La maglia resta un simbolo per il tifoso, ma è anche diventata un prodotto articolato, con diverse fasce di prezzo e numerose possibilità di personalizzazione.
E per chi vuole acquistare la versione più completa della propria squadra, il conto può superare abbondantemente i 100 euro. In alcuni casi arriva vicino ai 160. Una fotografia significativa di quanto sia cambiato, in appena dieci anni, il rapporto tra tifosi, club e merchandising.







