Dario Baccin è il nuovo direttore sportivo dell’Inter. La promozione arriva dopo l’addio di Piero Ausilio, che lascia il club nerazzurro dopo 28 anni. Per Baccin si compie così un percorso iniziato molto tempo fa, quando aveva già deciso di voler diventare direttore sportivo e accettava di girare l’Italia come osservatore anche per un semplice rimborso spese.
Una storia fatta di competenza, pazienza e perseveranza, costruita attraverso migliaia di partite osservate e tanti viaggi, spesso verso il Sud America. Un percorso lungo che lo ha portato prima al ruolo di vice di Ausilio e oggi alla responsabilità di direttore sportivo dell’Inter.
Dalla carriera da calciatore alla scrivania
Baccin è nato a Novara e ha appena compiuto 50 anni. Prima di dedicarsi alla carriera dirigenziale ha giocato come difensore, vestendo le maglie di Juventus, Napoli, Cesena, Chievo, Ternana, Ancona, Ascoli, Rimini e Treviso.
Una carriera sviluppata tra grandi realtà e club di provincia, prima di intraprendere il percorso dietro una scrivania. Per farlo ha ottenuto a pieni voti il diploma da direttore sportivo a Coverciano, iniziando successivamente le proprie esperienze dirigenziali tra Siena e Palermo.
Il percorso verso l'Inter non è stato immediato. Prima di arrivare a ricoprire un incarico di vertice in uno dei club più importanti del calcio italiano, Baccin ha attraversato soddisfazioni e delusioni, esperienze positive e momenti complicati.
L'insegnamento di Giorgio Perinetti
A conoscere molto bene Baccin è Giorgio Perinetti, dirigente che ha avuto un ruolo importante nella crescita professionale dell'attuale ds nerazzurro. I due si conoscono nel 1996, quando Baccin era ancora all'inizio della carriera da calciatore e passò dalla Juventus al Cesena.
Sarà proprio Perinetti a contribuire al decollo della sua carriera dirigenziale. “È sempre stato acuto, paziente, girava per noi come osservatore ma a parte i rimborsi spese non potevo mica fargli avere cifre che potessero permettergli di sostenersi...”, ha raccontato.
Il consiglio che Perinetti gli ripeteva era semplice e diretto: “Investi su te stesso”. Una frase diventata una sorta di mantra per Baccin, che ha continuato a costruire la propria carriera con pazienza, senza rinunciare all'obiettivo di arrivare ai vertici.
Il Palermo e le prime responsabilità
Perinetti racconta anche le qualità mostrate da Baccin nelle prime esperienze dirigenziali. “Molto attento anche al calcio estero, a paesi un po' strani”, ha spiegato, sottolineando una caratteristica che avrebbe accompagnato il suo percorso professionale.
Il primo incarico affidatogli fu quello di responsabile del settore giovanile del Palermo. “Mi spiace non poterti offrire chissà cosa, però è un'occasione...”, gli disse Perinetti. Baccin rispose con il lavoro, dimostrando subito autorità, piglio, indipendenza e autonomia.
“Fece molto bene”, ha ricordato Perinetti. Anche la presenza di Maurizio Zamparini finì, in qualche modo, per favorire la crescita del dirigente. Perinetti voleva lasciare Palermo, ma il presidente temeva che potesse portare con sé anche Baccin.
Zamparini e l'occasione per crescere
“Così gli telefonai durante la festa promozione e gli dissi di restare a Palermo, di dimostrare il suo valore nonostante volesse seguirmi”, ha raccontato Perinetti.
La situazione societaria del Palermo, con frequenti cambi alla guida dirigenziale e tecnica, finì poi per offrire a Baccin ulteriori possibilità. “Poi il fatto che Zamparini sostituisse spesso i direttori sportivi, come gli allenatori, fece gioco a Baccin che spesso sostituiva il primo”.
Sono stati anni importanti per la sua formazione. Baccin ha continuato a sviluppare il proprio occhio da osservatore, prestando particolare attenzione anche ai mercati esteri e a paesi meno consueti per la ricerca di talenti.
La Juventus sfiorata e il cuore nerazzurro
Uno degli episodi più curiosi della carriera di Baccin riguarda proprio la Juventus e, indirettamente, il suo approdo all'Inter. Ancora una volta protagonista è Perinetti, che durante un ritiro estivo dei bianconeri incontrò Marotta.
Parlando con lui, emerse la ricerca di un profilo dirigenziale per il settore giovanile. Il nome di Baccin venne preso in considerazione e Perinetti confermò naturalmente tutte le qualità del dirigente.
“Pochi minuti dopo ero ben contento di comunicare a Dario che di lì a poco sarebbe stato cercato da loro”, ha raccontato Perinetti. Ma la storia prese una direzione differente.
La scelta dell'Inter
Baccin, infatti, aveva già ricevuto un'altra proposta. Era quella di Piero Ausilio per l'Inter, una soluzione particolarmente significativa per un dirigente che, come racconta Perinetti, è “un grande interista che viene da una famiglia di interisti”.
“Mi richiamò e dicendomi che aveva ricevuto un'altra proposta da Ausilio: per un cuore nerazzurro, come il cacio sui maccheroni”, ha raccontato Perinetti.
Il destino ha poi completato il cerchio. Marotta sarebbe successivamente arrivato all'Inter, ricomponendo a Milano quella che Perinetti definisce una sorta di triade. Dal luglio 2017 Baccin è diventato vice di Ausilio, iniziando così il lungo percorso che lo ha portato alla promozione di oggi.
Baccin, dal vice di Ausilio al vertice dell'Inter
L'incarico da vice direttore sportivo ha rappresentato un passaggio fondamentale nella crescita del dirigente. Per anni Baccin ha lavorato all'interno dell'Inter, continuando a sviluppare quella competenza costruita attraverso lo scouting e l'osservazione del calcio internazionale.
Ora arriva la responsabilità più importante della sua carriera. Dopo l'addio di Ausilio, Baccin assume infatti il ruolo di direttore sportivo dell'Inter, trasformando una lunga gavetta in un incarico da protagonista.
Perinetti lo descrive così: “Di Dario posso parlare solo bene, come persona e professionista: si è fatto da solo, con pazienza, coraggio ed è uno dei più richiesti ma ha sempre voluto stare all’Inter”.
Una storia costruita con pazienza
Il nuovo direttore sportivo nerazzurro arriva quindi al vertice dopo un percorso tutt'altro che improvvisato. Dalla carriera da difensore alle prime esperienze da osservatore, passando per il settore giovanile del Palermo e per il lungo lavoro all'Inter al fianco di Ausilio.
Baccin ha costruito il proprio percorso attraverso la conoscenza del calcio, l'attenzione verso mercati e paesi meno esplorati e una grande capacità di attendere il momento giusto. Un'attitudine sintetizzata da quel “Investi su te stesso” che Perinetti gli ripeteva agli inizi.
Adesso quella pazienza viene premiata con la guida della direzione sportiva dell'Inter. E per un uomo descritto come profondamente legato ai colori nerazzurri, la promozione al ruolo di ds rappresenta probabilmente il punto più importante di una storia professionale costruita proprio inseguendo quel sogno.







