La Fiorentina riflette sulla corsia destra, e sul fronte mercato le ultimissime riguardano João Mário. Secondo Nicolò Schira, il terzino portoghese vorrebbe giocare di più e non sarebbe più centrale nei piani di Paolo Vanoli: per questo potrebbe lasciare Firenze già a gennaio. I numeri vanno nella stessa direzione, perché dal ritorno di Vanoli in panchina ha giocato in Serie A soltanto il finale della sconfitta di San Siro contro l'Inter. Il suo futuro, inoltre, si intreccia con quello di Dodô.
L'avvio con Grosso
La stagione era cominciata da titolare. Il 14 agosto, nel 4-1 al Benevento in Coppa Italia, è stato il suo cross a servire a Moise Kean il gol del 2-0. In campionato Fabio Grosso lo ha schierato dal primo minuto contro Roma e Torino e lo ha inserito a gara in corso contro il Frosinone, per un totale di 221 minuti.
Il bilancio di quelle gare, però, è di tre sconfitte: lo 0-4 dell'Olimpico, lo 0-3 casalingo nel giorno del centenario viola e l'1-2 con il Torino al Franchi. Il 6 settembre è arrivato l'esonero di Grosso, il giorno dopo il ritorno di Vanoli.
Le gerarchie con Vanoli
Con il nuovo tecnico João Mário ha disputato una sola partita intera: il 3-0 al Pisa in Coppa Italia del 15 settembre, ancora oggi l'unica gara della stagione chiusa dalla Fiorentina senza subire gol. Sono seguite quattro panchine senza entrare, contro Venezia, Napoli, Genoa e Como. Quella sequenza è più che una statistica: misura quanto il portoghese sia scivolato indietro nelle rotazioni.
A destra il titolare è Alex Jimenez, autore a San Siro del destro da quasi trenta metri del vantaggio viola, con Dodô come cambio nei finali. Contro l'Inter João Mário è entrato nel finale al posto di Njie, prima della rimonta nerazzurra firmata da Thuram e dal rigore di Zielinski.
Difesa e fascia sinistra
Il paradosso è tutto in classifica: la Fiorentina è diciottesima con 4 punti, una sola vittoria in otto giornate e 19 gol subiti, la difesa più perforata della Serie A. A sinistra Vanoli ha alternato Víctor Valdepeñas, classe 2006 arrivato dal Real Madrid, e Viery, centrale prelevato dal Gremio e nato terzino. Fabiano Parisi è fermo da maggio per la rottura del crociato e il suo rientro è atteso tra dicembre e l'inizio del 2027.
Eppure il portoghese, che alla presentazione al Viola Park aveva rivendicato la propria duttilità («Io posso giocare sia alto che basso sia a destra che a sinistra»), non viene considerato un'alternativa nemmeno su quella corsia.
Il percorso tra Porto, Torino e Bologna
Cresciuto nel Porto, con cui ha vinto due campionati portoghesi, João Mário è approdato alla Juventus nel luglio 2025 per 11,4 milioni più oneri accessori, nell'operazione che ha portato Alberto Costa in Portogallo, con un contratto fino al 2030. In bianconero ha messo insieme 13 presenze, poi nella sessione invernale lo scambio con Emil Holm lo ha portato al Bologna in prestito secco. Con i rossoblù sono arrivate 15 presenze e il primo gol in Italia, da terzino sinistro, nell'1-0 al Brann che ha spinto la squadra agli ottavi di Europa League.
«Non ho giocato quanto mi aspettavo alla Juve», aveva ammesso ad agosto. La formula concordata con la Fiorentina prevede un prestito oneroso da 1,8 milioni fino al 30 giugno 2027 e un diritto di riscatto da 9,5 milioni, pagabili in tre esercizi.
Il nodo Dodô e le prospettive
La chiave dell'uscita è la fascia destra nel suo insieme. Dodô ha il contratto in scadenza il 30 giugno 2027 e la trattativa per il rinnovo è ferma da mesi: con il prolungamento del brasiliano, la società potrebbe chiudere in anticipo il prestito e restituire João Mário ai bianconeri. Il portoghese, dal canto suo, cerca una sistemazione in grado di garantirgli minuti.
Con così poco spazio, il riscatto da 9,5 milioni si allontana, mentre i tifosi aspettano interventi sulla difesa per la seconda parte di stagione. Resta da capire se lo sblocco del rinnovo di Dodô aprirà la strada all'uscita già a gennaio.






