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Serie D - Under ancora obbligatori: crescita o regola di sistema?

DiStefano Bagliani·Pubblicato
Serie D - Under ancora obbligatori: crescita o regola di sistema?
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Nel calcio dilettantistico italiano il tema dei giovani non smette di dividere. Ogni stagione riporta al centro la stessa domanda: i ragazzi scendono in campo perché lo meritano davvero o perché una norma li protegge? È un confronto che attraversa generazioni di dirigenti, tecnici e addetti ai lavori, senza mai trovare una risposta definitiva.

Quando l’obbligo diventa sistema

Da oltre venticinque anni la Lega ha introdotto l’obbligo di schierare contemporaneamente un numero minimo di under. Una regola pensata per favorire la crescita, ma che spesso viene vissuta come un’imposizione. La storia insegna che i giovani di qualità giocherebbero comunque, mentre altri trovano spazio solo grazie al regolamento.

Il destino dei fuoriquota

Uno degli aspetti più critici riguarda il futuro dei giovani una volta usciti dalla fascia protetta. Quando diventano fuoriquota, molti calciatori vedono ridursi drasticamente il proprio minutaggio. Non di rado la loro carriera subisce uno stop o un passo indietro, sacrificata per fare spazio a nuovi under richiesti dalla norma.

Ruoli sempre uguali e poche eccezioni

Nel tempo si è consolidata una tendenza evidente: i giovani vengono impiegati quasi sempre negli stessi ruoli. Portieri ed esterni bassi, i vecchi terzini, sono le posizioni più affidate agli under. Una scelta che limita la reale crescita tecnica, lasciando i ruoli chiave a calciatori più esperti per esigenze di risultato.

La LND conferma la linea

Nonostante le critiche, la LND non cambia direzione e conferma l’obbligo anche per le prossime stagioni. Nel 2026/2027 sarà necessario schierare un classe 2006, 2007 e 2008, mentre nel 2027/2028 toccherà a 2007, 2008 e 2009. Una continuità che rafforza il modello attuale.

Regola o cultura sportiva?

La domanda finale resta aperta: senza obblighi, i giovani giocherebbero lo stesso? Forse la vera sfida non è la norma, ma la cultura sportiva dei club. Quando il settore giovanile è centrale nel progetto, l’età diventa un dettaglio. E il campo, finalmente, premia chi vale davvero.

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Autore

Stefano Bagliani
Stefano Bagliani

Caporedattore

Caporedattore di SetteCalcio.it | Giornalista Pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria

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