Vade retro progetti a lungo termine: in Serie A basta un avvio complicato per far saltare i programmi estivi. Sono già quattro gli allenatori esonerati o separati dalle rispettive società nelle prime sei giornate di campionato, un ritmo che riporta indietro addirittura di oltre sessant’anni. L’ultimo a lasciare la panchina è stato Giovanni Stroppa, dopo un turno che ha confermato quanto sia fragile la posizione dei tecnici nel calcio italiano.
Serie A, quattro cambi in sei giornate: eguagliato il 1959
La sequenza è impressionante e racconta un campionato in cui la pazienza sembra essere diventata una risorsa sempre più rara. Il primo cambio è arrivato alla terza giornata, con la separazione della Fiorentina da Grosso. Alla quarta è toccato a Tedesco al Bologna, mentre alla quinta il Parma ha deciso di cambiare guida tecnica dopo una vittoria, interrompendo il rapporto con Cuesta. Infine, alla sesta giornata, è arrivato il turno di Stroppa al Venezia.
Quattro decisioni in poche settimane, una media che equivale a un cambio di panchina per turno dopo le prime tre giornate interessate dagli avvicendamenti. Per trovare un precedente statistico dello stesso livello bisogna tornare alla stagione 1959-60. Un dato che rende l’inizio di questo campionato particolarmente significativo e che riaccende il dibattito sulla gestione degli allenatori.
Progetti e programmazione, parole che durano poco
Ogni estate le società parlano di costruzione, continuità, obiettivi da raggiungere nel tempo e fiducia nel lavoro quotidiano. Poi, però, i primi risultati negativi possono ribaltare ogni strategia. La classifica diventa un giudice implacabile e il tecnico finisce spesso per essere il primo a pagare, anche quando il percorso è appena cominciato.
Il confronto con l’estero viene spontaneo. Alex Ferguson, alla guida del Manchester United dal 1986, attraversò le prime stagioni senza vincere trofei prima di costruire una delle esperienze più vincenti della storia del calcio. Anche le storie di Jürgen Klopp al Liverpool e Mikel Arteta all’Arsenal vengono spesso citate per ricordare quanto il tempo possa incidere sulla crescita di una squadra.
La panchina resta un mestiere ad alto rischio
Naturalmente, la fretta di cambiare non è una prerogativa esclusiva del calcio italiano. Anche in altri grandi club europei le scelte tecniche possono essere condizionate dai risultati immediati, come dimostrano le vicende del Chelsea e del Real Madrid. Ma il dato della Serie A impone una riflessione: quattro avvicendamenti in sei giornate sono il segnale di una pressione che lascia pochissimo margine di manovra.
Adesso gli allenatori rimasti al loro posto guardano alla settima giornata con qualche motivo di apprensione. La stagione è ancora lunga, ma il bilancio iniziale è già pesante. In un campionato dove la fiducia può esaurirsi nel giro di poche partite, anche un gesto scaramantico prima del prossimo fischio d’inizio potrebbe non essere una cattiva idea.







