Il calcio europeo dice basta al ricorso sistematico ai divieti collettivi per i tifosi in trasferta. UEFA, European Football Clubs, European Leagues e Football Supporters Europe hanno sottoscritto una posizione comune per chiedere che eventuali restrizioni siano utilizzate soltanto in circostanze eccezionali.
La presa di posizione è arrivata dalla UEFA Safety and Security Conference, organizzata a Madrid l’1 e 2 settembre 2026. Al vertice hanno partecipato oltre 500 rappresentanti di federazioni, club, leghe, associazioni di tifosi, forze di polizia, istituzioni pubbliche e organizzazioni sportive internazionali.
Trasferte vietate, la richiesta è di colpire i responsabili
Il principio sul quale si basa il documento è preciso: quando si verificano episodi di violenza, disordini o comportamenti illeciti, le conseguenze dovrebbero riguardare i singoli responsabili e non un’intera tifoseria.
Secondo i firmatari, spostare l’attenzione sulla responsabilità individuale consentirebbe di garantire maggiore equità e proporzionalità. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra la necessità di tutelare l’ordine pubblico e il diritto dei tifosi a seguire la propria squadra anche lontano da casa.
La posizione condivisa a Madrid non mette quindi in discussione la necessità di intervenire quando esistono reali problemi di sicurezza. La richiesta riguarda piuttosto il metodo, evitando che le responsabilità di singoli o gruppi limitati producano automaticamente conseguenze per migliaia di supporter.
Il tema assume particolare rilevanza in un calcio europeo nel quale le trasferte rappresentano una componente consolidata della cultura sportiva. I tifosi che viaggiano contribuiscono all’atmosfera degli stadi, all’identità delle competizioni e alla loro attrattività.
Il diritto alla trasferta e la necessità di cooperazione
Nel documento viene riconosciuto il valore del diritto dei tifosi a viaggiare per assistere alle partite, naturalmente nel rispetto delle normative nazionali e delle regole di sicurezza.
Per rendere possibile questo approccio, UEFA, club, leghe e rappresentanti dei supporter chiedono una maggiore cooperazione internazionale. Autorità pubbliche, federazioni, società, leghe e organizzatori delle competizioni dovrebbero condividere maggiormente le informazioni, soprattutto quando si tratta di individuare e perseguire i responsabili di comportamenti pericolosi.
Il vertice di Madrid ha quindi messo al centro un modello nel quale sicurezza e partecipazione dei tifosi non vengano considerate necessariamente in contrapposizione. La prevenzione dovrebbe passare anche dalla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella gestione delle partite.
Una particolare attenzione viene riservata alle gare considerate ad alto rischio. Proprio in queste situazioni, secondo la posizione comune, il processo decisionale dovrebbe prevedere un confronto effettivo tra autorità, organizzatori, club e associazioni dei tifosi.
UEFA, niente divieti collettivi come risposta ordinaria
Il secondo punto fondamentale riguarda direttamente l’utilizzo dei divieti collettivi. La posizione emersa dalla conferenza di Madrid è che tali provvedimenti non debbano trasformarsi in una risposta ordinaria ai problemi di ordine pubblico.
Le restrizioni dovrebbero essere adottate soltanto in circostanze eccezionali e quando siano disponibili elementi documentati, oggettivi e aggiornati che dimostrino l’impossibilità di gestire il rischio attraverso misure meno restrittive.
Necessità e proporzionalità diventano così i due criteri fondamentali. Il principio riprende quello contenuto nella Raccomandazione Rec(2025)1, approvata nell’ottobre 2025 dal Comitato di Saint-Denis del Consiglio d’Europa sull’utilizzo dei divieti collettivi nei confronti dei supporter in trasferta.
La richiesta è quindi quella di valutare caso per caso la situazione, evitando automatismi. Una misura che impedisce a un’intera tifoseria di assistere a una partita dovrebbe rappresentare l’ultima soluzione e non uno strumento applicato in maniera generalizzata.
Più dialogo e decisioni comunicate in anticipo
Tra le indicazioni emerse dalla conferenza c’è anche la necessità di migliorare il dialogo prima dell’adozione di eventuali restrizioni. Le decisioni sulle trasferte non dovrebbero essere assunte senza un confronto con i soggetti direttamente interessati.
Il principio vale soprattutto per le partite considerate maggiormente problematiche. Una condivisione delle informazioni tra autorità, organizzatori, società e associazioni dei tifosi può consentire di individuare soluzioni mirate, evitando quando possibile provvedimenti che coinvolgano indistintamente tutti i supporter.
Anche le tempistiche vengono considerate importanti. Eventuali divieti o limitazioni alla presenza dei tifosi dovrebbero essere comunicati con un anticipo sufficiente per permettere a chi ha programmato la trasferta di organizzare il viaggio e, dove previsto dalla legislazione nazionale, utilizzare gli strumenti di ricorso disponibili.
La questione non è soltanto organizzativa. Un divieto comunicato a ridosso della partita può avere conseguenze economiche per chi ha già acquistato biglietti, voli o sistemazioni alberghiere.
Trasparenza al centro delle decisioni sulla sicurezza
L’ultimo principio riguarda la trasparenza. I divieti collettivi, secondo la posizione sottoscritta dagli stakeholder del calcio europeo, dovrebbero essere basati su evidenze chiare e su processi decisionali trasparenti.
Le motivazioni delle restrizioni dovrebbero essere esplicitate e comunicate. In questo modo sarebbe possibile aumentare la comprensione delle decisioni adottate e rafforzarne la legittimità, soprattutto quando la misura incide sulla possibilità di migliaia di persone di assistere a una partita.
Il messaggio arrivato da Madrid non è dunque quello di rinunciare agli strumenti necessari per garantire sicurezza e ordine pubblico. La richiesta è piuttosto quella di cambiare approccio, privilegiando misure mirate e responsabilità individuali rispetto alle punizioni collettive.
La dichiarazione congiunta sarà ora trasmessa al Comitato di Saint-Denis del Consiglio d’Europa. Si tratta di un passaggio destinato a portare all’attenzione delle istituzioni una posizione condivisa dai principali stakeholder del calcio europeo.
Il principio espresso è chiaro: quando a commettere un illecito sono singoli individui, devono essere loro a risponderne. Per il calcio europeo, le trasferte dei tifosi rappresentano una parte essenziale della cultura delle competizioni e i divieti collettivi dovrebbero restare una misura eccezionale, motivata da condizioni concrete e adottata soltanto quando non esistano alternative meno restrittive.







