La sensazione che emerge dalle prime giornate è quella di un Var più selettivo, chiamato a intervenire soltanto quando l'errore viene considerato realmente evidente. Non è quindi soltanto una questione di episodi: dietro le decisioni c'è un indirizzo arbitrale che punta a ridurre le interruzioni e a restituire maggiore centralità al direttore di gara.
I numeri raccontano una svolta
I dati di questo inizio di stagione aiutano a comprendere il cambiamento. Il tempo effettivo di gioco è arrivato a 59’31”, con un incremento di quasi cinque minuti e mezzo rispetto alle ultime due stagioni. Contemporaneamente è diminuita la media dei falli, scesa a 22,60 per partita rispetto ai 26,23 registrati alla quarta giornata della scorsa stagione.
Ancora più significativo il dato relativo ai rigori. Nelle prime giornate ne sono stati concessi cinque, mentre un anno fa erano già dodici. Erano stati 14 nel 2024-25 e 16 nel 2023-24. Anche le espulsioni sono diminuite: due in questo campionato contro le cinque della scorsa stagione e le sei delle due precedenti.
Numeri che sembrano raccontare una direzione precisa: meno fischi, meno interruzioni e una soglia più alta per considerare un contatto meritevole di sanzione. Il punto interrogativo, però, nasce quando questa impostazione si confronta con episodi nei quali il margine interpretativo resta ampio.
Var o non Var: i primi casi fanno discutere
Il primo esempio arriva già alla prima giornata. In Genoa-Napoli, il gol degli azzurri viene convalidato nonostante la spinta di De Bruyne su Vasquez. Di Bello, con Meraviglia al Var, non modifica la decisione. Pochi giorni dopo, in Torino-Milan, il braccio di Vlasic in area non porta al rigore: Zufferli, con Mazzoleni al monitor, lascia correre.
Il 29 agosto si verificano altri due episodi. In Fiorentina-Frosinone, Dragusin colpisce Monterisi nel tentativo di rinviare dopo l'anticipo dell'avversario, ma Collu non fischia e Prontera al Var conferma. In Juventus-Parma, invece, Alajbegovic interviene in ritardo sul cross di Keita: Fourneau, assistito da Sozza, decide di non intervenire.
Sono situazioni diverse, ma accomunate da una caratteristica: il Var non porta alla modifica della decisione presa dall'arbitro sul terreno di gioco.
Quando il monitor interviene e cambia la decisione
Il meccanismo non è però scomparso. Lo dimostra Torino-Monza di Coppa Italia del 1° settembre. Perenzoni assegna inizialmente un calcio di rigore per un tocco con la mano di Lucchesi, ma Baroni lo richiama al monitor e la decisione viene cambiata.
È un esempio importante perché fotografa esattamente la funzione che il nuovo indirizzo sembra voler attribuire al Var: non uno strumento chiamato a correggere ogni episodio dubbio, ma un supporto destinato a intervenire quando l'errore viene ritenuto chiaro.
In Inter-Napoli, invece, Lobotka tocca la palla con la mano all'interno della propria area, ma Sozza, con Di Paolo al Var, considera corretta la decisione di non assegnare il rigore. Il giorno successivo, in Juventus-Milan, Mariani convalida il gol rossonero nonostante il contatto iniziale tra De Winter e Kolo Muani.
Gli episodi più recenti aumentano i dubbi
Il 7 settembre, in Cagliari-Lecce, Gagliardini colpisce N’Dri in area. Sacchi non concede il rigore e Piccinini, al Var, conferma la decisione. Anche in questo caso il monitor non modifica quanto stabilito dall'arbitro.
Poi arrivano due episodi particolarmente vicini nel tempo. In Bologna-Torino, il 19 settembre, Heggem porta via il piede d'appoggio a Oristanio in area nel finale: Guida fa proseguire e Santoro al Var conferma. Il 20 settembre, in Juventus-Atalanta, Kalulu trattiene Rowe in area, ma né l'arbitro né il Var intervengono.
È proprio la ripetizione di situazioni di questo tipo a rendere attuale la domanda: Var o non Var? Il punto non è stabilire automaticamente se una decisione sia giusta o sbagliata, ma capire quale sia oggi la soglia oltre la quale il monitor deve entrare in gioco.
Una nuova idea di Var?
La sensazione delle prime giornate è dunque quella di un cambio di filosofia. L'obiettivo sembra essere quello di evitare che ogni contatto, ogni tocco di mano o ogni contrasto diventi materia per una revisione al monitor. Il calcio dovrebbe continuare a essere deciso principalmente dall'arbitro, con il Var chiamato a correggere gli errori considerati evidenti.
Il rovescio della medaglia è inevitabile: quando il monitor non interviene, soprattutto in presenza di episodi che generano proteste, aumenta la discussione sulla soglia utilizzata per stabilire quando una situazione meriti una revisione. E i dieci casi di questo inizio di stagione mostrano proprio quanto sia sottile quel confine.
La nuova linea arbitrale sta quindi producendo numeri differenti rispetto al passato. Meno falli, meno rigori, meno espulsioni e più gioco effettivo. Ma la vera partita sul Var si gioca soprattutto sulla percezione: se il monitor viene chiamato meno, ogni sua mancata chiamata diventa inevitabilmente più pesante. E la domanda resta lì, semplice e provocatoria: Var o non Var?







