È bastato un'altra dichiarazione, poi la replica immediata. Il rapporto tra Andrea Abodi e Giovanni Malagò è ormai segnato da una contrapposizione pubblica che negli ultimi giorni ha assunto toni ancora più duri. Il caso Diana Bianchedi ha fatto saltare nuovamente gli argini, proprio mentre attorno alla Figc si discute del possibile commissariamento.
Malagò, intervenuto a Firenze a margine dell'assemblea di Lega Pro, ha difeso la decisione di Bianchedi di lasciare l'incarico di capodelegazione della Nazionale e ha definito l'intervento di Abodi "non convenzionale, sgrammaticato e fuori luogo". Il ministro, da Roma, ha scelto di non alimentare direttamente la polemica, ma ha risposto sottolineando il diritto di esprimere un'opinione rispettosa e differente.
La scintilla del 2017
Per capire perché ogni nuova dichiarazione finisca per riaccendere il confronto bisogna tornare indietro di quasi dieci anni, fino alle elezioni della presidenza Figc del marzo 2017. In quella occasione Carlo Tavecchio e Andrea Abodi si sfidarono per la guida della Federazione, con il primo candidato sostenuto dalla LND e il secondo indicato dalla Lega Pro.
Tavecchio venne rieletto al terzo scrutinio con il 54,03% dei voti, mentre Abodi si fermò al 45,97%. Giovanni Malagò era allora presidente del Coni e intervenne nel percorso elettorale chiedendo, senza successo, una candidatura unitaria. Quella partita lasciò comunque una traccia nei rapporti tra i protagonisti del mondo dello sport italiano.
Da una parte Abodi, oggi ministro per lo Sport e i Giovani; dall'altra Malagò, oggi presidente della Figc. Due ruoli diversi e due centri di responsabilità che negli ultimi mesi si sono trovati spesso su posizioni differenti.
La polemica Bianchedi fa esplodere il caso
L'ultimo episodio riguarda Diana Bianchedi, che ha lasciato l'incarico di capodelegazione della Nazionale. La vicenda si è intrecciata con le parole pronunciate da Abodi sulla posizione della dirigente come vicepresidente vicaria del Coni e sui suoi rapporti con la linea del presidente Luciano Buonfiglio.
Malagò ha interpretato quelle dichiarazioni come un intervento non appropriato e ha condiviso la scelta di Bianchedi. Abodi, invece, ha spiegato di non riconoscere nelle proprie parole alcuna mancanza di rispetto, ribadendo di avere espresso semplicemente un'opinione e di ritenere legittimo che possano esistere posizioni differenti.
Il botta e risposta è arrivato proprio mentre il sistema calcistico italiano vive una fase particolarmente delicata. Il Coni ha infatti fissato per il 6 ottobre la riunione di Giunta e Consiglio chiamata a discutere la questione del commissariamento della Figc. Al centro c'è il caso del mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza federale.
Due posizioni sempre più distanti
È in questo contesto che ogni dichiarazione assume un peso maggiore. Malagò ha parlato di un'interferenza del ministro nelle questioni interne al mondo sportivo, mentre Abodi ha respinto l'idea di una contrapposizione personale, spiegando di non avere nemici e di voler semplicemente esercitare il diritto di esprimere la propria opinione.
Il punto, quindi, non riguarda soltanto le singole frasi. Negli ultimi mesi il confronto tra i due si è sviluppato su più fronti e quasi sempre attraverso dichiarazioni pubbliche, con una replica che segue l'altra. Lo stesso Abodi aveva già ironizzato sul loro rapporto definendolo, in una precedente occasione, quello tra persone che possono considerarsi "diversamente amici".
Ora il clima è decisamente più pesante. La questione Bianchedi si è aggiunta al dossier Figc e al dibattito sull'autonomia dello sport, trasformando una lunga serie di contrasti in uno scontro istituzionale sempre più evidente.
Il 6 ottobre un altro passaggio decisivo
La prossima tappa sarà dunque al Coni, dove il 6 ottobre si discuterà del possibile commissariamento della Figc. La Lega Pro, riunita a Firenze, ha espresso all'unanimità parere contrario al commissariamento e vicinanza al presidente federale. La Figc, dal canto suo, ha annunciato di aver raccolto pareri giuridici contrari alla tesi del Coni.
È uno scenario nel quale anche il rapporto tra Abodi e Malagò inevitabilmente assume un rilievo politico-sportivo più ampio. Le loro posizioni continuano a incrociarsi su questioni decisive per il calcio italiano e il confronto, ormai, non sembra destinato a spegnersi rapidamente.
La rivalità calcistica tra Lazio e Roma può essere una curiosità di sfondo, ma non basta a spiegare una storia che affonda le proprie radici nelle dinamiche istituzionali dello sport italiano. Oggi Abodi e Malagò si trovano su fronti differenti e ogni nuovo episodio sembra aggiungere un capitolo a una frattura che dura da anni.







