L'Inter ha incassato dieci gol in otto giornate di Serie A, sedici contando la Champions League, eppure resta in corsa per il primato grazie a un attacco che rimedia quasi sempre. È la lettura di Bruno Longhi, che su Radio Sportiva ha risposto a un ascoltatore critico sul reparto «colabrodo»: la squadra di Chivu ha cambiato tipo di gioco, ha perso Acerbi, de Vrij e Dumfries e «segna comunque molto e riesce ad ovviare a questo problema». La diagnosi regge. Resta da capire se la cura possa durare una stagione intera.
Una difesa ricostruita a metà
Le cause indicate dal giornalista trovano riscontro nel mercato estivo. Dopo lo scudetto 2025/26 Acerbi e de Vrij sono usciti a parametro zero, insieme a Sommer e Darmian, mentre Dumfries è passato al Real Madrid per la clausola da 20 milioni di euro. In una sola estate i nerazzurri hanno salutato il portiere titolare e quattro difensori.
La società ha risposto puntando soprattutto sull'esperienza: John Stones, svincolato dal Manchester City, ha firmato il 30 luglio fino al 2028, e Pavard è rientrato dal prestito al Marsiglia. Nelle ultime settimane, però, il reparto ha dovuto fare a meno proprio di loro due, entrambi ai box. Non è solo questione di fragilità: finora la difesa è stata soprattutto incompleta.
Cinque rimonte in otto giornate
In campionato il bilancio è da prima della classe: sette vittorie e un pareggio, 23 gol segnati e 22 punti. Il modo in cui sono arrivati merita però attenzione, perché l'Inter è andata in svantaggio in cinque partite su otto e da quelle situazioni ha ricavato 13 punti su 22. Contro Napoli e Udinese è passata da 0-2 a 3-2 e a 5-3, con Bologna e Fiorentina ha ribaltato il risultato, all'Olimpico con la Roma si è fermata sul 2-2.
All'intervallo la squadra di Chivu era avanti soltanto con Cagliari e Parma, mentre dei 28 gol stagionali 19 sono arrivati nella ripresa e 11 nell'ultimo quarto d'ora. La distribuzione è più che una statistica: misura quanto la compensazione viva su margini minimi, come il rigore di Zielinski al 97' contro la Fiorentina. Basta una serata storta sotto porta perché quei punti vadano persi.
Lo scudetto e il confronto con la Lazio
La formula non è nuova. Nel novembre 2025, alla vigilia della sfida di Champions con il Kairat, Chivu rispondeva alle critiche sui gol incassati: «E poi preferisco vincere 4-3 che 1-0». A fine stagione l'Inter ha vinto lo scudetto con 31 reti subite in 38 giornate, circa 0,8 a partita, mentre oggi la media è di 1,25: allo stesso ritmo, il conto finale supererebbe quota 45.
Il confronto più scomodo è con la Lazio, prima a 25 punti dopo il 6-2 di martedì a Sassuolo, con i nerazzurri secondi a tre lunghezze e una partita in meno. I biancocelesti hanno segnato 22 gol e ne hanno subiti 7 in nove gare: un attacco quasi pari, una difesa che concede meno di un gol a partita. Se il campionato si deciderà sull'equilibrio, oggi quell'equilibrio pende verso la capolista.
In Europa, il limite della rimonta
In Champions League il modello si è già inceppato: 5 gol fatti e 6 subiti, con due sconfitte in tre partite. Al Bernabéu l'Inter era sotto 2-0 all'intervallo e Carlos Augusto ha solo accorciato; a San Siro il Club Brugge ha vinto 4-3 con la tripletta di Tresoldi e un'uscita a vuoto di Josep Martinez, e il gol di Bonny al 93' è servito solo per il punteggio. L'unico successo, l'1-0 sullo Shakhtar, è arrivato in dieci uomini e a porta inviolata, proprio nella partita in cui i nerazzurri non hanno dovuto rincorrere.
Contro avversari di alto livello, un gol subito difficilmente si recupera con la stessa facilità. Il calendario, del resto, non concede pause: dopo il Feyenoord, la fase campionato propone Stoccarda, Borussia Dortmund e Liverpool. Le rimonte in Serie A coprono molto, ma il dato europeo resta un campanello che sarebbe un errore ignorare.
Venezia e Rotterdam, i prossimi esami
Prima c'è la trasferta del Penzo contro il Venezia, ultimo in classifica, oggi alle 18:30. Poi, martedì 3 novembre, il Feyenoord a Rotterdam senza lo squalificato Bastoni. La linea dovrebbe poggiare su Bisseck, Akanji e Carlos Augusto, con Stones e Pavard che puntano al rientro.
La spiegazione di Longhi descrive bene da dove nascono i problemi, ma da sola non basta come piano. In campionato l'attacco ha coperto le falle; per reggere su due fronti, l'Inter avrà bisogno di una difesa che conceda meno, non di un attacco costretto a segnare sempre di più.






