La risposta è arrivata contro l’Atalanta, con un gol di testa e una prestazione difensiva tornata sui suoi livelli abituali. Bremer ha ritrovato sicurezza, aggressività e precisione nelle letture, mostrando ancora una volta quanto il suo rendimento possa cambiare quando viene inserito nell'assetto tattico più congeniale.
Bremer, numeri che raccontano una specialità
Il gol realizzato all’Atalanta ha portato a 12 le reti segnate di testa da Bremer con la maglia bianconera in Serie A, esattamente la metà delle sue 24 marcature complessive nel massimo campionato italiano.
Un dato che fotografa una delle caratteristiche più importanti del brasiliano e che lo rende il centrale brasiliano più prolifico nella storia della Serie A con questo fondamentale. Dal suo arrivo alla Juventus, nella stagione 2022/2023, nessun difensore nei cinque principali campionati europei ha segnato più di lui di testa: nemmeno Virgil van Dijk, fermo a quota 11.
Ma il gol è soltanto una parte della storia. Contro l’Atalanta Bremer ha soprattutto offerto una prestazione di grande attenzione in marcatura, reagendo nel modo migliore dopo una prova negativa come quella di Reggio Emilia.
Il dubbio di Spalletti e la risposta del brasiliano
Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Bremer sembrava poter diventare un problema nel nuovo progetto tecnico, perché le sue caratteristiche non sembravano sposarsi perfettamente con una squadra chiamata a costruire con maggiore qualità dal basso.
Il brasiliano non ha mai avuto nell'impostazione il principale punto di forza del proprio repertorio. La sua forza è un'altra: difendere in avanti, aggredire l'attaccante, leggere l'azione, utilizzare fisico e velocità per anticipare e proteggere la propria area.
Quando viene messo nelle condizioni di esprimere queste qualità, il rendimento cambia. E il ritorno alla difesa a tre sembra andare proprio in questa direzione, con Bremer al centro della linea e due compagni ai suoi lati.
La difesa a tre esalta le sue caratteristiche
Nel 3-4-2-1 il brasiliano può concentrarsi maggiormente sulla fase nella quale è più efficace. Al suo fianco può contare su giocatori capaci di accompagnare l'azione e alzare il baricentro, lasciandogli una posizione centrale dalla quale leggere gli sviluppi e intervenire con maggiore libertà.
La difesa a quattro, al contrario, gli ha creato più di una difficoltà quando si è trovato costretto a coprire ampi spazi alle proprie spalle. Il problema non è quindi necessariamente il valore del giocatore, ma il modo in cui viene utilizzato.
La partita contro l’Atalanta ha rappresentato una risposta concreta. Dopo le difficoltà precedenti, Bremer è tornato ad essere quel difensore capace di trasmettere sicurezza e di incidere anche nell'area avversaria.
«Se sto bene è tutto più facile»
Lo stesso Bremer, al termine della gara, ha messo l'accento soprattutto sulla condizione fisica: «Il mio gol? L’importante è continuare a stare bene fisicamente. Dopo il Mondiale ho riposato poco perché volevo essere pronto per l’inizio di stagione. Non pensavo ad altro. Se sto bene è tutto più facile».
Il brasiliano non guarda però soltanto al rendimento individuale. «Ora non ci resta che pensare partita dopo partita. Sappiamo che il campionato è lungo, quindi dobbiamo proseguire su questa strada».
È una dichiarazione che fotografa anche il momento della Juventus, alle prese con una squadra ancora in costruzione. Bremer lo sottolinea chiaramente: «Stiamo crescendo, ma ci vuole un po’ di pazienza con i nuovi arrivati perché non è facile. Stiamo costruendo qualcosa per il futuro e spero che ci possa portare a vincere. Ma parte tutto da qua».
Da possibile partente a punto fermo?
E allora la domanda viene naturale. Se Bremer sembrava essere finito tra i giocatori meno funzionali all'idea iniziale di Spalletti, il campo sta raccontando una storia differente.
Il suo rendimento contro l’Atalanta, unito ai numeri sui gol di testa e alla ritrovata efficacia difensiva, suggerisce quanto possa essere importante trovare il sistema capace di valorizzare le caratteristiche del singolo. Per Bremer, quel sistema sembra essere ancora una volta la difesa a tre.
Spalletti avrà tempo e modo per modellare la sua Juventus, soprattutto quando l'infermeria restituirà gli uomini mancanti e i nuovi arrivati avranno assimilato i suoi principi. Nel frattempo, però, Bremer ha già mandato un messaggio piuttosto chiaro: prima di considerarlo un giocatore da sacrificare, forse vale la pena ricordarsi di che cosa è capace quando sta bene e gioca nel posto giusto.







