Sul fronte nerazzurro le ultimissime arrivano direttamente dal presidente Giuseppe Marotta, che ai microfoni di Sky Sport ha escluso sia il ritorno di Mauro Icardi sia l'arrivo di una quinta punta, poco prima del 3-0 sul campo del Feyenoord in Champions League. La presa di posizione è netta e arriva nella settimana più delicata per l'attacco di Cristian Chivu, tra l'assenza di Lautaro Martinez e il derby perso. Per la dirigenza dell'Inter, la rosa non si tocca.
Quattro punte, tre fuori: il paragone con i portieri
La linea di Marotta parte dai numeri della rosa: «Abbiamo quattro punte e la coincidenza vuole che ne siano mancate quantomeno tre in un colpo solo. Ma questa è una pura fatalità». Il presidente ha poi affidato il concetto a un paragone: «È come se i due portieri si facessero male e giocasse il terzo. È normale, non puoi avere quattro o cinque portieri». Il ragionamento è più che una difesa d'ufficio: misura la scelta di gestire l'emergenza con le risorse interne anziché inseguire il mercato.
Lautaro è fermo da metà ottobre per un risentimento muscolare ai flessori della coscia sinistra, con la trasferta del 22 novembre a Bergamo contro l'Atalanta cerchiata in rosso per il rientro. Ange-Yoan Bonny ha dato la disponibilità solo all'ultimo dopo due giorni di febbre a 39, come raccontato dallo stesso Chivu, mentre Francesco Pio Esposito non era al meglio. Così, nel derby del 31 ottobre perso 3-1, il reparto è stato affidato al solo Marcus Thuram: prima sconfitta in campionato dopo otto vittorie in nove gare e quarto derby consecutivo vinto dai rossoneri.
Icardi svincolato, la porta resta chiusa
Sull'argentino Marotta è stato altrettanto chiaro: «Io non so se si sia proposto, a noi sicuramente no. Ma onestamente non rientra nei nostri piani». Icardi è svincolato dal 30 giugno, dopo quattro stagioni al Galatasaray chiuse con 77 gol in 134 presenze e il titolo di capocannoniere della Süper Lig 2023-24. Il 30 ottobre, parlando a Repubblica, l'attaccante aveva aperto all'ipotesi: «Tornare all'Inter sarebbe speciale. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso».
In nerazzurro ha lasciato 124 gol in 219 partite, due titoli di capocannoniere della Serie A e la fascia da capitano, prima della rottura del 2019 e del passaggio al PSG. Il desiderio del giocatore e i piani del club, oggi, viaggiano su binari diversi.
Il secondo attacco d'Italia
Il presidente ha poi difeso il lavoro dell'allenatore: «Non abbiamo sinceramente, anche statisticamente, problemi di gol. In Italia dopo la Roma siamo i più prolifici, in Europa un po' meno». E ancora: «Chivu è un allenatore moderno, che sa valorizzare tutti i giocatori». I numeri sostengono la tesi: dopo dieci giornate l'Inter è seconda a 25 punti, a tre dalla Lazio, con 26 gol segnati, due in meno dei giallorossi.
Nella lettura della società, l'emergenza resta dunque legata alle assenze più che a un limite strutturale del reparto.
La risposta del campo a Rotterdam
Il campo ha dato ragione al presidente poche ore dopo. Al De Kuip i nerazzurri hanno battuto il Feyenoord con le reti di Bisseck, Pio Esposito e Zielinski, centrando la seconda vittoria consecutiva in Champions e salendo a 6 punti. Esposito, a segno di testa per il 2-0, è tornato al gol a un mese e mezzo da Inter-Udinese del 14 settembre e al 66' si è visto annullare per fuorigioco un'altra rete: «Per un attaccante il gol è sempre ossigeno».
Al 57' spazio anche a Bonny, entrato al posto di Thuram, segnale di un reparto che inizia a ritrovare uomini e minuti.
Calendario e prospettive
Domenica alle 18 a San Siro arriva il Como, quarto a due punti dall'Inter, nell'ultimo impegno prima della sosta. Poi l'attesa sarà tutta per Lautaro: con il rientro dell'argentino, Chivu potrebbe tornare a disporre di un attacco al completo.






