«Diciamolo, il calcio di Allegri è finito». La frase pronunciata da Lele Adani alla Domenica Sportiva del 25 ottobre è diventata la sintesi della crisi del Napoli. L'opinionista della Rai l'ha detta il giorno dopo il 3-3 del Maradona contro la Roma, una partita in cui gli azzurri sono stati avanti 2-0 e poi 3-2, chiusa con l'espulsione di Massimiliano Allegri.
Dietro lo slogan c'è però un atto d'accusa più articolato. Adani contesta la gestione delle partite, i risultati, gli alibi sulla rosa e la comunicazione del tecnico: in discussione non ci sono soltanto i punti, ma un'intera idea di gestione della partita, della comunicazione e delle responsabilità.
Il vantaggio dissipato
Napoli-Roma ha condensato il problema in una sola serata. Anguissa ha sbloccato il risultato al 28' e McTominay ha firmato il 2-0 al 48', prima che Soulé e Balerdi, nel giro di cinque minuti a metà ripresa, rimettessero tutto in parità. Il nuovo vantaggio di McTominay all'83' è durato appena sei minuti, fino al secondo gol di Balerdi, entrato dalla panchina, all'89'.
Non si tratta di un episodio isolato. Tra campionato e Champions League gli azzurri hanno già lasciato per strada 10 punti da situazioni di vantaggio. Il 5 settembre, a San Siro, il Napoli conduceva 0-2 sull'Inter con Politano e Hojlund a inizio ripresa, salvo poi subire la rimonta nerazzurra completata da Lautaro Martinez al 91' per il 3-2.
Il 20 settembre, al Franchi, il gol di Gilmour è stato pareggiato da Jiménez. Il 13 ottobre, in Champions, il vantaggio firmato da Rrahmani sul campo del Villarreal si è dissolto in tre minuti, tra il 23' e il 26', prima del 3-1 finale. Poi è arrivato il 2-0 trasformato in 3-3 contro la Roma.
Il dato dei gol subiti è più che una statistica: le 17 reti incassate in 11 partite ufficiali misurano una fragilità che Allegri, nelle sue sedici stagioni da allenatore in Serie A dal 2008-09, non aveva mai conosciuto dopo undici gare. Lo stesso tecnico, a fine partita, ha ammesso: «Spiace perché avanti 2-0 abbiamo avuto la palla del 3-0».
Continuità e gestione
Il secondo nodo riguarda la continuità. Il Napoli dimostra di poter comandare il gioco, ma lo fa a strappi: contro la Roma ha tenuto in mano la partita per oltre un'ora, poi ha concesso campo e ha subito tre gol negli ultimi venti minuti. Adani ha indicato anche una scelta precisa: «De Bruyne davanti alla difesa, chiedetevi perché dopo 80' è entrato Lobotka».
Nel 4-3-3 scelto per la sfida ai giallorossi, il belga ha agito da vertice basso, mentre il regista di ruolo è entrato al suo posto soltanto al 79'. Si tratta di una soluzione voluta. Dopo il 4-3 sul Bodø/Glimt in Champions, Allegri aveva spiegato: «Kevin è un giocatore straordinario, gli ho detto che si divertirà molto davanti alla difesa».
Dopo la Roma, inoltre, il tecnico ha rivendicato un cambio di rotta: «Ho cambiato modo di giocare, voglio giocarle tutte all'attacco». Il campo ha raccontato altro. Una volta avanti di due gol, i partenopei hanno smesso di gestire la partita con il pallone e hanno subito il ritorno avversario.
Classifica e confronto con la Lazio
Poi c'è la classifica, l'argomento più difficile da smontare. Dopo otto giornate il Napoli ha 11 punti, frutto di tre vittorie, due pareggi e tre sconfitte, e paga sette lunghezze di ritardo dal quarto posto occupato da Roma e Milan, a quota 18.
In vetta ci sono Inter e Lazio con 22 punti, con i biancocelesti di Gattuso capaci di vincere sette partite e di pareggiarne una. Da qui il paragone scelto da Adani: «Il suo Napoli ha la metà dei punti in classifica della Lazio di Gattuso». Secondo l'opinionista si tratta di una partenza peggiore perfino di quella del Napoli di Garcia, «lì cambiarono tre allenatori».
I numeri gli danno ragione. Nel 2023-24 gli azzurri avevano 14 punti dopo otto giornate, un anno fa con Conte 18: quello attuale è il peggior avvio dal 2009-10, quando i punti erano 10. Allegri ha ereditato una squadra arrivata seconda con 76 punti, e l'unico precedente a suo favore è proprio il suo: nel 2015-16 la Juventus aveva 9 punti dopo otto giornate e chiuse la stagione con lo scudetto.
La rosa e gli alibi
Il quarto punto toglie ad Allegri l'alibi della rosa. Dopo la sconfitta per 1-0 di Venezia, il 17 ottobre, il tecnico aveva detto: «La rosa che abbiamo è questa, con elementi buoni e ottimi che hanno caratteristiche diverse». Adani ha risposto con la tesi opposta: «Non credete a chi vi dice che il Napoli non è forte perché è una bugia».
A sostegno ha citato McTominay e Anguissa, entrambi a segno contro la Roma, e ha definito Hojlund «tra i centravanti più importanti». Il giudizio non assolve la società: proprio dopo Venezia lo stesso Adani aveva spiegato di non credere che fosse «tutta colpa di Allegri» e che la valutazione andasse divisa con De Laurentiis e Manna.
Il punto, però, resta il rendimento. Secondo l'opinionista, il tecnico «non può accompagnare una grande squadra a tenere un livello consono per la qualità della rosa».
Comunicazione e conferenze stampa
Il finale di Napoli-Roma ha alimentato il quinto fronte. Sul 3-3 gli azzurri hanno protestato per un fallo di Balerdi su Beukema; dopo il controllo al VAR il gol è stato convalidato e l'arbitro Colombo ha espulso Allegri, che ha lasciato il campo togliendosi la giacca.
In conferenza stampa il tecnico ha scelto l'ironia: «Sono stato espulso perché stavo zitto», con la promessa di fare «beneficenza anche a questo giro» con la multa e di restare seduto in panchina la prossima volta. Adani ha respinto proprio questo registro: «Basta con le pagliacciate in conferenza stampa, basta con le baggianate: la giacca che si toglie e la rissa finale quando la partita si mette male, è sempre lo stesso copione».
Il copione ha un precedente recente. Nel dicembre 2025, sulla panchina del Milan, Allegri era stato multato di 10mila euro per le espressioni offensive rivolte a Lele Oriali durante la semifinale di Supercoppa contro il Napoli.
Resta poi la frase attribuita ad Allegri nel post-partita sulla Champions conquistata dalla Roma la scorsa stagione, quando i giallorossi chiusero terzi con 73 punti e il suo Milan quinto con 70, fuori dalla zona Champions. Adani è stato netto: «Se ha detto davvero quella frase, deve chiedere scusa. Così è patetico e irrispettoso per la Roma, per Gasperini, per i tifosi giallorossi e per il calcio». Con una chiosa sul personaggio: «Gli piace fare il sarcastico anche quando è fuori luogo, come adesso».
Il doppio standard
L'accusa più pesante non riguarda il campo, ma il racconto che lo circonda. «Se questo inizio stagione l'avessero fatto Amorim e Spalletti, li avrebbero già cacciati a pedate da Milan e Juventus. Invece lui ha i giornalisti amici», ha detto Adani, parlando di «un nucleo di persone intorno ad Allegri che vende un prodotto non più vendibile». La conclusione non lascia margini: «Non si può più difendere ciò che non va difeso».
Il riferimento ai rossoneri non è casuale. Il 25 maggio il club ha esonerato Allegri dopo la mancata qualificazione in Champions, con una nota della proprietà che definiva la stagione un «fallimento inequivocabile», e al suo posto è arrivato proprio Amorim.
Il 3 luglio il Napoli ha poi annunciato Allegri come successore di Conte, con un contratto fino al 30 giugno 2029. Nella lettura di Adani, la pressione mediatica sul tecnico resta più bassa di quella che toccherebbe a qualunque altro allenatore con lo stesso ruolino.
Una rivalità nata nel 2019
Lo scontro tra i due ha radici lontane. Il 27 aprile 2019, nel post-partita di Inter-Juventus, Allegri e Adani litigarono in collegamento televisivo: «Adani sei il primo che legge i libri e di calcio non sai niente», disse l'allora tecnico bianconero, prima di abbandonare la diretta. Non a caso, dopo Venezia, Adani ha fissato proprio in quell'anno il confine del suo giudizio: «Quella carriera non è in discussione, ma la non carriera dal 2019, sì».
Squalifica e calendario
Il conto del 3-3 è arrivato anche dal giudice sportivo: due giornate di squalifica per Allegri, per le espressioni rivolte agli ufficiali di gara. Il tecnico salterà la trasferta di Monza di mercoledì 28 ottobre e la sfida con la Juventus, sua ex squadra, di domenica 1 novembre.
Il Napoli dovrà cercare la svolta senza il suo allenatore in panchina, in due trasferte consecutive e con sette punti da recuperare sul quarto posto. Resta da capire se la squadra saprà ritrovare equilibrio anche senza la guida diretta di Allegri a bordo campo.






