Il 2 febbraio 2026 la Roma aveva appena perso 1-0 sul campo dell'Udinese ed era scivolata al quinto posto. In conferenza stampa Gasperini mise sul tavolo il tema degli obiettivi con una frase netta: "Uno mi chiede della Champions League, l'altro mi parla di Roma U23". Il tecnico citò Robinio Vaz e Tommaso Venturino, due giovani utilizzati quella sera, e aggiunse che senza qualificazione alla Champions a fine stagione sarebbe cambiato l'allenatore.
Il traguardo raggiunto a maggio
Quella qualificazione i capitolini l'hanno poi conquistata. Il 24 maggio la Roma ha battuto il Verona 2-0, chiudendo il campionato al terzo posto e tornando in Champions League dopo l'ultima partecipazione del 2018/19. Otto mesi dopo, però, il punto più interessante di quelle parole non riguarda più il futuro di Gasperini: riguarda la presunta incompatibilità tra giovani e risultati.
Quattro vittorie su quattro
La Serie A 2026/27 si è aperta con quattro successi consecutivi: Fiorentina 4-0, Lecce 4-0, Atalanta 2-1 e Torino 2-0. Dopo quattro giornate la Roma ha 12 punti, 12 reti segnate e una sola subita. Il successo del 14 settembre a Torino offre una fotografia efficace della nuova situazione: il primo gol porta la firma di Donyell Malen, arrivato a quota sei in campionato tra tripletta alla Fiorentina, doppietta a Lecce e rete contro i granata. Il 2-0 è invece di Niccolò Pisilli, centrocampista classe 2004 cresciuto nel vivaio.
Esperienza e formazione interna hanno inciso nella stessa partita. Non è solo una questione di risultato: è il segnale che il contributo dei giovani non viene più presentato come alternativo all'obiettivo immediato.

Mora, gestione graduale
Rodrigo Mora rappresenta il caso più evidente. Il portoghese, classe 2007 arrivato dal Porto in estate, ha già segnato il suo primo gol giallorosso nel 4-0 contro il Lecce ed è nella lista UEFA presentata per la League Phase di Champions. Il 13 settembre, alla vigilia della trasferta di Torino, Gasperini lo ha definito un giocatore di grande talento, indicando però due aspetti ancora da sviluppare: la struttura fisica e l'adattamento tattico.
È una gestione diversa dal chiedere a un diciannovenne di caricarsi subito sulle spalle un obiettivo come la Champions. Mora viene impiegato, ma dentro una rosa in cui le responsabilità offensive restano soprattutto su calciatori già affermati.
Castro e Koulierakis, profili già pronti
Il mercato estivo conferma la stessa linea. Santiago Castro, classe 2004, è arrivato a titolo definitivo dal Bologna dopo 105 presenze e 22 gol in rossoblù. Konstantinos Koulierakis, difensore greco nato nel 2003, è stato acquistato dal Wolfsburg con già alle spalle esperienza in Bundesliga e in nazionale maggiore. Sono Under 23, ma non prospetti senza esperienza: la Roma ha cercato margini di crescita uniti a partite già accumulate ad alto livello. Nella lista Champions figurano sia Castro sia Koulierakis, insieme a Mora e Pisilli.
Vaz, il percorso diverso
Il caso di Robinio Vaz racconta l'altra faccia della strategia. L'attaccante francese, arrivato a Roma nel mercato invernale a 18 anni, è stato ceduto all'Hull City il 1° settembre: era uno dei nomi citati direttamente da Gasperini nello sfogo di Udine. La sua uscita mostra come il progetto non preveda lo stesso percorso per ogni giovane. Alcuni entrano subito nelle rotazioni della prima squadra, altri vengono indirizzati altrove.
Il calendario europeo da gestire
La Roma ha già giocato la prima partita europea della stagione, pareggiando 1-1 sul campo del Fenerbahçe il 10 settembre. Il prossimo appuntamento è il 14 ottobre all'Olimpico contro il Real Madrid, con la League Phase che porterà altre sei partite fino alla sfida del 27 gennaio contro il Lille. Per Gasperini significa gestire in parallelo campionato ed Europa, e proprio il calendario rende più rilevante avere una rosa in cui anche i più giovani possano assorbire minuti e responsabilità. Mora, Pisilli, Castro e Koulierakis figurano tutti nella lista UEFA: la loro presenza non è soltanto una scelta di prospettiva, ma serve anche alla profondità della rosa nel presente.
Il campione resta piccolo — quattro giornate di Serie A e una partita di Champions non bastano per stabilire se l'equilibrio reggerà per l'intera stagione. Ma la prima risposta alla domanda di febbraio è già visibile: per la Roma, almeno all'inizio del 2026/27, giovani e Champions non sembrano più due obiettivi necessariamente alternativi.






