È morto oggi, all'età di 66 anni, Franco Baresi. L'ex capitano e leggenda del Milan lottava da tempo contro una grave malattia, lasciando un vuoto incolmabile in tutti gli appassionati di sport e nei tifosi rossoneri che lo hanno amato in decenni di indimenticabili battaglie sul campo.
Dagli inizi con Liedholm al record di presenze
La storia di Baresi con la maglia rossonera inizia nel pomeriggio di domenica 23 aprile 1978 a Verona, quando Nils Liedholm decide di schierare quel ragazzo nemmeno diciottenne nel ruolo di libero. Da quel giorno in poi, l'ex difensore classe 1960 ha collezionato il record straordinario di 719 presenze ufficiali con la squadra.
Nel corso della sua straordinaria carriera in rossonero ha conquistato 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e 4 Supercoppe Italiane. Testimone e protagonista di epoche differenti, ha saputo superare anche momenti difficili come la retrocessione in Serie B e una grave infezione al sangue a inizio anni Ottanta per poi diventare vicepresidente onorario del club dal 2020.
La consacrazione azzurra e la delusione di Pasadena
Con la maglia della Nazionale italiana, Baresi ha totalizzato 81 presenze in tutte le competizioni ufficiali, diventando un punto di riferimento imprescindibile. Pur non scendendo in campo, ha fatto parte del gruppo dell'Italia campione del mondo nel 1982 in Spagna, prima di debuttare ufficialmente nel dicembre dello stesso anno contro la Romania.
Il momento più alto e al tempo stesso più amaro con la maglia azzurra si è consumato il 17 luglio 1994 a Pasadena, nella finale del Mondiale contro il Brasile. Reduce da un infortunio al menisco rimediato appena venticinque giorni prima, disputò una partita monumentale prima di sbagliare il tiro dal dischetto nella serie dei calci di rigore che consegnò il titolo ai verdeoro.
La rivoluzione di Sacchi e la leadership silenziosa
L'arrivo di Arrigo Sacchi a Milanello nell'estate del 1987 ha rappresentato una svolta epocale per la carriera del difensore e per l'intera storia del club. Baresi ha dovuto studiare e metabolizzare i meccanismi della zona estrema e del fuorigioco costante, trasformando i suoi movimenti con il braccio alzato in un'immagine iconica del calcio mondiale.
La sua leadership non era fatta solo di grandi giocate ma anche di una profonda intelligenza tattica, riconosciuta da tutti i compagni e dagli stessi allenatori. Celebre resta l'episodio della finale di Champions League del 1994 ad Atene contro il Barcellona, quando un indisponibile Baresi prese la parola sul pullman per dettare alla squadra le contromisure tattiche perfette prima di conquistare il trofeo.
Un'eredità eterna nel cuore del club
Il legame profondo tra Franco Baresi e i colori rossoneri ha resistito ai cambi di gestione tecnica, passando con autorevolezza dal ciclo di Sacchi a quello altrettanto vincente di Fabio Capello. La sua figura ha incarnato i valori di lealtà, dedizione e attaccamento alla maglia che hanno reso grande la società in Italia e nel mondo.
La scomparsa della storica bandiera lascia un'impronta indelebile nella storia dello sport. Il suo spirito continuerà a vivere attraverso il ricordo indelebile dei tifosi e l'eredità morale di un campione che ha scritto pagine irripetibili del football moderno.







