Lo stop di Giovanni Malagò alla nomina di Andrea Pirlo non resta un episodio isolato. Nel giro di poche ore il nuovo corso della Nazionale cambia già volto. Dopo il caso legato alla sponsorizzazione russa Fonbet e il mancato via libera al tesseramento dell'allenatore del Dubai FC come commissario tecnico, anche Paolo Maldini si avvia verso il passo indietro dal ruolo di direttore tecnico, a meno di un mese dall'insediamento.
Con lui lascerebbe anche l'advisor Leonardo. È il piano B del presidente della Figc, e risulta già in moto.
Le dimissioni attese e il nodo Chiellini
Il progetto affidato all'ex capitano del Milan e a Leonardo appare di fatto già esaurito: le dimissioni sono attese a breve. Al posto di Maldini l'ipotesi più concreta porta al nome di Giorgio Chiellini, da capire se anch'egli nel ruolo di direttore tecnico.
Resta però un ostacolo pratico: l'ex difensore di Juventus e Nazionale ricopre oggi la carica di Chief Club Affairs Officer proprio in casa bianconera, e un suo passaggio in Federazione imporrebbe prima una risoluzione contrattuale con il club. Da definire resta anche l'intera architettura di un organigramma rimasto scoperto nel momento più delicato.
Conte in pole, Mancini resta in corsa
Per la panchina il favorito è ora Antonio Conte, sostenuto dalla Lega Serie A, che aveva investito sulla candidatura di Malagò alla presidenza federale e adesso pretende voce in capitolo sulla scelta del ct. Il tecnico salentino non è però l'unica pista.
Resta viva la candidatura di Roberto Mancini, che negli ultimi mesi ha respinto quattro proposte di rilievo — Benfica, Besiktas, Fulham e Nottingham Forest — proprio per tenersi libero in attesa di un ritorno in azzurro. Un dettaglio unisce i due nomi: nessuno dei due, a oggi, risulta contattato ufficialmente dalla Figc.
Una soluzione per l'immediato, non per il Mondiale
Il punto è tutto qui. Con Conte la Nazionale potrebbe puntare in alto al prossimo Europeo e disputare una buona Nations League, ma l'obiettivo vero resta il ritorno al Mondiale. Immaginare l'ex Inter, Juventus e Napoli ancora in panchina tra quattro anni appare più un azzardo che un progetto.
Lo racconta la sua stessa carriera: la permanenza più lunga è durata tre anni, alla guida della Juventus, mai oltre le due stagioni altrove. L'ultima conferma è recente. A maggio ha lasciato il Napoli con un anno di anticipo sul contratto, rinunciando a otto milioni netti, appena dodici mesi dopo lo scudetto e la Supercoppa vinti al primo tentativo. Anche in azzurro, dopo l'eliminazione ai quarti di Euro 2016 contro la Germania, scelse di andare via per sedersi sulla panchina del Chelsea.
Il peso di tre Mondiali mancati
Il contesto rende tutto più delicato. La rifondazione nasce dal disastro dello scorso marzo, quando l'Italia di Gennaro Gattuso viene eliminata dalla Bosnia nella finale dei playoff, arrendendosi ai calci di rigore dopo l'1-1 dei tempi regolamentari.
È la terza esclusione consecutiva dalla fase finale del Mondiale, un record negativo che nessuna big del calcio europeo aveva mai collezionato. La scelta del nuovo commissario tecnico non riguarda quindi soltanto i nomi: è la direzione stessa del progetto azzurro a essere in gioco, tra chi promette risultati subito e chi chiede tempo per ricostruire.
Cosa aspetta la Nazionale
La Figc è ora chiamata a ridisegnare in fretta l'intero vertice tecnico, dal direttore alla panchina. I tifosi, reduci da anni complicati, attendono un segnale di stabilità più che l'ennesimo cambio di rotta. Tra dimissioni imminenti e un commissario tecnico ancora da ufficializzare, il futuro degli azzurri passa interamente dalle prossime mosse di Malagò.






